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Gli ostacoli all’ultima missione di Francesco Saverio

Ago 7, 2020

Di Giacomo Manzo

Dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni (Gc 3,16).

Eccoci alla penultima tappa della storia di questo grande missionario Francesco Saverio. Lo abbiamo lasciato con la sua determinazione ad andare anche in Cina, dopo aver portato avanti l’evangelizzazione delle altre terre orientali (Indie, Molucche, Giappone).
La Cina, tuttavia, era davvero impenetrabile agli stranieri. Il suo stratagemma era quello di accompagnare il nuovo ambasciatore portoghese in Cina, Diego Pereira. La prima grande difficoltà ci fu a Malacca. Il Gran Capitano dei mari e, quindi, comandante del porto, era infatti un certo Alvaro de Ataide che, quando seppe la notizia della nomina di Pereira come ambasciatore, fu pieno di gelosia perché quella era la sua stessa ambizione. L’odio e l’invidia arrivarono a tal punto che egli tolse il governo della nave al Pereira rifiutandogli il permesso di partire. Contro l’odio della gelosia non poté nulla nessuno, neanche lo stesso Padre Francesco Saverio e nemmeno le lettere del vescovo e del governatore, persino la minaccia della scomunica papale. Il comandante Alvaro si chiuse con la sua ostinazione e arroganza a bloccare l’iniziativa. Non gl’importava nulla della missione in Cina, ciò che considerava era solo il fatto che il posto prestigioso di ambasciatore era stato dato ad un altro. Si arrivò al punto che Gli ostacoli all’ultima missione di Francesco Saverio lui e i suoi uomini cominciarono anche a denigrare Padre Francesco con ingiurie e derisioni.
Francesco sapeva bene, dal suo padre Ignazio, che l’amore cristiano ha il suo grande nemico nell’amor proprio.
Il vero combattimento è nel vincere se stessi e il proprio orgoglio. Così scrisse in una lettera da Malacca, il 22 giugno 1549: «Quasi sempre ho davanti ai miei occhi e alla mente quello che molte volte udii dire dal nostro benavventurato Padre Ignazio e cioè che coloro i quali volevano essere della nostra Compagnia, avevano molto da faticare per vincersi e allontanare da sé tutti i timori che impediscono agli uomini la fede, la speranza e la fiducia in Dio, adottando le misure necessarie. E quantunque tutta la fede, la speranza e la fiducia siano un dono di Dio e il Signore le concede a chi piace a Lui, tuttavia comunemente sono date a coloro che si sforzano nel vincere se stessi, prendendo le necessarie misure» (Doc. 85.13). D’altronde, a questo servono gli Esercizi Spirituali – secondo S. Ignazio – «per vincere se stesso e per mettere ordine nella propria vita senza prendere decisioni in base ad alcuna affezione che sia disordinata» (ES, n. 21).
Francesco per tre settimane si rinchiuse nella nave soffrendo molto nel suo animo. Celebrò anche molte messe per la conversione del cuore indurito di Alvaro e passò anche notti intere in veglie di preghiera. Addirittura cadde svenuto ai piedi dell’altare. Ma Alvaro non cambiò idea, se non in parte.
Padre Francesco poteva andare, ma il Pereira no. Ma, in questo modo, senza l’ambasciatore al suo fianco, la Cina era di fatto sbarrata anche per lui. Egli doveva praticamente entrarci di nascosto, ossia sperando che un cinese lo avesse portato con sé. Lo tormentava di certo il pensiero delle terribili carceri di Canton, dove finivano e morivano tutti i cristiani caduti in mano ai cinesi. Ma, allo stesso tempo, proprio per questo sentiva il desiderio di andare. Era la sua ultima e più grande sfida. Lui sperava di poter andare dal comandante della città di Canton per ottenere, in nome del re del Portogallo, come nunzio della fede cristiana, l’accesso al re della Cina e poter così parlargli direttamente. Così nel luglio del 1552 s’imbarcò sulla nave per partire da Malacca e raggiungere l’isola di Sancian, che si trova a soli 10 miglia dalla costa cinese. Ripeto solo dieci miglia! Insomma un tiro di schioppo. Siamo lì. Siamo alle porte della Cina, serve soltanto qualcuno che osi con coraggio portare segretamente il nostro missionario nella terra dell’impero. Francesco lo troverà? Arriviamo all’ultima puntata della nostra storia, nel prossimo numero.

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