dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Riti di ingresso

Nov 20, 2020

Di Giacomo Manzo

Canto iniziale: Scendi su di noi

Esposizione eucaristica

Dal Vangelo secondo Luca (22,7-16): “7Venne il giorno degli Azzimi, nel quale si doveva immolare la Pasqua. 8Gesù mandò Pietro e Giovanni dicendo: «Andate a preparare per noi, perché possiamo mangiare la Pasqua». 9Gli chiesero: «Dove vuoi che prepariamo?». 10Ed egli rispose loro: «Appena entrati in città, vi verrà incontro un uomo che porta una brocca d’acqua; seguitelo nella casa in cui entrerà. 11Direte al padrone di casa: “Il Maestro ti dice: Dov’è la stanza in cui posso mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. 12Egli vi mostrerà al piano superiore una sala, grande e arredata; lì preparate». 13Essi andarono e trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua. 14Quando venne l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, 15e disse loro: «Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione, 16perché io vi dico: non la mangerò più, finché essa non si compia nel regno di Dio».“.

L’EUCARISTIA È LA PASQUA: DIO CHE “PASSA” NELLA NOSTRA VITA

Quando si parla della messa domenicale, spesso ne sentiamo parlare come un “precetto”, un dovere da adempiere secondo le leggi di Dio, che si aggiungono a quelli che già ci sono imposti dalle leggi civili. Altre volte, invece, si pensa che sia questo il tempo giusto per fare le proprie richieste e preghiere a Dio, sperando di essere esauditi nelle proprie volontà.

Naturalmente la santa messa domenicale non è né l’una né l’altra cosa. La messa correttamente non si chiama neanche così, perché il suo nome preciso è quello di Eucaristia, che è una parola greca che significa: “Ringraziamento”. Già detta così, è tutta un’altra cosa e da qui possiamo arrivare a dedurre almeno due importanti aspetti iniziali della santa messa.

Il primo è che non si può capire la messa se non a partire dalla Pasqua. In che senso? Nel senso che la messa è fondamentalmente la celebrazione di un’esperienza vissuta, quella di Dio che passa nella nostra vita. “Pasqua” in ebraico significa “passaggio” e per noi cristiani fa riferimento al passaggio di Cristo dalla morte in croce alla vita da risorto. Così Dio passa nella nostra vita, facendoci saltare dal male al bene. Ma proprio perché il Signore passa nella nostra vita, bisogna saperlo prendere, accogliere – diciamo pure – acchiappare. Infatti queste occasioni si possono perdere. Nei suoi Discorsi S. Agostino scrive: “Timeo Dominum transeuntem” ossia: “Temo il Signore che passa”. Perché? Perché ho paura di perdermelo.

Pensiamo a quante volte ci perdiamo la santa messa per delle stupidaggini domenicali, o un incontro in chiesa per qualche fesseria che danno alla televisione. Il punto è comprendere che, quando il Signore passa, se lo si accoglie la nostra vita cambia sempre di più ed in meglio. Non nel senso del successo e del denaro, ma nel senso di una vita piena quanto all’amore. Succede con Maria che Dio passa e lei concepisce il Figlio di Dio. Succede col popolo di Israele schiavo in Egitto che Dio passa ed ecco la liberazione. L’esercito del faraone finisce male ed è simbolo di tutte le potenze nemiche che nulla possono contro il Signore. Quando Dio passa, libera sempre!

Dio passa e una persona impara ad amare, si gioca la vita, si laurea, si sposa, fa figli… mentre chi non sa amare non lo fa, o non lo fa pienamente perché la paura lo vince, lo blocca. Dio passa nella vita di un giovane e questo diventa prete, missionario. Oppure una persona diventa fedele e prima non lo era! La messa è la Pasqua, cioè Dio che passa e, passando, spacca, rompe le schiavitù, la morte, la fame, le catene, le tribolazioni, le paure e fa nascere qualcosa di nuovo. Dio è capace di farlo e da qui nasce una grande esultazione.

Canto: Radici e nuvole

PREPARARSI ALL’EUCARISTIA: IL DESIDERIO DI INCONTRARE DIO

Il secondo aspetto da sottolineare è che la santa messa va preparata, come suggerisce il brano evangelico. Per prepararla bene, occorre un’ νγαιον, una “sala al piano superiore” e poi quello stesso sentimento di ardente desiderio con cui Gesù inizia la cena: “ Ho tanto desiderato mangiare questa Pasqua con voi”. In cosa consiste, allora questa preparazione? Nella fede. La fede che non è anzitutto il credere alcune nozioni di catechismo, no! La fede è prima di tutto un’esperienza profonda, relazionale, sperimentata con Dio Padre e con Cristo. La fede è, quindi, la risposta a Dio che passa nella mia vita. Non si viene a messa prima di tutto per chiedere, o per dare e portare qualcosa, ma per proclamare chi è il Signore e cosa è capace di fare nella nostra vita! Certo, se non ho fatto esperienza di Lui, allora non ho nulla da proclamare! Per questo molti in chiesa si annoiano, perché stanno lì solo per un dovere religioso. Ma la messa è un’altra cosa! La messa, per chi crede, è veramente l’incontro col Signore e allora non può che essere un magnificat, cioè una grande esultazione, perché il Signore libera dalle catene. Le dipendenze sono una catena, i vizi sono una catena, odiare è una catena, essere attaccati ai soldi e pensarci sempre è una catena, il terrore della malattia è una catena, il terrore di cosa penseranno gli altri di me è una catena.

Non si può vivere bene con queste catene. Sono condanne. Allora, che venga il Signore ad incontrarmi, a rompere le catene! La messa è il sacrificium laudis, sacrificio di lode (Sal 115), perché Dio ha spezzato le mie catene. Questi sono fatti, storie concrete, che abbiamo vissuto e non idee, che si raccontano. Per questo la messa è una festa, perché un cristiano sa che Dio esiste ed è Padre, che mi ama, mi dà la vita, rompe le mie catene ed io sono testimone di questo. Ogni giorno di più. Questa è l’eucaristia, questa è la messa: un punto di arrivo, non un punto di partenza. Ciò che ci prepara alla messa è il desiderio ardente di ringraziare Dio e di incontrarlo ancora!

Preghiamo col Salmo 99

Acclamate al Signore, voi tutti della terra, / servite il Signore nella gioia, / presentatevi a lui con esultanza.

Riconoscete che il Signore è Dio; / egli ci ha fatti e noi siamo suoi, / suo popolo e gregge del suo pascolo.

Varcate le sue porte con inni di grazie, / i suoi atri con canti di lode, / lodatelo, benedite il suo nome;

poiché buono è il Signore, / eterna la sua misericordia, / la sua fedeltà per ogni generazione.

Padre Nostro

Preghiamo. Signore Gesù Cristo, che nel mirabile sacramento dell’Eucaristia ci hai lasciato il memoriale della tua Pasqua, fa’ che adoriamo con viva fede il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue, per sentire sempre in noi i benefici della redenzione. Tu che vivi e regni nei secoli dei secoli.

Benedizione eucaristica.

Canto finale: Il mio cuore bruci

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