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La Sacra Colonna

Ago 7, 2020

Ripubblichiamo il ciclo degli articoli di don Louis La Favia dedicati alla Passione di Cristo

La rarità di questo ponte è stata cantata anche da un poeta romanesco; quasi per dire che questo è venuto dal Cielo e che i Romani sono talmente gelosi di questo monumento, per cui han paura che S. Pietro e S. Paolo – che sono “li Capoccia” – un giorno si stancheranno e lo riporteranno in Paradiso, da dove è caduto:
“È cascato pè sbajo sopra ar Tevere.
L’Angioli, Boni. Boni
se so appollati su li murajoni;
e de guardia a l’imbocco
ce stanno li Capoccia de la nave:
S. Pietro cò la chiave,
S. Paolo cò lo stocco.
Sotto ar sole S. Pietro corre er rischio
de scottasse la coccia,
e un ber giorno se scoccia:
soffia drento a la chiave
e manna un fischio.
Qui S. Paolo, deciso,
taja la corda all’ancora:
e l’Angioli, ar segnale, apreno l’ale
e riportan er ponte in Paradiso”.
Questo ponte di perfetta architettura è molto prezioso per i Romani.

IL PONTE È ADORNATO DA ANGELI
CON IN MANO UNO DEGLI STRUMENTI
DELLA PASSIONE

Tra gli strumenti della Passione di Gesù c’è, naturalmente, anche l’Angelo che porta la sacra colonna.
Questa è una preziosissima reliquia; e risiede precisamente nella chiesa di S. Prassede, che è una delle Basiliche di Roma. Vi è stata portata dal Cardinale Giovanni Colonna nel 1223, com’è ricordato in una lapide.
Prassede, come la storia ci dice, era figlia di Pudente, senatore romano; il quale, convertitosi al cristianesimo, accoglieva i seguaci di Cristo, specialmente gli Apostoli, per le loro istruzioni. Sembra che vi siano stati S. Pietro ed anche S. Paolo, che usavano il luogo per i loro insegnamenti.
La storia di questa colonna è precisamente così.

LA COLONNA DELLA FLAGELLAZIONE
FU OGGETTO DI PARTICOLARE DEVOZIONE 

Esistevano in origine tre colonne.
Una era quella in cui fu esposto Gesù agli scherni, dopo la risposta a Caifa.
Un’altra è quella che ricevette il Salvatore, quando fu coronato di spine. E una terza, quando fu flagellato nel pretorio di Pilato. Di queste colonne vi era grande venerazione nei primi cristiani, e venivano ben distinte. Particolare omaggio veniva dato alla colonna in cui Cristo è stato flagellato. Questa viene ricordata, nei suoi scritti, da S. Girolamo, che è vissuto nel IV secolo e ha fatto viaggi a Gerusalemme. Egli ci dice che lì ne avevano grandissima devozione. E la menziona anche S. Gregorio Nazianzeno, che è vissuto nello stesso tempo, S. Paolino ed altri. Anzi Prudenzio Fortunato – che era contemporaneo di S. Girolamo, tanto che poteva riprenderne i pensieri – nei suoi inni ha potuto scrivere: “Vinctus in his Dominus stetit aedibus atque coluirina annexus tergum dedit ut servile flagellis”. [Trad.] “Legato stette il Signore in questa casa, avvinto ad una colonna e porse il tergo come schiavo ai flagelli”. Ne ha scritto anche il Venerabile Beda nell’VIII sec. che ci dice: “Sed et columna marmorea in medio stat ecclesiae, cui adhaerens Dominus flagellatus est”.
[Trad.] “In mezzo alla Chiesa c’è la colonna di marmo, che si dice sia stata la colonna della flagellazione”.
La descrive anche Gregorio di Tours, fino a quando il Cardinale Giovanni Colonna – come si è detto – nel 1223 la portò da Gerusalemme a Roma. È stata oggetto di molta devozione, e lì sono sorte lapidi illustri che ricordano il fatto: “Un porporato, che ha per stemma la colonna, quando divampava la sesta crociata, mi prese e decorò la sua chiesa di onore, per narrare i duri flagelli di Cristo”. Fu questo il Cardinale che affidò a S. Francesco d’Assisi e ai suoi discendenti i luoghi santi.
Sebbene sia stata onorata da molti Papi con la sua ricca liturgia, oggi, con la soppressione delle feste delle reliquie della Passione del Signore, praticamente la loro devozione è diminuita.
Resta, tuttavia, una dichiarazione, che, dopo la soppressione della festa, ci dice cose nuove circa questa colonna.
Lo scritto si riproduce fedelmente: “Originariamente tale colonna era collocata nel sacello dove rimase dal 1223 al 1699 quando Mons. Ciriaco Lancetta ottenne che fosse collocata dove ancor oggi si trova. L’attuale sistemazione è del 1800. L’edicola reliquario è in bronzo ed è stata eseguita nel 1898 su bozzetto di Duilio Cambellotti. La colonna è a forma di balaustro rastremato, ha un collarino, un capitello e una piccola base mancante di alcuni pezzi donati da Sisto V nel 1585 ai fedeli di Padova. Anche l’anello di ferro che si trovava sul collarino, fu donato a S. Luigi IX (1214-1270), il quale regalò in cambio tre spine della corona di Cristo. Venne portata a Roma nel 1223 dal Cardinale Giovanni Colonna, titolare della Basilica e legato apostolico in Siria durante la Quinta Crociata. Una bella lapide, murata a sinistra dell’ingresso della cappella di S. Zenone, ne ricorda l’impresa. Tradizionalmente è ritenuta la colonna a cui Cristo venne legato per essere flagellato ed è sempre stata oggetto di particolare devozione da parte dei fedeli. La chiesa era considerata, fino a non molto tempo fa, una delle Basiliche più importanti di Roma al pari di Santa Maria Maggiore o di S. Giovanni in Laterano, proprio perché nella quarta domenica di Quaresima si celebrava la “Festa della Sacra Colonna”

 

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