IL COINVOLGIMENTO DEI GIOVANI LAICI NELLA MISSIONE DELLA CHIESA

I giovani non possono e non devono essere pensati come soggetti passivi della missione. La loro caratteristica propria è l’attività, l’entusiasmo, il desiderio di essere protagonisti della loro stessa vita. L’idea che i giovani sono solo soggetti passivi della pastorale giovanile è assolutamente da respingere.

A tal proposito il decreto del Concilio Vaticano II sull’apostolato dei laici, Apostolicam Actuositatem, al numero 12 riserva ai giovani le parole più incoraggianti:

“I giovani debbono divenire i primi e immediati apostoli dei giovani, esercitando da loro stessi l’apostolato fra di loro, tenendo conto dell’ambiente sociale in cui vivono””.

Nell’esortazione apostolica post-sinodale del 1988, Christifidelis Laici, sua santità Giovanni Paolo II ritorna sul tema al punto 46:

“I giovani non devono essere considerati semplicemente come l’oggetto della sollecitudine pastorale della Chiesa: sono di fatto, e devono venire incoraggiati ad esserlo, soggetti attivi, protagonisti dell’evangelizzazione e artefici del rinnovamento sociale”.

In risposta agli inviti del Magistero, da alcuni anni il Servizio Nazionale di Pastorale Giovanile dei Missionari del Preziosissimo Sangue, si impegna a rendere i giovani soggetti attivi della pastorale: è necessario avere il coraggio di puntare su di loro con fiducia e speranza attraverso un coinvolgimento corresponsabile. Questa via rappresenta l’unica strategia vincente per l’evangelizzazione delle nuove generazioni.

Chiare e dirette appaiono, infatti, le parole di papa Benedetto XVI contenute nel messaggio per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janiero:

“Cari giovani, voi siete i primi missionari tra i vostri coetanei! Il Beato Giovanni Paolo II scriveva: «La fede si rafforza donandola» (Enc. Redemptoris missio, 2). Annunciando il Vangelo voi stessi crescete nel radicarvi sempre più profondamente in Cristo, diventate cristiani maturi. L’impegno missionario è una dimensione essenziale della fede: non si è veri credenti senza evangelizzare. E l’annuncio del Vangelo non può che essere la conseguenza della gioia di avere incontrato Cristo e di aver trovato in Lui la roccia su cui costruire la propria esistenza. Impegnandovi a servire gli altri e ad annunciare loro il Vangelo, la vostra vita, spesso frammentata tra diverse attività, troverà la sua unità nel Signore, costruirete anche voi stessi, crescerete e maturerete in umanità”.

Infine, con queste parole papa Francesco si è rivolto ai giovani nel corso della Santa Messa che ha concluso la Giornata Mondiale di Rio de Janiero lo scorso 28 luglio 2013:

“Cari giovani andate e fate discepoli tutti i popoli. Con queste parole, Gesù ti chiama ad essere discepolo in missione! Andate, senza paura, per servire. Seguendo queste tre parole sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia. Cari giovani, nel ritornare alle vostre case non abbiate paura di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo. Nella prima Lettura quando Dio invia il profeta Geremia, gli dona il potere di «sradicare e demolire, distruggere e abbattere, edificare e piantare» (Ger 1,10). Anche per voi è così. Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell’egoismo, dell’intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi! Maria, Madre di Gesù e Madre nostra, vi accompagni sempre con la sua tenerezza: “Andate e fate discepoli tutti i popoli”.

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