dal 1953 la voce di San Gaspare nel mondo

Emmanuele (che significa: “Dio con noi”)

Gen 11, 2021

Di Terenzio Pastore

Nell’inaugurare il Tempio di Gerusalemme, con cui finalmente il popolo d’Israele ha un luogo dove poter incontrare il Signore, il Re Salomone esclama: “Ma è proprio vero che Dio abita con gli uomini sulla terra? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti; quanto meno questa casa che io ho costruita!” (2 Cr 6,18). Roba da stropicciarsi gli occhi, insomma, da fare salti di gioia: c’è finalmente un posto dove poter incontrare il Dio Eterno, Creatore, Onnipotente! E Salomone, continuando la sua preghiera, chiede a Dio di ascoltare e perdonare tutti quelli che si sarebbero rivolti a Lui andando al Tempio.
Circa mille anni dopo, un angelo appare in sogno a un giovane − proprio un discendente di Salomone − confuso e turbato da quanto appreso il giorno prima: “Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo” (Mt 1,20). A lui, come padre, spetterà dargli il nome, Gesù, cioè Dio salva. Subito dopo, l’Evangelista Matteo ricorda che secoli prima Dio aveva preannunziato questo evento, con il Profeta Isaia: “Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele, che significa Dio con noi” (Mt 1,23).
Lo stesso Evangelista conclude il suo scritto con le parole che Gesù Risorto rivolge agli Undici prima dell’Ascensione: “Gesù si avvicinò e disse loro: «A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ed ecco, io sono con voi tutti i giorni,
fino alla fine del mondo»” (Mt 28,18-20).
L’Evangelista Giovanni, invece, nel suo prologo, dopo aver proclamato l’eternità di Dio − “In principio era il Verbo, il Verbo era presso Dio e il Verbo era Dio” (Gv 1,1) − ne annunzia l’eterna presenza nella storia: “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Gv 1,14).
Da quel Natale, nessuno dovrà mai più pensare di essere da solo! Da quel Natale, nessuno dovrà più dubitare di poter ricevere la salvezza di Dio.
Da quel Natale, però, chi si attendeva la scomparsa del male dalla storia dell’umanità è rimasto deluso: il male continua a convivere con il bene, grano e zizzania crescono insieme, in noi e intorno a noi.
Per sperimentare la presenza e la salvezza di Dio è necessario accoglierlo: lo stesso Giovanni, sempre nel Prologo, ci pone davanti questa decisione: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto. A quanti però l’hanno accolto, ha dato potere di diventare figli di Dio” (Gv 1,11-12).

Dio è con noi: possiamo vivere con speranza ogni situazione! Quante difficoltà, nella vita personale, familiare, o sociale di ciascuno di noi. L’anno che volge al termine sarà ricordato per un’inattesa e nefasta pandemia che, oltre a mietere vittime, sta mettendo in ginocchio il
mondo intero. C’è da reagire, insieme, come ha ricordato Papa Francesco: “Un virus che non conosce barriere, frontiere o distinzioni culturali e politiche deve essere affrontato con un amore senza barriere, frontiere o distinzioni” (Udienza generale del 9 settembre 2020).

Dio è con noi: Gesù Risorto ci invita a guardare oltre la vita terrena! Se il dolore è atroce, se la morte si affaccia, a volte improvvisa, non smettiamo di confidare in Gesù. La nostra vita non si gioca tutta su questa terra. C’è un orizzonte molto più ampio: Dio Amore si fa uno di noi per renderci partecipi del Suo Regno di amore, di giustizia, di pace, per spalancarci l’eternità.

Dio è con noi: edifichiamo ogni giorno il Suo Regno scegliendo il bene, offrendo tutte le nostre sofferenze, facendo della nostra vita un dono! Nel 2001 Giovanni Paolo II rivolse a noi Missionari l’invito a prenderci cura di ogni aspetto della vita umana, un invito che tocca
ogni battezzato: “Vi chiedo di perseguire i vostri sforzi volti all’edificazione della civiltà della vita, tutelando la vita umana, da quella del nascituro a quella dell’anziano e dell’infermo, e promuovendo la dignità di ogni persona umana, in particolare dei deboli e di quanti sono privati del diritto di godere delle risorse della terra. Vi esorto a perseguire una missione di riconciliazione, mentre lavorate per edificare
società sconvolte dalla lotta civile, anche riunendo le vittime e gli artefici della violenza con spirito di perdono”.
A questo punto devo ricorrere a una “sottopassword”, per riprendere l’argomento del numero precedente, uno degli ambiti in cui ciascuno è chiamato a fare la sua parte: CARAMELLE!

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