L’ORIGINE DEL TITOLO

All’origine dei Missionari del Preziosissimo Sangue vi è una reliquia molto dubbia e un santo sacerdote quasi sconosciuto, don Francesco Albertini (Roma 1770-Terracina 1819). Addetto al ministero nel territorio della basilica parrocchiale di San Nicola in Carcere, in Piazza Montanara, una delle aree più degradate della Roma dell’Ottocento, fin da ragazzo aveva dimostrato una spiccata passione per le antichità cristiane e per le lapidi che ovunque, ma specialmente nelle catacombe e nelle carceri, attestavano la fede degli antichi cristiani e il loro sacrificio. Erano pietre bagnate del sangue della testimonianza! La sua chiesa, edificata su un carcere,  ne era ricca.

In quel tempio era custodito, ma senza particolare culto, un lembo del mantello del soldato romano che trafisse il costato di Gesù facendo uscire dal cuore stille di sangue e acqua. Il minuscolo pezzo di stoffa, secondo la tradizione, non era che il ritaglio nel quale si era impresso lo spruzzo sgorgato dal petto di Cristo.  Il cartiglio della reliquia diceva e dice proprio questo: De aqua, et sanguine D.N.J.C., quae fluxerunt ex ejus sacratissimo latere, dum pendebat in cruce. Custodita per secoli dalla nobile famiglia Savelli, che vantava di discendere dal soldato romano, nel 1708 era stata donata alla basilica di San Nicola dal principe Giulio, con la cui morte si sarebbe estinto il casato.

Francesco Albertini, in occasione del primo centenario del dono, radunò attorno alla reliquia un gruppo di devoti di ambo i sessi e nel giorno dell’inaugurazione (l’8 dicembre 1808) decise di assegnare la predicazione al neo sacerdote Gaspare del Bufalo (Roma 1786-Roma 1837), che aveva preso a dirigere nello spirito.

Poiché vedeva nella devozione al Preziosissimo Sangue di Gesù rettamente vissuta la chiave interpretativa del suo tempo, l’Albertini pensò di promuovere un gruppo di sacerdoti che si dedicassero alla diffusione di quel culto e riteneva che nessuno meglio di Gaspare del Bufalo sarebbe riuscito a realizzare l’impresa di radunarli.

Perché don Francesco pensava che la devozione al Preziosissimo Sangue fosse la chiave interpretativa dei tempi nuovi, inaugurati in modo ambiguo dalla Rivoluzione Francese? Per la stessa ragione per la quale quel Sangue era Preziosissimo, secondo l’espressione di Pietro. Esso era il prezzo versato da Cristo per ciascun uomo, stabilendo così lauguaglianza di tutti gli uomini. Era stato versato per il riscatto dell’uomo, che pertanto da schiavo diveniva libero davvero, perché la libertà non può identificarsi con il libertinaggio, ma con la spontanea adesione a ciò che è giusto. Quel Sangue, infine, fondava una nuova alleanza, cioè un nuovo modo e definitivo di stare insieme, come si afferma sul calice eucaristico, e ecco la vera fraternità nell’unica famiglia!

Ciò che nella visione rivoluzionaria e illuminista prevedeva una lotta fino al sangue contro i vari oppressori, nella visione cristiana della spiritualità del Preziosissimo Sangue esigeva una coerenza estrema, fino al sangue proprio, per testimoniare l’era nuova dell’amore.

L’attualità della devozione fu dimostrata dal successo che ebe un libricino di preghiere scritte dall’Albertini: La Coroncina del Preziosissimo Sangue. Consisteva nel meditare le sette effusioni del Sangue di Gesù (Circoncisione, Orto degli Ulivi, Flagellazione, Coronazione di spine, Viaggio al Calvario, Crocifissione, Costato trafitto) emettendo per ciascuna di essa un proposito di conversione su un determinato punto.

L’ORIGINE DELLA PROVINCIA ITALIANA

I Missionari del Preziosissimo Sangue nei primi anni rinfoltivano le loro file con sacerdoti secolari che decidevano di aggregarsi. Grazie a membri di grande prestigio, seguaci di Gaspare del Bufalo (don Giovanni Merlini, don Biagio Valentini, Vincenzo Tani, don Innocenzo Betti, monsignor Guglielmo Aretini Sillani…) non tardarono a suscitare interesse anche all’estero. Fu soprattutto la fama taumaturgica di Gaspare del Bufalo che li rese famosi in Francia e fu poi l’austriaco Francesco Salesio Brunner che avviò di fatto la congregazione, dapprima nei territori di lingua tedesca e poi negli Stati Uniti. Eugenio de Mazenod (1782-1861) fondatore degli Oblati di Maria Immacolata – detti allora Missionari di Provenza – pensò seriamente alla fusione tra la sua congregazione e quella di del Bufalo. Fu incaricato della trattativa il Merlini, ma non si giunse a un accordo per la questione dei voti, che i Missionari del Preziosissimo Sangue non hanno. Con l’espansione della congregazione nel mondo nacquero le province, guidate da superiori provinciali a loro volta soggetti al moderatore generale.

La provincia italiana rimase alle dipendenze dirette del successore pro tempore di don Gaspare del Bufalo, la cui causa di beatificazione e canonizzazione procedeva con successo. Tale organizzazione non pose grossi problemi per alcuni decenni, ma quando le province divennero numerose e in proporzione anche i membri, si constatò che il sistema impediva di fatto ai confratelli stranieri (di maggior numero, ormai) di accedere alla carica di moderatore generale, perché avrebbero incontrato non poche difficoltà a guidare in modo diretto la provincia italiana, fatta di membri che essi non conoscevano e dei quali neppure parlavano la lingua.

Sorse così l’esigenza di uniformare il regime della porzione italiana alle altre province e fu indetto il Capitolo per l’elezione del primo superiore provinciale, sotto il generalato di don Lorenzo Colagiovanni (1897-1980). Il 3 settembre 1942, nella Casa di Missione di Albano, fu eletto don Giuseppe Quattrino (Segni 9 ottobre 1910-Roma ??? 1975). Aveva appena trentadue anni, ma possedeva un carattere mite e forte, una maturità umana e culturale invidiabile e la necessaria esperienza, essendo segretario del direttore generale.

La saggezza del suo governo è testimoniata dalle cinque rielezioni. Il sostanziale quarto di secolo del suo governo fu pieno di realizzazioni, nonostante la drammaticità della guerra che subito investi tutte le case della provincia religiosa, radendone alcune al suolo e disperdendo i membri che furono chiamati in servizio. Don Giuseppe Quattrino seppe non solo risollevare le persone e le mura, ma imprimere un nuovo entusiasmo alle comunità.

Tra gli ideali più impegnativi vi fu l’apertura della missione in Tanzania, dove si recò personalmente; la canonizzazione di san Gaspare del Bufalo, il riconoscimento delle virtù eroiche di don Giovanni Merlini, la realizzazione del Seminario Maggiore in Via Narni 29.

Il suo successore don Ernesto Guerrieri (Patrica ????-Roma ?????) scrisse di lui:”La Provincia deve tutto alla sua sapiente attività, svolta in ventiquattro anni di governo: la vita, l’organizzazione, il risanamento  dalle ferite della guerra, lo slancio verso gli ideali più impegnativi”. In seguito la Provincia italiana aprì anche la missione in India e oggi, entrambe, fanno registrare una confortante espansione.

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