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Vita

Nov 11, 2020

Di Terenzio Pastore

Quale mamma o quale papà non sarebbe pronto a dare la vita al posto del proprio figlio? La risposta sembrerebbe scontata: tutti! Con maggiore prudenza si potrebbe rispondere: quasi tutti! E se lo stesso interrogativo lo si ponesse in riferimento a un bambino non ancora nato? La percentuale si abbasserebbe senz’altro…

Il diritto della donna e il progresso scientifico

Tra i commenti che ho letto, questi mi sono sembrati i termini più usati da chi ha accolto con favore la Circolare del Ministero della Sanità del 12 agosto u.s. L’oggetto è: Aggiornamento delle “Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine”. Dopo i riferimenti storici, a partire dall’approvazione della legge 194, si legge: “Ciò premesso, tenuto conto della raccomandazione formulata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) in ordine alla somministrazione di mifepristone e misoprostolo per la donna fino alla 9a settimana di gestazione, delle più aggiornate evidenze scientifiche sull’uso di tali farmaci, nonché del ricorso nella gran parte degli altri Paesi Europei al metodo farmacologico di interruzione della gravidanza in regime di day hospital e ambulatoriale”. Insomma, tradotto, significa che si può fare, e che tanti altri già lo fanno. La circolare prosegue: “La scrivente Direzione generale ha predisposto le Linee di indirizzo sulla interruzione volontaria di gravidanza con mifepristone e prostaglandine” e, più avanti: “Il Consiglio Superiore di Sanità ha pertanto espresso parere favorevole al ricorso all’interruzione volontaria di gravidanza con metodo farmacologico: 
− fino a 63 giorni pari a 9 settimane compiute di età gestazionale;
− presso strutture ambulatoriali pubbliche adeguatamente attrezzate, funzionalmente collegate all’ospedale ed autorizzate dalla Regione, nonché consultori, oppure day hospital”.

Non era sufficiente, evidentemente, aver esteso il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza alla nona settimana con una circolare: si è aggiunta la Determina dell’Agenzia Italiana del Farmaco, da cui risulta:
“1. annullato il vincolo relativo all’utilizzo del farmaco Mifegyne in regime di ricovero dal momento dell’assunzione del farmaco fino alla conclusione del percorso assistenziale;
2. esteso l’impiego del farmaco Mifegyne dal 49° al 63° giorno di amenorrea, pari a 9 settimane compiute di età gestazionale”.
In altre parole, il farmaco funziona benissimo anche a casa; insomma il progresso scientifico oggi permette tranquillamente il “fai da te”. Vien da pensare anche che un eventuale aumento di contagi causa – Covid porterebbe tante conseguenze negative sulla vita sociale, ma non influirebbe su questo tipo di scelte. Il documento termina con indicazioni dettagliate sulle dosi e la raccomandazione a “effettuare il monitoraggio continuo ed approfondito delle procedure”.

Mancano alcune cose

Per carità, la circolare è tecnicamente ineccepibile; non può essere certo una tesina! Mi permetto, comunque, di aggiungere che:
manca il termine aborto: tra gli aggiornamenti non c’è stato quello del termine “interruzione volontaria di gravidanza”. Il “diritto” si è esteso rispetto al passato, ma la parola resta soft. Visto che c’eravamo, si poteva osare di più… Madre Teresa usava senza timore questo termine oltre quarant’anni fa, ricevendo il Premio Nobel per la Pace…manca, soprattutto, ricordare cosa c’è nel grembo della donna alla nona settimana di gravidanza (due delle immagini lo chiariscono!). Il sito “gravidanza on line” riporta:  “Il sesso è stato stabilito: le gonadi sono diventate testicoli se è un maschio e ovaie se invece si tratta di una femmina. Il processo di ossificazione (indurimento) delle ossa sta proseguendo, i gomiti si sono formati e si stanno definendo anche le dita dei piedi. Il feto si può spostare attraverso la parete uterina e muoversi. In questo periodo è lungo circa 25 millimetri e pesa poco più di un grammo. Il suo cuore sta battendo forte, e conta dai 160 ai 170 battiti al minuto. La sua testa è grande quanto la metà di tutto il corpo e lo sviluppo degli occhi è compiuto”   magari si poteva mettere tra le raccomandazioni – il riferimento agli effetti collaterali. In altri termini: “Come vive una donna dopo l’aborto?”.

Nella mia esperienza personale, certamente illimitata, tranne che in due occasioni, ho trovato solo donne che hanno “l’orologio della vita” fermo alla data in cui hanno abortito, donne pentite, che fanno fatica anche a pensarsi perdonate da Dio. In tantissime, anche l’aborto spontaneo ha lasciato tristezza e rammarico, accompagnati dal pensiero che, pur senza la propria volontà, possano averlo favorito o causato. Un’ultima cosa: è una questione di vita o di morte! Riguarderebbe migliaia e migliaia di vite umane. La si può risolvere con una circolare e una determina?

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