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La corona di spine

Nov 10, 2020

Ripubblichiamo il ciclo degli articoli di don Louis La Favia dedicati alla Passione di Cristo

E gli è re, prima di tutto, perché “creatore”; tutte le cose esistono per mezzo di Lui, e in Lui sono: “Tutto è stato fatto per mezzo del Verbo e senza di Lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste” (Gv 1,3). In se- condo luogo, Egli si è acquistato il suo regno per mezzo della redenzione; infatti leggiamo nella Bibbia: “Tu sei degno di prendere il libro e di aprirne i sigilli, perché sei stato immolato e hai riscattato per Dio con il tuo san- gue gli uomini di ogni tribù, lingua, popolo e nazione” (Ap 5,9). Perciò, il suo regno – come canta la Chiesa – è un regno di giustizia e di misericordia e, come conseguenza, di pace. Il che è impossibile trovare in questo mondo. Proprio come l’aveva visto l’autore della lettera agli Ebrei, quando scriveva: “Per la passione della morte fu coronato di gloria e d’onore” (Ebr 2,9); intendendo così il trionfo per la sua effusione di sangue. Con la sua corona di spine, Egli era stato accompagnato fin sulla croce, come vediamo ogni giorno in ogni figurazione di crocifisso; anche se alcuni ne abbiano dubitato, come, per esempio, Tertulliano, Origene ed altri, portando, come eventualità, la compassione che potesse avere la folla. Ma sappiamo che il popolo era eccitato dal sinedrio, ed era divenuto una marmaglia insipiente. Ed inoltre, come si spiegherebbe il cartello della condanna che Gesù aveva sulla croce?

GESÙ NAZARENO, RE DEI GIUDEI!

La corona di spine di Gesù ha avuto diverse peripezie. Il primo ac- cenno alla corona di Cristo lo abbiamo all’inizio del sec. V, precisamente nell’anno 409. S. Paolino da Nola scriveva così: “Si va a Gerusalemme per vedere e toccare i luoghi ove Cristo corporalmente soggiornò. Celebriamo il presepio ove egli nacque, il fiume in cui fu battezzato, l’orto in cui pregò, l’atrio in cui fu giudicato, la colonna a cui fu legato, le spine con cui fu coro- nato ecc.”. Il “Breviarium de Hjesolyma” parlava, nello stesso secolo, di una “Corona de Spinis”; e nel sec. VI si parla di una corona di spine ve- nerata “in ipsa Ecclesia Sion”. Nell’VIII secolo inoltrato, l’imperatore Costantino Copronimo inviò a Carlo Magno alcune spine della Corona di Cristo; e nel X secolo l’Abate di S. Benigno riportò dai luoghi Santi alcune spine che trafissero Cristo in croce, che furono donate alla città di Digione. Evidentemente erano state staccate dal serto principale della corona e portate in luoghi diversi. Così troviamo alcune spine che Ugo Cassero nel 1104 portava dalla Palestina e donava a Fano, piccola città delle Mar- che: erano spine della santa Corona. Così anche “Enrico il Liberale” recava a Troyes alcune spine; una spina a Megli, sua patria, nel genovese.

CI SONO MOLTI, MA MOLTI RACCONTI SULLE SACRE SPINE VENERATE NEI DIVERSI SANTUARI

Le attestazioni di sante spine donate e venerate si infittiscono e si moltiplicano in diversi luoghi, tanto che moltissime città si gloriano di possederne delle reliquie. Sono 70 le città fuori d’Italia in cui si conservano le spine della co- rona di Cristo, senza contare le altre che si trovano in essa. Se ne sono contati 160, i Santuari che conservano le spine della corona del Salvatore; e tutte insieme, le spine raggiungono il numero di 250.

QUALE NE ERA LA CAUSA?

Un motivo – l’abbiamo detto a proposito dei chiodi di Cristo –: si moltiplicavano toccandole con altre spine e distribuendole in dono, come si usava fare. Inoltre, per spiegare il numero così eccessivo, bisogna con- siderare che il serto della corona di spine, secondo l’archeologia, prendeva tutta la testa, come possiamo vedere nella catacomba di Protestato sulla via Appia, dove si conservano pitture, raffiguranti condannati a tale suppli- zio. Perciò, la coronazione di spine è stata fortemente crudele per il Si- gnore. Moltissimi prodigi si operano attraverso queste sacre spine. Gene- ralmente accadono durante la Settimana Santa; e precisamente il Venerdì Santo. Ora, trattando di questi miracoli, ci limiteremo a parlare soltanto di quello avvenuto alla presenza di un nostro Padre Missionario, che ha as- sistito, in persona, a questo prodigio. Egli così narra l’episodio, avvenuto ad Andria nel 1932: “Quella spina augusta pareva animata; le macchie si ravvivavano del più bel colore della porpora, con gradazioni e passaggi, talora immediati e subitanei, assolutamente inesplicabili e indescrivibili”. La perennità di questi miracoli sulle spine di Cristo ci dà la sicurezza che le spine sono certamente vere, e la fiducia in esse aumenta la nostra preghiera, sincera e sentita.

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