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Eredi delle promesse

Dic 24, 2020 | Gocce di scrittura

GOCCE DI SCRITTURA

L’Epistola agli Ebrei /7
Eredi delle promesse
(Eb 5,11-6,20)

Di Giuseppe Pandolfo

L’autore di Ebrei invita i destinatari del suo discorso a non essere pigri o indolenti, ma imitatori di coloro che con la fede sono diventati eredi delle promesse (cfr. Eb 5,11; 6,12). Egli infatti sta iniziando una riflessione sul sacerdozio di Cristo visto in una comprensione diversa rispetto a quello levitico dell’AT.
Fino a Gesù infatti il sacerdozio era “levitico”, in quanto era una prerogativa della tribù di Levi e si ereditava per discendenza. Se Gesù è sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek (cfr. Eb 5,10), ciò equivale a dire che il suo sacerdozio non è ereditato per una linea genealogica. Infatti Melchìsedek che conosciamo grazie a Gen 14,18, lo troviamo mentre benedice Abramo dopo aver presentato le offerte a Dio. Una lettura canonica di questi elementi biblici (ovvero che tenga conto del canone dei testi sacri nel loro insieme) ci suggerisce che tutto questo tocca la nostra vita in quanto aderenti a Cristo per il Battesimo. Nella vicenda di Abramo sappiamo che Dio ha fatto a lui un giuramento e una promessa: renderlo padre di una moltitudine di persone, i quali ereditano le promesse del Signore grazie alla fede e non alla propria appartenenza ad una cerchia ristretta.
L’autore sembra voler dare attenzione ad un aspetto non trascurabile che riguarda gli stessi interlocutori della sua omelia;
egli li ha invitati a imitare gli eredi della promessa (cfr. Eb 6,12) che sono i patriarchi e in particolare lo stesso Abramo.
Nella storia di Abramo, in particolare in Gen 22,17-18, subito dopo la legatura di Isacco, Dio fa questo giuramento e promette quanto è ricordato poi in Eb 6,18 con la menzione dei “due atti irrevocabili”. Questi a loro volta sono accostati al versetto 4 del Salmo 110 (109), in cui si parla di un giuramento del Signore con cui egli proclama il Messia sacerdote secondo l’ordine di Melchìsedek. La promessa e il giuramento trovano la loro attuazione nel sacerdozio di Cristo che si fonda su un dono e non su un diritto di discendenza. Proprio in questo risiede la garanzia della speranza, non solo di coloro che sono stati eredi delle promesse, ma anche di tutti coloro che continuano a perseverare e sperare in quelle stesse promesse.

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