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Ecumenismo non dottrinale, ma spicciolo e pratico

Nov 12, 2020

Di Domenico Barbati

L’ esperienza della mia vita missionaria mi ha portato spesso ad incontrare persone e situazioni diversificate per contenuto e circostanze. Una sera, in una conversazione amichevole e familiare, mi è stato chiesto il significato della parola ecumenismo. La mia risposta immediata: è il movimento che tende a riavvicinare e a fraternizzare tutti i fedeli cristiani. Teniamo presente che sono cristiani tutti coloro che riconoscono Gesù Cristo uomo-Dio che con la sua Passione e Morte ha redento l’umanità: cattolici, ortodossi, protestanti. Sommariamente ho poi spiegato che questo movimento, sorto tra i cristiani protestanti, dopo il Concilio Vaticano II ha avuto un forte sviluppo con contatti ufficiali di delegazioni di cattolici, di ortodossi e di protestanti per una ricerca teologica e con comuni celebrazioni liturgiche e preghiere. Negli ultimi decenni il movimento ecumenico ha allargato il suo orizzonte per gli incontri con l’Ebraismo, con l’Islam, con varie religioni mondiali, con atei, con elementi una volta credenti, allontanatisi o emarginati per particolari motivazioni. Pensiamo alla grande giornata mondiale per la pace, promossa da Giovanni Paolo II, ad Assisi, nel 1986, a cui parteciparono rappresentanti delle Chiese cristiane, delle principali religioni del mondo e di elementi animisti. Gli elementi fondamentali dell’Ecumenismo originale e allargato sono il dialogo e il rispetto per ogni persona e per ogni forma religiosa.

Nella mia esperienza missionaria ho sviluppato una forma di ecumenismo non legata a studiosi e teologi, certamente utile, ma spesso fredda e accademica, una forma di ecumenismo che parte dal basso, proveniente da incontri personali nella vita quotidiana, che incidono fortemente nella mentalità e nella prassi della vita religiosa: siamo tutti soggetti dell’amore di un Padre buono e misericordioso e del sacrificio redentivo di Cristo. Vedo passare nella mia mente esperienze diverse, soggetti diversi, situazioni diverse. Tanti volti si affacciano alla mia mente: uomini e donne protestanti , impegnati nel sociale, pastori e teologi luterani, giovani assetati di verità e di sani valori, uomini e donne, papà e mamme, desiderosi di accoglienza e di incoraggiamento, lavoratori desiderosi di conoscere il pensiero della Chiesa sulla dottrina sociale. Tra i tanti episodi capitatimi ne scelgo e riferisco solo tre.

A – Un giorno in Germania: con un gruppo di giovani ero arrivato da alcune ore sul luogo del nostro Campo di lavoro. Mi si viene a chiamare perché il pastore protestante locale vuole parlare con me, sacerdote. Mi preoccupo, perché non voglio creare nessun conflitto di religione. Mi presento, mi stringe calorosamente la mano e in un francese stentato, dà il benvenuto a me e al gruppo; mi ringrazia dell’attività altruistica che ci accingiamo a compiere; poi mi consegna una bottiglia di vino e con un sorriso mi dice:“E’ vino genuino; per la sua santa Messa; abbia un pensiero anche per me.”
B – In Olanda il nostro Campo di lavoro consiste nel mettere a posto la struttura di un vecchio convento che deve servire per accogliere dei tossicodipendenti. Uno dei responsabili di questo progetto è un ex pastore luterano. Avendo saputo che noi, ogni sera, facciamo un momento di preghiera e celebriamo l’Eucarestia, mi chiede se può qualche volta partecipare anche lui. Gli rispondo affermativamente e la sera, all’ora fissata si presenta. Al momento dell’Omelia lo invito a dire alcune parole ai nostri giovani. Il brano del Vangelo letto era quello della pecorella smarrita. Il suo commento fece molto colpo sui giovani: “Sono un teologo luterano; fino ad alcuni mesi fa ero anche pastore; per alcune divergenze con i miei superiori mi sono dimesso da pastore. Gesù va alla ricerca di ogni pecora smarrita. Forse in questo momento sono anch’io una pecora smarrita che egli vuole salvare. Pregate per me.” Al momento della Comunione lo vedo in fila. Ho un attimo di esitazione; ho il tempo di pensare: è una persona istruita, è un teologo, per cui quello che fa, è frutto di una libera e voluta decisione. Al momento del suo turno fa la Comunione come gli altri.
C – Mattino di Pasqua. Invitato dal parroco per la preparazione alla Pasqua, sono in sagrestia per celebrare la Messa delle 8,30. Mancano venti minuti. Si presenta un uomo e mi chiede di confessarlo. Ci appartiamo e dopo qualche titubanza comincia a raccontarmi la sua storia. E’ uno dei principali ballerini della Scala di Milano. Dopo lo spettacolo della sera precedente, finito dopo la mezzanotte, con gli altri artisti ha gozzovigliato e poi, rifiutando la compagnia di qualche ragazza compiacente, ha preso la macchina e ha girovagato per ore, senza una meta precisa. E’arrivato in questo paesino e mentre stava nel Bar ha sentito la campana del campanile vicino e senza sapere perché e come si è trovato in Chiesa. Lì ha scoperto che era il giorno di Pasqua e ha sentito il bisogno di confessarsi, come faceva tanti anni prima. Sì, erano diversi anni che non entrava più in chiesa e non si confessava. Intanto mi chiamano perché è ora della Messa. Gli propongo di tornare dopo la Messa. Acconsente ed esce. Dopo la Messa attendo, ma non vedo nessuno; aspetto per circa mezz’ora e mentre decido di andarmene,vedo comparire il signore. Lo accolgo e continua la sua storia. Anni fa faceva parte di una Congregazione laicale, non sacerdotale; gli era stato affidato il ministero di maestro dei novizi; dopo qualche anno viene accusato di gravi disordini morali; cerca di dimostrare l’infondatezza delle accuse, ma quando si rende conto che le sue ragioni non vengono prese in considerazione,in un momento di angoscia e disperazione, senza dire niente a nessuno e senza chiedere alcuna dispensa per i voti emessi,lascia la casa di formazione, fa perdere le sue tracce e si dà ad esperienze di vita peccaminosa di ogni genere; avendo buone qualità, sostenuto da amici interessati, riesce ad entrare nel gruppo fisso di artisti della Scala di Milano. In questi ultimi giorni ha avuto una proposta di lavoro in America Latina allettante e ben remunerata. Ora è qui in chiesa, senza sapere come si sia deciso a fare questo passo, ma ha avuto il tempo di riflettere, di capire la gravità della sua situazione di fede e di morale cristiana; è convinto che se accetta l’ultima proposta e parte per l’America latina,la sua vita è definitivamente perduta. Mentre parla ed esprime con lucidità i suoi pensieri, noto la consapevolezza di quanto ha fatto, il pentimento e il desiderio di venirne fuori, in un nuovo rapporto con Cristo, che a suo tempo aveva servito con fedeltà. Che Pasqua memorabile per me! In questo modo mi sembra di aver realizzato un vero ecumenismo: accogliere e dialogare con persone di fede diversa e con persone lontane dalla pratica di fede cattolica.

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