dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Quale futuro per la Bielorussia?

Nov 12, 2020

Di Daniele Sansone

Il 9 agosto scorso in Bielorussia si sono svolte le elezioni per scegliere il nuovo presidente bielorusso. L’esito delle urne, come è stato negli ultimi 26 anni, ha visto ancora una volta la vittoria di Aljaksandr Lukašėnka, che dal 1994 non ha mai lasciato il posto di governo. Contrariamente a quanto accaduto normalmente, dopo le scorse elezioni, questa volta il popolo ha dato vita a dei forti movimenti di protesta, mettendo in luce come ancora una volta il risultato elettorale sia il frutto di presunti brogli elettorali, che continuano a garantire a Lukašėnka il mantenimento del suo potere. Mai negli anni passati il leader bielorusso si era scontrato con una così forte resistenza da parte del suo popolo, mai c’era stato un così aperto dissenso nei suoi confronti. Quella che ufficialmente è riconosciuta come una democrazia, in realtà è da anni una dittatura mascherata, che mette paura ai propri cittadini, imponendo scelte e pensieri, privandoli in certi casi di quelle che sono libertà fondamentali di ogni cittadino. È un popolo, che in questi ultimi 30 anni è stato allevato con pane, vodka e sigarette, attraverso una continua manipolazione dell’informazione, con una meticolosa attenzione ai contenuti che si trasmettono attraverso ogni mezzo di comunicazione. Mai si è formata una vera coscienza politica e civile nella maggior parte della popolazione: laddove nel corso di questi anni ci sono stati tentativi di protesta o di insurrezione, c’è sempre stato il pronto intervento della milizia di stato a sedare queste turbolenze. È sicuramente da registrare una forte divisione sociale tra chi vive nelle grandi città (la capitale Minsk, Vitebsk…) e la gran parte della popolazione che invece vive in zone rurali, dove il livello di alfabetizzazione e formazione culturale e sociale è molto basso e dove le persone sono sempre state abituate a lavorare nei campi, senza che si sviluppasse un pensiero. La presenza di villaggi contadini, distanti chilometri l’uno dall’altro, ha consentito al presidente Lukašėnka di rafforzare il proprio consenso da parte di tutta la popolazione più anziana, quella che lo ha eletto e scelto la prima volta e che lo continua a sostenere ancora oggi, che lo riconosce e lo continua a chiamare “Papà” – per paura o per convinzione. Dall’altra parte abbiamo una popolazione giovanile, che vive nelle città, che è entrata a far parte della rete dei social e che quindi cattura, nel bene e nel male, quelli che sono i cambiamenti storici e sociali a livello globale. I protagonisti di questi movimenti che hanno interessato le grandi piazze delle città, appena usciti i risultati elettorali, sono infatti ragazzi tra i 17 e i 24 anni, i quali sostengono gli appelli dell’oppositrice Svetlana Tikhanovskaya, fuggita in Lituania per non essere imprigionata, contrariamente al marito, inizialmente candidato, già incarcerato prima del voto. La situazione sociale della Bielorussia è però in buona parte il frutto della sua posizione geopolitica.

È un paese che si colloca tra Russia, Ucraina, Lituania e Polonia. Il governo di Lukašėnka si è sempre dichiarato filo-sovietico, nonostante in questi ultimi anni ci siano state delle forti aperture nei confronti del mondo occidentale. La Bielorussia rappresenta a tutti gli effetti per Putin uno stato-satellite: è sempre stata finanziata dalle casse russe. In questi ultimi due anni ci sono però state diverse incomprensioni tra il leader russo e quello bielorusso, mostrando un indebolimento del legame. E in questa debolezza geopolitica si sono inserite la Lituania e la Polonia, che invece sono sostenute dagli Usa e dall’UE, le quali stanno cercando di scalzare via proprio Lukašėnka, probabilmente per interessi economici, come spesso accade. Non tutti, anzi veramente in pochi, in Bielorussia, stanno comprendendo cosa sta succedendo. Sono diverse le persone che abbiamo sentito nei giorni successivi alle elezioni e non c’è assolutamente un livello di chiarezza. I nostri amici bielorussi, quelli che abitano nelle case-famiglia che la nostra associazione, l’Associazione Volontari “Il Cavallo Bianco”, segue da oltre vent’anni sono consapevoli che qualcosa sta accadendo, ma ignorano quelle che sono le strategie geopolitiche, perché loro, come la maggior parte della popolazione non ha mai sviluppato e maturato una coscienza politica. Vedono la gente per la strada, leggono le notizie, guardano il telegiornale, ma continuano la loro normale vita da cittadini bielorussi. Abbiamo sentito anche la nostra amica, che parla italiano e solitamente ci aiuta nelle nostre attività associative in Bielorussia, che ci ha raccontato alcune sue impressioni rispetto alla situazione che si è delineata. Ci ha detto che al momento la popolazione è molto confusa e spaccata in due, intere famiglie si sono divise. Tutti sono concordi sul fatto che il presidente Lukašėnka non è la persona che si può occupare del popolo bielorusso, ma c’è il timore di rimanere più isolati che in precedenza, perché l’opposizione non ha un programma definito. Dopo i primi giorni di protesta, sono state interrotte per tre giorni le comunicazioni. Sono state fatte circolare immagini di arresti e torture, con l’idea che avrebbero rallentato la protesta e messo paura. In realtà si è ottenuto l’effetto contrario e tante persone sono scese in piazza a protestare. Per un popolo abituato a non reagire mai è un segno di maturità il fatto di resistere, è la prima volta che viene messo così duramente in difficoltà il presidente bielorusso. Ci dice che, anche se né lei né la sua grande famiglia hanno mai votato Lukašėnka, la soluzione non è nella candidata Tikhanovskaya, che quando parla alla gente, lo fa in inglese e non in russo, facendo pensare che si riferisce più all’Europa che al popolo stesso. È la prima volta che anche noi sentiamo strillare il nome di Lukašėnka dalla gente, senza avere paura – un nome che prima non poteva essere pronunciato neanche nei discorsi tra privati, che vediamo addirittura circolare numerose vignette e parodie sul presidente come mai era successo prima. È ancora presto riuscire a capire quale sarà il futuro del governo bielorusso e dell’intero Paese. È difficile comprendere se ci può essere un miglioramento rispetto alla situazione attuale o se invece le conseguenze di queste turbolenze complicheranno e impoveriranno ancora di più la piccola “Russia Bianca”.

Condividi          

Editoriale
Password

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Altri in evidenza

Ultimo numero
Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti. 

Le nostre riviste
Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.