dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Un sacco di luce

Dic 15, 2020

Di Nicola Antonio Perone

«Lei come sta? Quando ci avviciniamo alle feste più solenni, Gesù vuole fare dei regali aggravando più la mano, per avere dei compagni nei travagli, per lo più in quelli interni. Lei accetti con generosità tutto ciò. Non chieda nulla e non rifiuti: la volontà di Dio si compia in tutto! Quando l’umanità e la tentazione la abbattono, dica a sé stessa: Dio mi vuole coraggiosa! Opererò con fiducia e non temerò! E perché? Perché la mia fortezza è il Signore. I timori sono spauracchi del demonio per farci perdere la pace. Gesù sia il nostro unico amore e ci faccia santi. Buone feste!».
(Cfr. G. Merlini, Lettere a Maria De Mattias, vol. I, L. 103, p. 209)

Il periodo natalizio porta con sé una scia di emozioni e sensazioni suggestive, un’attesa trepidante di qualcosa che deve arrivare, di un dono inaspettato che darà una svolta alla nostra vita. Questo lo comprendono molto bene i bambini, i protagonisti di questa festa, curiosi di scoprire quale regalo avrà scelto per loro Babbo Natale e se sarà stato attento alle loro richieste. Noi sappiamo bene che il vero ed unico dono del Natale è la nascita del Bambino Gesù, l’Infinito che si fa finito, la venuta del Dio-con-noi. Pregando dinanzi al presepe, il nostro cuore è colmo di desideri di gioia, di speranza e di pace. Chi di noi infatti, rivolgendosi al Bambino di Betlemme, chiederebbe mai travagli e sofferenze?
Eppure Giovanni Merlini, con un’espressione apparentemente sadica e pessimista, afferma che, in occasione delle feste più importanti, Cristo regala ai suoi amici un sacco pieno di tribolazioni, e questi regali non vanno assolutamente rifiutati! Questa affermazione, se letta con superficialità, non può che suscitarci indignazione e timore, facendoci quasi sperare di ricevere un regalo da Santa Claus e non da Cristo. Chi infatti vorrebbe trovare sotto l’albero una bella confezione di patimenti? Nessuno, ed è
normale che sia così. Il Merlini dunque non desidera portare sfortuna a Maria de Mattias, ma anzi, attraverso queste parole, non fa altro che recarle un messaggio di gioia. Il Venerabile esordisce infatti domandandole «Lei come sta?». Inizia interessandosi dello stato dell’anima di Maria, continuando dopo a parlare delle sofferenze degli amici di Cristo. Intravediamo quindi tra le righe la straordinaria capacità che don Giovanni aveva nel condurre le anime. Infatti le tribolazioni non piomberanno dal cielo per Maria de Mattias come fossero uno spiacevole regalo natalizio del Bambino Gesù, ma già fanno parte della sua vita, come appartengono alla vita di ciascuno di noi.
Chiedendole come stia, il Merlini già sa la risposta, già conosce i tormenti che segnano la quotidianità di Maria, per questo il seguito della sua lettera non è più uno sgradevole augurio, ma un forte richiamo alla speranza nell’azione salvifica del Bambino Gesù.
Le feste più importanti, come il Natale, divengono per Cristo l’occasione per incarnarsi ancor più fortemente nella storia dell’umanità, venendo a nascere nella mangiatoia dei nostri tormenti e delle nostre fatiche, per portare luce anche laddove sembra non esserci. Il Bambino Gesù non dona ai suoi amici le sofferenze, ma vi nasce dentro, mostrandoci come in realtà anche il tormento più grande, se letto nella luce del Natale, diviene uno «spauracchio del demonio», un piccolo ostacolo che Cristo può trasformare in un grande trampolino di lancio.
Don Giovanni conclude quindi con un forte invito a non scoraggiarci dinanzi alle tribolazioni, accogliendo invece il dono della grazia di Dio perché prenda dimora nella grotta del nostro cuore ed illumini di luce nuova la nostra vita. Solo così è possibile anche per noi, nel buio della notte, levare il nostro grido ed esclamare con gli angeli: Gloria a Dio nell’alto dei cieli, e pace agli uomini che Egli ama!

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