Tre semplici parole: profondamente pensate dal Fondatore, da lui accuratamente ponderate nell’orazione, in lui ardentemente vissute e desiderate per noi, suoi figli amatissimi. Gaspare: un’esistenza plasmata da un’ unico vasaio, l’Amore. Quello stesso Amore che Lui, divinamente ispirato, volle fermamente porre come sigillo vivificante del suo Istituto, delle vite dei suoi figli chiamati a condividere la sua stessa vocazione. Se per altri istituti religiosi il legame che unisce i singoli sodali all’istituzione consiste nei voti o nella professione, per i suoi Missionari Gaspare non volle altro che il solenne Vincolo di Carità [Regola, art. 4: «Adscripti liberae caritatis vinculis Congregationis adstringuntur»(254)]. Un Amore che il sodale vive in prima persona, da parte dell’Istituto, sin dai primi anni della formazione; un Amore che egli, quindi, impara a vivere ed incarnare verso i suoi confratelli, i suoi prossimi, e verso l’Istituto stesso che essi assieme a lui formano. Il Vincolo di Carità è quindi, il primo ed unico moderatore della vita interna ed esteriore del singolo sodale nonché della comunità intera: un Amore che si fa autorevolmente pratica viva  nell’osservanza dolce e fecondamente decisa della Regola; un Amore che rende possibile e accresce efficacemente l’autorevolezza carismatica della predicazione, memore del monito evangelico «Riconosceranno che siete mie discepoli da come vi amerete». Poche righe non bastano per descrivere un mistero come l’Amore che non si fa rapire in parole ristrette e che solo il viverlo può umanamente spiegare: ma bastano per stendere umili pennellate del tratto più particolare ed eminentemente unico che il Fondatore ci ha lasciato. Fondarci e fidarci nel e dell’Amore, che culmina nel Sangue della Croce e attraverso di noi irriga «l’Opera di Dio» -come il Padre chiamava la Congregazione- ed in essa continua a «glorificare Dio».

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