dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

L’ultimo articolo di don Gennaro: “Il Missionario vittima di carità”

Dic 7, 2020

Ricordiamo don Gennaro Cespites, nato al Cielo lo scorso 6 dicembre, con il suo ultimo articolo sulla nostra rivista.
Partendo dal discorso di San Giovanni Paolo II ai Missionari riuniti nel 2001, egli delinea in modo forte ed efficace le caratteristiche dei Missionari del Preziosissimo Sangue da San Gaspare in poi.
Provocazioni su cui possiamo ancora riflettere

di don Gennaro Cespites cpps

Quel tragico 11 settembre 2001…
Tutti ricordiamo con viva amarezza quella folle strategia del terrore che si abbatté sulle torri gemelle del World Trade Center di New York, uccidendo quasi un centinaio di persone che erano al lavoro nei vari piani degli edifici. Nello scoramento per l’immane tragedia non sono mancati momenti di riscatto della dignità umana. Penso al cappellano dei pompieri di New York che ha perso la vita tra quelle rovine ed è stato poi seppellito, vestito da monaco francescano nella Chiesa di S. Francesco d’Assisi a New York. Un altro sacerdote, P. Michael Judge è morto mentre dava l’estrema unzione ad un pompiere morto appunto dopo il crollo delle torri. Un vigile del fuoco newyorchese, durante le esequie, ha così commentato l’avvenimento: “Dio ha chiamato a sé 250 pompieri; aveva bisogno di qualcuno per aiutarlo!”. E, quindi, hanno sepolto P. Judge con l’elmetto dei pompieri al fianco.
Ma, per noi MISSIONARI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE, quella data ha un valore particolare perché proprio in quei giorni si stava celebrando in Roma il 17° Capitolo Generale della Congregazione. Il venerdì successivo, cioè il 14 SETTEMBRE 2001, il Santo Padre Giovanni Paolo II – che aveva sospeso tutte le udienze – accordò, invece, un’udienza speciale ai delegati della suddetta Assemblea Generale, ai quali fece dono di una sua visione del missionario impegnato nella nuova evangelizzazione.
Quest’incontro – ha sottolineato il Papa – giunge «opportuno» proprio nel giorno in cui «tutta la Chiesa canta la gloria della Croce di Cristo e gioisce nella forza del Sangue che è fluito “dalla sua fonte nei recessi segreti del Suo cuore per dare ai Sacramenti della Chiesa la forza di conferire la vita di grazia” (San Bonaventura, opusc. 3,30)! Con voi, mi inchino nell’adorazione di quest’effusione infinitamente preziosa che è sgorgata dal fianco ferito di Cristo e prego affinché l’Assemblea Generale possa garantire che l’energia del Suo sangue scorra ancor più abbondantemente nella Congregazione per il bene della redenzione del mondo».
Secondo l’indicazione del Santo Padre ormai sarà questo il contrassegno della nostra Congregazione – lo dice già il tema scelto dall’Assemblea Generale: “Il Volto Futuro dei Missionari del Preziosissimo Sangue” – e, dice il Papa – «deve essere il volto del Signore crocifisso che ha versato il proprio sangue per la vita del mondo. Il suo è certamente il volto del dolore, perché “per riportare all’uomo il volto del Padre, Gesù ha dovuto non soltanto assumere il volto dell’uomo, ma caricarsi persino del “volto” del peccato” (Novo Millennio ineunte, n.25). Tuttavia misteriosamente, anche nell’afflizione, Gesù non smise di provare la gioia dell’unione col Padre (cfr ibidem, nn. 26-27). Nel tempo di Pasqua questa gioia raggiunse la sua pienezza poiché la luce della gloria divina rifulse sul volto del Signore Risorto, le cui ferite risplenderanno per sempre come il sole. Questa è la verità su chi siete, cari Fratelli. Questo è il volto passato, presente e futuro dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Questa dovrebbe essere la vostra testimonianza nel mondo.».
Il cristiano e, soprattutto, il missionario non deve mai rassegnarsi, ma vegliare in attesa. Il cristiano missionario deve essere sorpresa per gli altri con il suo gesto d’amore imprevisto, con la sua parola che allegra, con la sua visita che consola, con la sua attenzione per coloro la cui vita è oscura e monotona. Ascoltiamo, ora, quello che il Papa scopre nella vita e nell’opera di San Gaspare: «Quando san Gaspare del Bufalo fondò la vostra Congregazione nel 1815, il mio predecessore, Papa Pio VII, gli chiese di andare laddove nessun altro sarebbe andato e di intraprendere missioni che sembravano poco promettenti. Per esempio gli chiese di inviare missionari a evangelizzare i banditi che a quel tempo imperversavano così tanto nella zona fra Roma e Napoli. Fiducioso nel fatto che la richiesta del Papa fosse un ordine di Cristo, il vostro Fondatore non esitò a obbedire anche se il risultato fu che molti lo accusarono di essere troppo innovatore. Gettando le sue reti nelle acque profonde e pericolose fece una pesca sorprendente».
Il significato di queste parole implica la consapevolezza che nessuno può essere mandato alla messe se non dal Padre. È il Padre che si preoccupa dei tempi e dei momenti, perciò, anche quella che ordinariamente chiamiamo “preghiera per le vocazioni”, è un grido di fiducia in Lui.
Ed ecco come Giovanni Paolo II sottolinea l’origine divina della missione e il collegamento di ogni missione con quella di Gesù: «Due secoli dopo, un altro Papa esorta i figli di san Gaspare a essere non meno coraggiosi nelle decisioni e nelle azioni, ad andare dove gli altri non possono o non vogliono andare e a intraprendere missioni che sembrano avere poche speranze di riuscita».
Il Papa, a nostra consolazione, illustra così molto santamente un aspetto particolare del ministero di San Gaspare, che si rifà alla consegna missionaria fatta da Gesù: «Ecco: io vi mando come pecore in mezzo a lupi» (Mt 10,16). Sappiamo che l’agire missionario del nostro santo è stato molto contestato. Si ha l’impressione, ad un certo punto, che tutto gli andasse storto. Contestato da sacerdoti e da vescovi, ascoltati però a Roma, di cui Gaspare conosceva i nomi (primo fra tutti il Delegato di Frosinone). Contestato all’interno dell’istituto (lunga diatriba con il Missionario D. Innocenzo Betti di Benevento). Più volte dovette difendere il Metodo stesso delle Missioni dall’accusa di “far perdere troppo tempo”.
Dicendo che San Gaspare ha vissuto come pecora in mezzo ai lupi, affermiamo che è stato quindi al posto giusto, evangelicamente parlando, e che ha avuto una coscienza profonda delle avversità del ministero. Il Signore gli ha dato la grazia di leggerle quali avvento del Regno che non viene malgrado le contestazioni, ma bensì in esse!
Ed ecco la consegna finale del Santo Padre ai figli di San Gaspare: «Vi chiedo di proseguire nei vostri sforzi volti all’edificazione della civiltà della vita, tutelando la vita umana, da quella del nascituro a quella dell’anziano e dell’infermo, e promuovendo la dignità di ogni persona umana, in particolare dei deboli e di quanti sono privati del diritto di godere delle risorse della terra. Vi esorto a perseguire una missione di riconciliazione, mentre lavorate per riedificare società sconvolte dalla lotta civile, anche riunendo le vittime e gli artefici della violenza con spirito di perdono cosicché possano giungere a sperare che “il sangue di Cristo è il fondamento dell’assoluta certezza che secondo il disegno di Dio la vittoria sarà della vita” (Evangelium vitae, n.25). […] Quindi una nuova evangelizzazione esige una rinnovata profondità di preghiera. Vi chiedo di fare di questo la priorità di tutte le vostre deliberazioni durante l’Assemblea Generale cosicché in questi giorni di grazia non smettiate di affermare: “Il tuo volto, Signore, io cerco” (Sal 26,8)».
Ecco che cosa scrive San Gaspare: «Dio vede e sa tutto! Io non debbo che pregare e patire. Le sue opere nascono fra le spine, ed è questo uno dei segni che prova che Dio ci fa parte del Suo Calice. Che se l’Istituto non avesse ad essere di Sua Gloria, vorrei cessasse in questo punto. Ma l’opera è di Dio per qualunque parte si consideri e per i meriti del Divin Sangue trionferà. Mi basta che tutti i miei confratelli siano occupati per il bene. Il di più è nelle mani del Signore.».
Sappiamo bene come il ministero della Parola, affascinasse a tal punto l’animo di Gaspare da sentirlo ripetere: «Il ministero mi rende leggero come una penna, non godo mai tanta salute quanta ne godo in missione. Chiedo sempre una grazia a Dio ed è di far sempre missioni, e morire in questo santo ministero». E il Signore gli ha concesso questa “grazia”. Sentiamo in proposito la commovente testimonianza del Ven. Giovanni Merlini: «Ai primi di agosto del 1837 eccolo dunque di nuovo a Roma per l’ultima missione nella Chiesa di San Filippo di cui è devotissimo. Molto vi patisce ed a grandi stenti la termina. Viene in Albano. Sente che in Roma è scoppiato il colera, e, benché l’umanità vi ripugni, là vi ritorna ed è dopo l’Assunta. A Roma si prodiga come può; si presta, ma non può per la sua malattia che si avanza, e fa ciò che gli è dato. Cessa il colera, eccolo in Ottobre in Albano. Io più non lo riconosco tanto è malridotto. Qui si trattiene fino alla festa di San Francesco Saverio… vuol far da indifferente, ma non può occultare il suo male».
Mentre l’esperienza penosissima dell’ultima missione con le sue disastrose conseguenze sul fisico gli fanno capre che il Signore sta per esaudire il suo ardente desiderio, tuttavia lo si sente precisare in questi termini: «Gesù mio, sono tenuto vostro, fate pure di me quello che volete… ma se mi date un altro poco di vita vorrei fare cose grandi per la gloria Vostra. Se poi non volete, dirò: “fiat voluntas Tua!». La morte lo coglie la sera del 28 dicembre 1837: non aveva ancora compiuto 52 anni! Il Dr. Mazzucchelli, medico curante, attesta che la fine dell’ottimo sig. Canonico Del Bufalo è dovuta a una suppurazione di polmoni; ne ravvisa le cause occasionali nella flogosi del petto trascurata per molti mesi, nelle apostoliche fatiche, infreddature, strapazzi, e conclude con queste lapidarie parole: «per non desistere dalle sue apostoliche occupazioni, trasandò (= trascurò) quella cura che sul bel principio poteva giovargli: per cui si rese vittima di carità».
«Vittima di carità»: parola grande e luminosa, quasi un grido di vittoria. Gaspare ha realizzato se stesso nel modo più vero e più completo con l’assimilazione perfetta alla personalità di Cristo, fino al sacrificio totale della vita per la salvezza delle anime, che tanto sangue grondano!
Ascoltiamo con filiale riverenza la conclusione benedicente di Giovanni Paolo II: « Non fu un caso che san Gaspare del Bufalo fondò la sua Congregazione nella Solennità dell’Assunzione di Nostra Signora. Lo fece perché vide nella gloria della Vergine il frutto meraviglioso del sacrificio di suo Figlio sulla Croce. La Redenzione di Cristo riporta meravigliosamente l’umanità a quello splendore che è stato l’intento del Creatore fin dall’inizio e quello splendore deve essere lo scopo di ogni piano e progetto dei Missionari del Preziosissimo Sangue. Per questo motivo dovete guardare sempre alla Donna “vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle” (Ap 12,1). Affidandovi all’amorevole sollecitudine di Maria e all’intercessione del vostro Fondatore, imparto di cuore la mia Benedizione Apostolica a tutta la Congregazione in pegno di infinita misericordia in Colui “che ci ha liberati dai nostri peccati con il suo sangue” (Ap 1,5).».
Condividi          
Editoriale
Password
Colloqui con il padre
Altri in evidenza
Altri in evidenza
Ultimo numero
Nel Segno del Sangue
La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti.
Le nostre riviste
Le nostre riviste
Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.