dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

L’offertorio

Dic 15, 2020

Di Giacomo Manzo

Canto iniziale: Spirito Creatore

Esposizione eucaristica

Dal Vangelo secondo Luca (9,12-17): “Il giorno cominciava a declinare e i Dodici gli si avvicinarono dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente». C’erano infatti circa cinquemila uomini. Egli disse ai suoi discepoli:  Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa». Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. Egli prese i cinque pani e i due pesci, alzò gli occhi al cielo, recitò su di essi la benedizione, li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla.
Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste”.

Ecco come I. Scicolone illustra questo momento della santa messa: “Così
scrive san Paolo: «Vi esorto, fratelli, per
la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come vittima santa, gradita a
Dio; è questo il vostro culto spirituale»
(Rm 12, 1). […].

COME PASSARE DAL MEDIOCRE AL SUBLIME

Questo brano del Vangelo di Luca inizia col dire che “il giorno cominciava a declinare”, per cui i dodici discepoli, che tra l’altro tornavano da una giornata di cammino e apostolato, consigliano a Gesù di congedare la folla, affinché le persone potessero nei villaggi e nelle campagne intorno trovare un modo per alloggiare e mangiare qualcosa. Il loro modo di ragionare sembra essere quello del senso comune per cui certo non si può provvedere a tutti ed è necessario che ognuno pensi per sé e si dia da fare. La risposta di Gesù è spiazzante ed anche ambigua: «Voi stessi date loro da mangiare».
L’ambiguità deriva dal fatto che potrebbe anche tradursi e voler dire: «Date voi stessi da mangiare». Che cosa c’è dietro, insomma, a questa affermazione? Gesù sembra dire ai discepoli e a ognuno di noi: “Ci devi pensare tu. Hai visto il problema? Allora affrontalo!”. Ma la risposta dei discepoli, ed anche nostra, è scontata:
“Siamo stanchi, vogliamo riposarci e poi è impossibile trovare da mangiare per cinque mila persone”. Il cuore del cristianesimo, però, sta proprio qui.
Nel fatto che Dio ci chiama sempre a qualcosa di più grande, di sublime, che non è alla nostra portata! Mentre noi siamo abituati ad accontentarci. Questa si chiama mediocrità ed è il vero nemico della vita spirituale. Siamo chiamati a scegliere. Una prima scelta è quella di accontentarci di vivere come figli di questo mondo per cui ciò che facciamo e come ragioniamo risponde ad una logica di calcolo e di bilanci tra vantaggi e svantaggi, cercando di affermarmi o, comunque, di sopravvivere. Questa è la mediocrità. L’alternativa è vivere da figli di Dio e amare senza risparmio, senza misura, sapendo che soltanto così, anche se attraverso vari sacrifici, si arriva ad una gioia profonda e duratura, eterna!
D’altronde non è qualcosa di grandioso sposarsi, educare un figlio in una famiglia cristiana, oppure vivere una vera amicizia, perdonare i nemici, lavorare con passione e solidarietà, essere sacerdoti che si spendono totalmente per gli altri? Trovatemi una sola vocazione che non sia più grande delle nostre forze!
La vocazione è sempre qualcosa di divino!
Qualunque cosa, se la vuoi fare con amore, ti chiederà di andare oltre la tua vita, ti chiederà il sangue. Infatti, siamo soliti dire: “Ma che ti devo dare? Ma che vuoi? Il sangue?”.
Ecco, è proprio così. Perché un figlio ti chiede il sangue. Un coniuge ti chiede il sangue, anche se non se ne rende conto. Un anziano ti chiede il sangue. Una parrocchia ad un prete chiede il sangue. E così via. Sempre le opere di Dio sono stra-ordinarie, perché, appunto, sono di Dio. Anche nella santa messa noi celebriamo Gesù, il Figlio di Dio, che si rende presente col Suo Corpo e il Suo Sangue in un pezzo di pane e in un sorso di vino. Ma come è possibile che il pane e il vino diventino il Corpo e il Sangue del Figlio di Dio?
Canto: Armonia di Pace

GESU’ PRENDE I NOSTRI CINQUE PANI
Dio, potrebbe certo fare tutto da solo?
Gesù, che risorge dai morti e fa tanti miracoli, potrebbe moltiplicare i pani da solo. Così durante la messa potrebbe fare tutto da sé per essere presente e unirsi a noi. Eppure non fa così, non è questa la sua modalità. No! Gesù ha bisogno dei pani dei discepoli. Questo modo di fare è veramente eucaristico. Noi non possiamo fare l’Eucaristia senza quell’atto durante il quale il pane e il vino vengono portati all’altare (l’offertorio).. Nella
santa messa si dice pure che questo pane e questo vino sono “frutto della terra e della vite e del lavoro dell’uomo”. Il lavoro dell’uomo sta ad indicare che ci vuole il nostro sudore, ci vuole la nostra offerta, povera che sia. Dio non può donarci la sua vita divina, di cui si parla qui, che è la Chiesa, la famiglia di Dio, simboleggiata dai gruppi di cinquanta, senza il nostro lavoro e la nostra offerta. La vita, più la si difende e più muore; più la si condivide e più cresce. Vale la pena dare questi cinque pani e due pesci. Vale la pena perdere il “proprio” perché divenga dono d’amore. Perché non c’è altra maniera di amare che perdendo se stessi e le proprie cose.
Le offerte del pane e vino che si presentano durante la messa sono soprattutto segno, simbolo dell’offerta di noi stessi. Ecco come I. Scicolone illustra questo momento della santa messa: “Così scrive san Paolo: «Vi esorto, fratelli, per la misericordia di Dio, ad offrire i vostri corpi come vittima santa, gradita a Dio; è questo il vostro culto spirituale» (Rm 12, 1). […]. Allora il cristiano tende a vivere ogni momento della sua vita in modo che possa essere un’offerta gradita a Dio, e questa offerta nel momento rituale viene significata ed espressa: presentare le offerte all’altare significa offrirsi a Dio. Ma noi, cosa siamo? Niente. Dio cosa può farsene della nostra povertà? Eppure questo nostro niente, che per noi è il tutto, Cristo lo prende nelle sue mani, lo unisce all’offerta di se stesso, e ciò lo rende un’offerta grande: nella trasformazione della consacrazione non soltanto pane e vino vengono trasformati, ma anche tutto ciò che significano, cioè noi stessi”.

PADRE NOSTRO
Preghiamo.
Dio onnipotente ed eterno, che ci hai elargiti i doni della tua carità senza limiti, fa’ che godiamo i benefici della salvezza e viviamo sempre in rendimento di grazie.
Per Cristo nostro Signore.
Benedizione eucaristica.
Canto finale: Sempre insieme

Condividi          

Editoriale
Password
Vita

Vita

Di Terenzio Pastore
Quale mamma o quale papà …

Colloqui con il padre

Altri in evidenza

Ultimo numero
Nel Segno del Sangue

La nostra voce forte, chiara e decisa sulla società, sul mondo, sull’attualità, sulla cultura e soprattutto sulla nostra missione e vita spirituale come contributo prezioso alla rinascita e allo sviluppo della stessa Chiesa.

Abbonati alle nostre riviste

Compila il modulo on-line con i tuoi dati e riceverai periodicamente il numero della rivista a cui hai deciso di abbonarti. 

Le nostre riviste

Primavera Missionaria: il bollettino di S. Gaspare
Nel Segno del Sangue: il magazine di attualità dell’USC
Il Sangue della Redenzione: la prestigiosa rivista scientifica.