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Tenet ed Il sospetto

Dic 21, 2020 | Cinemascopio

Di Alberto Celani, CPPS

Cinema

Tenet

Regia di C. Nolan,con J.D. Washington, R. Pattinson, K. Branagh

Un agente segreto viene mandato a Kiev per una operazione estremamente delicata al fine di recuperare un oggetto non identificato. Al fallimento di tale operazione preferisce uccidersi con una pillola suicida piuttosto che perdere la sua lealtà. Ovviamente il protagonista non morirà, ma sarà reclutato da Tenet, un’organizzazione internazionale che cerca di fermare un traffico di armi temporale con il futuro, una vera minaccia che… BASTA! Spiegare qualcosa di questo film è davvero impossibile, ci rinuncio! Quanto detto accade nei primi 15 minuti ed è solo la porta. Come dice un personaggio del film: “non tentare di comprenderlo, sentilo!” .

Nuovo blocco dei cinema, visto che l’ultima volta non avevo fatto in tempo a vedere questo film ecco che ve lo propongo con un po’ di ritardo. Sotto il lockdown, il film di Christopher Nolan è stato l’evento cinematografico più atteso: il film che avrebbe salvato il cinema! Lo è stato? Probabilmente no: troppo difficile, troppo poco personale (il protagonista non ha una storia e nemmeno un nome), sfiducia delle persone nell’andare al cinema. Ha avuto più successo il trailer che il film, i critici lo hanno apprezzato ma non amato: io l’ho amato e vi spiego perché! Tenet è un film audace, uno dei più audaci nella storia del cinema: la trama complessa e piena di fisica teorica, le immagini controintuitive che non fanno seguire con facilità le scene, la decisione di girare tutto “in camera” e non con effetti speciali da green screen. Visivamente non abbiamo mai visto nulla di simile, solo l’idea di un combattimento tra due personaggi che vanno in direzioni opposte nel tempo è un qualcosa che solo a pensarla viene mal di testa.
E Christopher Nolan ce l’ha fatta di nuovo, tutto funziona con coerenza. C’è chi vi dirà di no, che alcune cose non tornano, io vi dico che tornano! L’ho visto due volte e seguito degli speciali, è solo molto difficile da capire. Ma qui è la genialità di Nolan, non serve capire, se vuoi capire mettiti a studiare, ma anche la fisica si deve vedere. Il fatto che una mela cada da un albero ci è normale non perché lo capiamo, ma perché sappiamo che la gravità ha quella direzione. Allora guardiamo questo film accettando di vedere una nuova fisica, di farcela piano piano diventare “normale”, gustiamoci il film, poi solo infine proviamo a capire.
Il reparto attoriale è eccellente: John David Washington fa delle cose assurde senza controfigure (degno figlio di Denzel).
Pattinson ha un personaggio la cui storia alla fine risulta la più interessante, Branagh è un cattivo autentico e credibile. La fotografia? Non ne parliamo: immacolata!
Ho voglia di vederlo e rivederlo, solo manca quell’impatto emotivo appena accennato nel finale, sappiamo troppo poco dei nostri eroi, troppo poco perché ci entrino nel cuore.
Nolan ce l’hai fatta di nuovo, anche se non è perfetto. Tanti lo criticano, ma chi è capace di fare cinema così? Ne riparleremo tra 50 anni.

Voto CinemaScopio: 8 e ½

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Il sospetto

Regia di T. Vinterberg, con M. Mikkelsen, T. Bo Larsen, L. Fogelstrøm

Danimarca, un insegnante di scuole superiori si trova senza lavoro e inizia a lavorare nell’asilo nido del suo paese: molto amato dai bambini, stimato dai colleghi ed è amico di buona parte dei genitori (molti dei quali sono suoi compagni di caccia). In più il figlio chiede di poter vivere con lui, con sua grande gioia, per cui quest’uomo mite inizia il suo riscatto nella vita grazie alla sua amabilità e gentilezza di cuore. Il dramma però è alle porte: la figlia del suo migliore amico racconta di aver subito un abuso, nel dubbio di questo sospetto la sua vita cambierà radicalmente. Mads Mikkelsen, vincitore a Cannes 2012 del premio a miglior attore, ci dà una recitazione di rara intensità per una storia che, se sembra già sentita, non è mai stata raccontata così.

Non serve per forza andare in America per trovare un gran film. Il sospetto non ha un gran budget ma tocca corde che tanti film non sono riusciti nemmeno a sfiorare. A differenza del titolo italiano (in danese sarebbe stato La caccia), noi non abbiamo alcun sospetto: sappiamo che il protagonista è innocente, ma viviamo con lui tutto lo sconforto e la solitudine di svegliarsi una mattina ed essere “il mostro”. La sceneggiatura è così intelligente da farci immedesimare anche nei pensieri del figlio, dei genitori dei ragazzi dell’asilo, fino anche a quelli della bambina da cui tutto è partito. Non vi sono colpevoli evidenti, solo tanta incomunicabilità e tanto dolore. Un film adulto su un tema tanto delicato.
Ultima menzione sul titolo: La caccia sarebbe stato davvero più evocativo data l’importanza di questa attività nella storia raccontata, ma si sa, noi italiani scegliamo sempre la strada più ovvia (e spesso banale).

Voto CinemaScopio: 8

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