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Prima della cena

Nov 11, 2020

Di Giulio Martelli

Un chiaro invito a cogliere il senso più autentico del memoriale eucaristico: questo è il senso genuino di questa nuova rubrica, scaturito dalla penna di Don Giulio Martelli, Missionario del Preziosissimo Sangue, docente presso la facoltà di Teologia dell’Italia Centrale nonché predicatore di numerosi corsi di Esercizi Spirituali nell’abbazia di San Felice in Giano dell’Umbria, cenobio di Fondazione dell’Istituto. 

Al ritrovamento di alcuni manoscritti inediti è seguita un’opera di trascrizione e selezione dei contenuti, offerti in questa edizione in occasione dell’anno pastorale dedicato al tema eucaristico.

Lo studio del Martelli mette bene in risalto l’incidenza dell’Eucarestia nella vita cristiana e la sua efficacia come mezzo di Salvezza. A rendere pregnante il percorso concorre la grande varietà di citazioni Scritturistiche, dall’Antico e dal Nuovo Testamento, nonché la freschezza delle categorie utilizzate dall’autore, senz’altro avanguardista nel suo tempo, che rendono la trattazione fortemente attuale al punto di volerne proporre la lettura a distanza di decenni.

Memoria della cena, l’eucaristia ingloba nei suoi significati tutto il mondo degli uomini, tutta la storia degli uomini, passata, presente e futura. Con questa lezione mi propongo di esporre queste dimensioni (cosmiche e storiche) dell’eucaristia, attraverso una riflessione teologico spirituale scandita in quattro momenti:

  1. Prima cena
  2. Alla cena
  3. Dopo la cena
  4. Nella nostra vita

Prima cena

Il pane e il vino della cena hanno già il loro significato primitivo, primario: quello della comunicazione della vita. Gesù lo fa suo, per incaricarlo di un secondo significato, ma all’interno del medesimo: quello del dono della sua vita. Non c’è dubbio che nella civiltà in cui visse Gesù (ed anche nella nostra) il pane significhi la vita: “guadagnarsi il pane”; “guadagnarsi da vivere”. Sono sinonimi. Il vino è il segno della festa, dell’esultanza, della gioia, e… dell’ebbrezza, tanto da dire dei profeti che sono “ebbri dello Spirito”. Benché all’epoca di Gesù il vino non fosse una bevanda di uso quotidiana, eccetto che negli ambienti agiati, il suo simbolismo era ricco e variegato. Il vino era considerato come un dono di Dio al momento dell’ingresso nella terra promessa (Cfr. Dt 6,11; 8,8). La vigna stessa era il simbolo di Israele e in un dei suoi poemi, il vino nuovo significa la gioia messianica (Ger 31,12; Gc 4,18; Gv 2,1-11; At 2,13). Gesù beve del vino per significare la venuta del Regno, mentre il battista se ne astiene; ora, privarsi del vino significava cercare la propria gioia solo in Dio.

Il pane dalla spiga e il vino dalla vite fanno pensare alla generosità della terra, del sole, dell’acqua e in definitiva esprimono il rapporto dell’uomo con la natura in quanto questa è benefica; così benefica che la sua prodigalità costituisce la forma dell’alleanza di Dio con noi, con ogni “carne”, con tutto ciò che vive. Tuttavia, questo significato immediato non sta mai da solo: il pane e il vino hanno infatti bisogno, per essere tali, del lavoro umano. Dell’agricoltura, delle tecniche necessarie per passare dalla materia prima al prodotto elaborato. Per questo il pane e il vino sono espressivi non solo della natura, ma anche della natura dentro una cultura. Essi hanno pertanto un significato umano, aperto anche a significati socio-politici:

  • Politico: perché gli uomini terre fertili, e si accordano anche per ripartirle;

  • Sociale: perché gli uomini si battono per il pane e si radunano anche per condividerlo e per mangiarlo insieme.

In virtù del loro significato umano, il pane e il vino non sono oggetti campati in aria: presi in comune, essi fanno un banchetto. E il banchetto, salvo eccezione, in un avvenimento sociale: fatto in comune è ovunque e sempre segno di alleanza, di accordo.

Nella Bibbia ad esempio, non si va a tavola con chiunque, e spesso i contratti vengono conclusi con un banchetto. Esempi del genere li troviamo anche nelle società contemporanee. In conclusione, la storiaa della tecnica, la storia dei conflitti, la storia degli atti di riconciliazione sono significate dalla condivisione del pane e del vino. Natura, cultura, storia si ritrovano implicate nella realtà del pane e del vino e ne fanno parte.

Prendendo il pane e il vino nell’ultima cena, Gesù agisce da figlio di Israele, da erede di tutta la tradizione biblica. In questa sono ugualmente presenti i suddetti significati umane del pane e del vino; e onnipresente è il tema del nutrimento. A questi significati “semplicemente umani”, la Bibbia aggiunge però alcuni aspetti determinanti. Il rapporto del pane e del vino con la terra promessa: i beni della terra, garantiti dall’alleanza con Noè, Israele li riceverà… nella mistica terra dai “sette raccolti” l’anno. Tale prospettiva del pane e del vino nella terra promessa, terra che è in antitesi a quella maledetta di Gen 3, introduce una dimensione escatologica nel tema dell’appagamento. Infatti, la terra promessa diverrà la figura dell’attesa dei cieli nuovi e della terra nuova che esprimono una nuova creazione. Ma… si arriva alla terra promessa attraversando il deserto: senza acqua, senza pane, senza vino: rappresentazione simbolica dell’esistenza umana in quanto sottomessa alla privazione. Proprio nel deserto, Israele farà esperienza della prova: in quella privazione continuerà a credere che Dio è con lui? Le grandi tentazioni bibliche riguardano il nutrimento e Gen 3 le raccoglie tutte nella tentazione primordiale, che è quella del mangiare o del non mangiare. Al centro, poi, della tentazione nel deserto, c’è l’episodio della manna, del “pane dal cielo”, dono diretto di Dio. Laddove, nel Nuovo Testamento, si ricorda il pane (ivi compresa l’ultima cena) compare la manna nello sfondo, come sottolinea con vigore Gv 6. Nella traversata pasquale del deserto della morte, Gesù si troverà di fronte alla grande tentazione ancestrale e dovrà confessare che Dio è con lui.

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