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Quaresima. Uscire da… Uscire per…

Di Domenico Barbati

In questo tempo di profondi cambiamenti, prodotti dalla globalizzazione e dalla pandemia del coronavirus, la fede è chiamata a dare delle risposte.
In tale prospettiva si deve sentire urgente e significativo, specialmente in questo periodo di quaresima, l’invito di Dio ad Abramo: “Esci dalla tua terra e va verso il paese che io ti indicherò” (cfr. Gen 12,1).
Uscire, dunque, da dove?
Per andare verso quale meta?
Seguendo quale rotta provvisoria?
Si tratta di uscire dalla tentazione e dalla paura.
La tentazione è quella di possedere la verità chiara e immutabile e, quindi, non da ricercare e/o rileggere. La paura è quella di perdere la propria identità, di alterare il messaggio nel mescolamento con altre culture e religioni, di sbagliare percorso, di cadere in un sincretismo confusionario.
Le paure sono comprensibili e salutari per scrollarci di dosso sia l’immobilismo, che ci potrebbe chiudere in un recinto più o meno settario, sia un’apertura altezzosa, per conquistare le genti a Cristo, invece di proporre loro il Vangelo della salvezza.
Per questo esodo, per questo viaggio, purtroppo, non c’è una mappa già pronta.
Del resto anche Abramo, quando è uscito dalla sua terra, non aveva un itinerario ben determinato, ma ha capito man mano ed ha cambiato strada più volte.
Noi oggi non abbiamo mappe ben precise, ma non ci mancano indicazioni.
Si tratta di riscoprire, al presente, il senso dell’esodo, che fa del cristiano un pellegrino in cerca di una meta, della Meta.
È l’indicazione essenziale.
Eccone alcuni tratti che sono riuscito a individuare.

– Uscire per contribuire, come chiesa-comunità e come singoli, alla nascita e alla diffusione della solidarietà e della giustizia, presupposti della libertà e della pace.
– Uscire per seminare il lievito delle beatitudini: proposta di mitezza, non competitività esasperata; giustizia, non sfruttamento.
– Uscire per scoprire, come i discepoli di Emmaus, Dio quale compagno di viaggio di ogni uomo a cui parla, segretamente.
– Uscire per inventare insieme allo Spirito una chiesa compagna dell’umanità, di cui condividere gioie, speranze, pene, e presso cui testimoniare e annunciare l’infinita benevolenza e misericordia di Dio.

È tempo di cominciare, anzi di mettersi insieme a coloro che già camminano su questi sentieri.
È tempo di radicarci nella fiducia, quella di chi si affida allo Spirito e lo invoca perché ci aiuti ad accogliere la luce e la forza di una fede itinerante ed operosa.

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