Lo scopo per cui san Gaspare fondò la Congregazione, composta di sacerdoti e di fratelli coadiutori viventi in comunità senza vincolo di voti, fu quello di unire il clero secolare per impegnarlo in una vita santa e santificatrice attraverso l’apostolato delle missioni popolari e degli esercizi spirituali nei luoghi dove fondava le sue case, chiamate, appunto, “Case di Missione e Spirituali Esercizi”, ed in altri luoghi dove i Missionari venivano chiamati dalla legittima autorità.

Perché s. Gaspare si dedicò proprio all’ apostolato degli esercizi spirituali? E’ egli stesso a considerarli, nei suoi scritti, uno dei mezzi più efficienti per la riforma del clero che doveva essere scosso “dall’inerzia, distaccato dall’amore dei parenti, dal denaro e dalla oziosità”.

Ecco perché la Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue ancora oggi mantiene vivo il suo carisma rinnovatore all’interno della Chiesa, proponendosi come una famiglia religiosa storica ma giovane, di profondità spirituale ma pur sempre di forte slancio apostolico.

Gli esercizi spirituali non rappresentano soltanto una forma di apostolato per i missionari, ma anche il mezzo per il proprio “rifornimento spirituale” per poi “comunicare lo spirito di fervore agli altri”. (Metodo per gli Esercizi Spirituali, Chi è il Missionario, pag. 9). Tra i Regolamenti della Congregazione, infatti, è previsto un ritiro spirituale mensile in ogni Casa di Missione e la settimana annuale di Esercizi sulla linea di s. Ignazio di Loyola. L’attività apostolica e la predicazione devono infatti sempre partire da una solida preparazione spirituale svolta nella preghiera e nel silenzio.

Durante la predicazione degli esercizi spirituali, è doveroso per ciascun missionario promuovere la spiritualità del Preziosissimo Sangue attraverso le meditazioni e l’adorazione del SS. Sacramento sotto le specie del Corpo e Sangue. Scrive infatti il fondatore: “L’adorare, o fedeli, il prezzo inestimabile della nostra redenzione è l’oggetto più tenero che possiamo proporci! Da questo ci sono derivati i tesori della Sapienza e della Santificazione”.

Il Sangue del Signore ci “spiritualizza” perché, sulla mensa eucaristica, esso è nostra bevanda “spirituale”. È Paolo a denominarlo così (cf. 1 Cor 10, 1-4) volendo significare che il Sangue ci mette in contatto con lo Spirito divino e ci procura energie divine. In un altro testo lo stesso s. Paolo afferma: “Tutti ci siamo abbeverati ad un solo Spirito” (1 Cor 12, 13), riferendosi ugualmente alla bevanda eucaristica che dona lo Spirito.

Sangue e Spirito costituiscono, pertanto, un binomio inscindibile: Caterina da Siena spesso descrive il mistero del Vino eucaristico come Sangue e Fuoco che sgorga dal Costato di Cristo: “Egli è quello Sangue che scalda, e caccia fuori ogni freddezza, rischiara la voce di colui che beve, e letifica l’anima e il cuore”.

Alberto Magno († 1280) scriverà: «Con il suo Sangue Cristo fa scorrere ed effonde in noi lo Spirito della vita» e «non vive dello Spirito di Cristo chi non è unito al suo preziosissimo Sangue».

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