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Il grido del sangue nelle carceri italiane

da | Nov 13, 2020

Sono stati diffusi lo scorso 31 ottobre i dati del Dipartimento amministrazione penitenziaria italiana, che possiamo vedere nel grafico. Dopo l’effetto emergenza per coronavirus, cui era seguita una sacrosanta riduzione dei numeri dei detenuti, purtroppo i dati parlano di un nuovo aumento della popolazione carceraria con 54.868 detenuti presenti nei penitenziari, contro una capienza regolamentare degli istituti di 50.553 posti. Gli stranieri sono 17.713 mila. Oltre 2,3 mila le donne detenute. Insomma il numero dei detenuti presenti negli istituti di pena italiani è tornato a crescere senza sosta.

Per noi Missionari del Preziosissimo Sangue il problema delle condizioni delle carceri e della dignità di ogni persona detenuta è fondamentale. In pochi lo sanno, ma San Gaspare del Bufalo, per il suo rifiuto al giuramento di fedeltà a Napoleone, fu non solo esiliato, ma anche carcerato a Bologna, a Imola e a Lugo di Romagna. Lui conobbe tutta la durezza delle pessime condizioni di vita dei carcerati e ha potuto vedere e anche vivere in prima persona tutta l’intensità del loro “grido del sangue” che chiede riconciliazione, pace e dignità. Oggi la situazione del le carceri italiane è tornata molto grave. Al 31 dicembre 2019 sono stati 53 i detenuti che si sono tolti la vita in carcere. In costante crescita, poi, il numero dei detenuti condannati all’ergastolo. Se nel 2016 c’erano 1.237 detenuti all’ergastolo, nel 2019 sono 1.802.

Questo dell’ergastolo è davvero un altro caso assurdo e contradditorio per un ordinamento normativo, come quello italiano, che prevede nella sua Costituzione all’art. 27, c. 3, che «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Ci chiediamo come possa l’ergastolo essere una pena che tende alla rieducazione del condannato!

Al dicembre 2019 su 60.769, i detenuti in attesa di un primo giudizio erano 9.721 e quelli in attesa della sentenza definitiva 9.143, in totale 18.864, in pratica il 31% del totale. Cioè, un detenuto su tre stava in carcere senza avere avuto ancora la condanna.

Anche tutto questo appare contradditorio con la nostra Costituzione che all’art. 27, c. 2, dichiara che: «L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva.». Allora ci chiediamo come sia pensabile e possibile che un presunto innocente possa stare in carcere!

Relativamente poi alla dignità delle condizioni carcerarie, sia la nostra legge sia la Convenzione europea sui diritti dell’uomo ed anche il Comitato permanente contro la tortura hanno stabilito che lo spazio minimo per una persona detenuta deve essere di 7 metri quadrati. Esiste addirittura una direttiva europea relativa alla protezione dei suini che stabilisce che persino i maiali devono alloggiare in una superficie minima di 6 metri quadrati e ottimale di 9. Il fatto che torna ad essere superata di molto la capienza regolamentare degli istituti di pena, mette di nuovo in allarme perché le nostre carceri non diventino ancora una volta un esempio abnorme di illegalità, tortura e offesa alla dignità dell’uomo. Questo sarebbe intollerabile.

Gli uomini di Chiesa nella storia hanno sempre invocato provvedimenti di clemenza e misure alternative al carcere e questo perché spesso la riconciliazione e il perdono costituiscono le vie migliori per la reintegrazione. Al contrario di ciò che si pensa, le persone che escono dal carcere “per misure di clemenza” tornano a delinquere in molti meno casi rispetto a coloro che escono dal carcere normalmente. I numeri e i dati anche su questo parlano chiaro e sfatano molti luoghi comuni.

La sofferenza delle carceri italiane ci chiede davvero una risposta, specialmente in questi tempi di pandemia e di incremento dei contagi anche negli istituti di pena. Non dimentichiamo mai che ogni persona umana vale sempre, in ogni caso, il Sangue di Cristo.

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