dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Fa più male l’ignoranza che la magia

Nov 12, 2020

Di Federico Maria Rossi

Primo giorno del primo anno di Teologia. Quasi un terzo degli studenti nella mia nuova classe parla inglese. Per rompere il ghiaccio, dico al ragazzo alto, con forte accento americano, che mi si è seduto a fianco: «Ehi, ti piace Harry Potter?». Lo so, sembra una domanda strana per iniziare una conversazione: sarà che leggere mi piace tanto, sarà che avevo appena finito di parlarne con i miei compagni di seminario, con i quali, la sera prima, avevo visto il quinto film della saga. Ma più strana ancora mi è sembrata la risposta: «Mi spiace, ma a casa mia Harry Potter era proibito». Sono rimasto senza sapere bene cosa dire: certo, la censura ecclesiastica esiste ancora, l’educazione dei figli passa anche per i no e ci sono letture (e spettacoli) che è meglio evitare. Eppure, tra tante battaglie da combattere, la crociata contro il mago creato da J. K. Rowling mi è sempre sembrata poco «illuminata». Sono cresciuto leggendo Bradbury, Orwell, Benni, Buzzati, Le Guin: se dovessi considerarli in base al loro grado di «cristianità», probabilmente non se ne salverebbe uno. Eppure i loro libri hanno aiutato a formare la mia umanità, hanno nutrito la mia anima, hanno spalancato domande importanti quando, ancora piccolo, mi affacciavo alla vita adulta. Tra questi libri rientra anche la saga di Harry Potter. Personalmente, faccio fatica a comprendere le accuse di occultismo e satanismo che le sono state mosse negli anni. Alcune delle tesi di Gabriele Kuby, il cui libro è stato apprezzato dall’allora card. Ratzinger , mi sembrano francamente poco sostenibili, soprattutto se si leggono alla luce della conclusione della serie e dell’intera opera. Ad esempio, in una lettera aperta al rev. Peter Fleetwood, del Pontificio Consiglio della Cultura, che si era sorpreso per l’ostilità nei confronti della Rowling, la Kuby sostiene che «Hogwarts, la scuola di magia e stregoneria, è un mondo chiuso di violenza e orrore, maledizioni ed incantesimi, ideologia razziale e sacrifici di sangue, disgusto e ossessione. C’è un’atmosfera di costante minaccia che si ripercuote sul (giovane) lettore». Questa affermazione mi pare profetica rispetto a quanto leggo oggi sui giornali: l’omicidio di George Floyd, il caso Jacob Blake, le proteste del movimento BLM  (Black Lives Matter) con i saccheggi e le intemperanze, con le vetrine sfondate e gli edifici incendiati… Anche questo mi sembra un mondo di «violenza e orrore, […] ideologia razziale e [spargimento] di sangue» in una «atmosfera di costante minaccia». Dovremmo quindi affermare che i quotidiani e i telegiornali sono «cattivi» perché si «ripercuotono sul (giovane) lettore»? A Hogwarts (come a Minneapolis) esistono persone che discriminano in base al colore della pelle o del sangue e che non esitano a usare la violenza. Eppure Harry e i suoi amici non si arrendono a questa logica e non si disperano: scelgono di non aderire ai modi e agli schemi di chi persegue il potere e l’immortalità ad ogni costo. Essi scelgono – e scelgono bene! Come dice il professor Silente alla fine del secondo libro: «Sono le scelte che facciamo, Harry, che dimostrano quel che siamo veramente, molto più delle nostre capacità» (Camera dei segreti, 299).

La magia, a Hogwarts, esiste – come esiste nella Terra di Mezzo e come esiste in tantissime fiabe e in tantissimi racconti. Ma la magia a Hogwarts ha più il sapore della tecnologia: nel 1997, quando uscì il primo libro, un giornale in cui le figure si muovono e che riesce ad aggiornare i propri contenuti era qualcosa di magico; oggi si chiama tablet. E così molti degli incantesimi nei libri sono «inventati» per risolvere problemi quotidiani: pulire, riparare, trovare cose, aiutare a ricordare. Sono «invenzioni»! Non «invocazioni» di poteri arcani, ma «soluzioni» create da uomini (seppur dotati di una specie di «sesto senso magico»).

Esistono, tuttavia, due grandi fonti magiche che hanno più a che fare con quello che comunemente è chiamato «occultismo»: l’amore dei genitori di Harry, che continua a proteggere il giovane mago anche dopo il loro sacrificio; e le Arti Oscure, usate per infliggere dolore e dominare la morte. Queste ultime sono chiaramente condannate in tutta la serie: chi usa le Arti Oscure lo fa per scopi malvagi. Invece, ciò che si insegna a Hogwarts è la Difesa contro queste arti. Penso che «rivelare» che il male esiste, che forze oscure e potenti esistono, ma che devono essere evitate e combattute a tutti i costi non implichi, come scrive la Kuby, che «la capacità del lettore di distinguere tra buono e cattivo è messa fuori gioco attraverso una manipolazione emotiva e una confusione intellettuale». Anzi! I romanzi servono come palestra: mostrano ciò che può essere, per insegnarci a distinguere il bene nella nostra vita e a sceglierlo, per aiutarci a riconoscere il male nei nostri giorni e a evitarlo. Su un punto forse la Kuby ha ragione:
«Harry Potter non riguarda la lotta del bene contro il male». Anche per me il cuore della serie non riguarda tanto la lotta tra bene e male, quanto la morte e la sua accettazione. Voldemort, il cattivo per eccellenza, è così terrorizzato dall’idea di morire che non esita a spezzare la propria anima. Lo grida a Silente: «Niente peggio della morte, Silente!», che tranquillo replica: «Ti sbagli. […] In verità, l’incapacità di capire che esistono cose assai peggiori della morte è sempre stata la tua più grande debolezza» (Ordine della Fenice, 754). Voldemort rappresenta l’uomo che desidera dominare la morte, controllarla, vincerla con le proprie forze e vivere per sempre: un’esperienza terribile, che rovina l’anima e deturpa la persona (proprio come succede a Voldemort). Harry, al contrario, è accompagnato a comprendere che siamo chiamati a dare la vita per i nostri amici (cfr. Gv 15,13), che la nostra esistenza ha senso quando è spesa per gli altri, che la morte (corporale) fa paura, sì, ma che molt peggio è vivere un’esistenza di egoismo e chiusura. Una delle scene finali del libro è particolarmente struggente: Harry capisce che, perché Voldemort sia sconfitto, egli deve morire. E, per amore dei suoi amici, decide di sacrificarsi, di andare volontariamente incontro a Voldemort e alla morte. Ma ha paura. È allora che richiama la presenza dei suoi genitori e di tutti coloro che a loro volta hanno dato la propria vita perché Harry potesse vivere.

Sembra ironico, ma tocca nel profondo: una vita donata che permette ad un’altra vita di donarsi, sangue versato perché un figlio, un amico possano crescere. Forse che questo non è in linea con il pensiero cristiano?
La Rowling, in una intervista alla stampa americana, arrivò ad affermare che «Harry [trova] delle citazioni bibliche sulle lapidi [dei suoi genitori]. Penso che proprio quelle due citazioni riassumano, quasi incarnino l’intera serie». E quali sono queste due citazioni? Una è Mt 6,21: «Là dov’è il tuo tesoro, sarà anche il tuo cuore». L’altra è 1Cor 15,26: «L’ultimo nemico che sarà sconfitto è la morte». Harry rimane perplesso, al leggere quest’ultima: «Un terribile pensiero gli attraversò la mente e con esso una specie di panico. “Non è un’idea da Mangiamorte? Che ci fa, lì?”. “Non vuol dire sconfiggere la morte nel senso dei Mangiamorte, Harry” rispose Hermione con dolcezza. “Vuol dire… capisci… vivere oltre la morte. Dopo la morte”» (Doni della morte, 304).
Questa visione cristiana della morte è, invece, assente in altre opere, che sembrano restare più sotto traccia. Mi è capitato recentemente di seguire su Netflix la serie Lemony Snickett.

Una serie di sfortunati eventi. Mi avevano attirato il cast, con la sua ottima recitazione, la fotografia immaginifica, i dialoghi molti curati.
Sotto tutti questi punti di vista un ottimo prodotto. Eppure il messaggio che passa è tragicamente, desolatamente materialista: tre ragazzini, rimasti orfani, scoprono che i genitori sono stati uccisi da una misteriosa organizzazione, intenzionata a mettere le mani sul loro patrimonio. Gli adulti che incontrano sono, per la maggior parte, inaffidabili, capricciosi, egoisti.
L’unica persona, per quanto eccentrica, che sembra prendersi veramente a cuore i tre muore nel giro di due puntate. Non è l’unico a morire nella serie – e ciò che accumuna questi morti è la mancanza di un’apertura all’aldilà, alla possibilità di un qualcosa dopo la morte. Essi cessano di esistere e ne rimane una labile traccia solo in qualche breve ricordo. Ma sono morti – e anche piangerli sembra quasi una perdita di tempo.
I tre ragazzi non fanno altro che scappare per tutta la serie e possono contare solo su se stessi e sulle tre temibili armi (forgiate dall’Illuminismo) a loro disposizione: la scienza tecnica, incarnata da Violet e dalle sue invenzioni; la conoscenza scientifico-legale, appannaggio del bibliofilo Klaus; e un pizzico di forza bruta, che la piccola Sunny esercita con i suoi denti. Tutto si risolve solo con questi mezzi; l’unico accenno al trascendente è una parodia della religione alle spese di un improbabile culto di puritani, francamente ridicoli.
Una scena dell’ultimo episodio mi ha particolarmente colpito: la «Vipera Incredibilmente Letale», un enorme serpente nero, che in realtà viene rivelato essere l’animale più innocuo e amorevole della terra, coglie e porge ai tre fratelli una mela rossa, che contiene l’antidoto alla malattia che li sta uccidendo. Un’incredibile operazione di ribaltamento del simbolismo biblico: il serpente non è affatto cattivo e il frutto non uccide, anzi salva!
Sinceramente, trovo molto più pernicioso e pericoloso questo tipo di spettacoli, questi messaggi aridi e desolanti, alla magia umana e ricca dei maghi di Hogwarts.
Allora cosa leggere e cosa no? Come sapere che libro regalare ai nostri nipoti, ai nostri figli? Se proprio dovessi sbilanciarmi a dare un consiglio, ruberei le parole a San Paolo: «Esaminate ogni cosa, tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21). Leggete voi per primi, leggete insieme a loro. Non censurate inutilmente, piuttosto spiegate. Perché il mondo è complesso – e i libri sono un’ottima palestra per allenarsi ad affrontarlo

Condividi          

Editoriale
Password
Vita

Vita

Di Terenzio Pastore
Quale mamma o quale papà …

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

Ultimo numero
Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti. 

Le nostre riviste
Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.