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I riti di conclusione invio in missione

Lug 5, 2021

Di Giacomo Manzo

Canto iniziale: : Scendi su di noi

Esposizione eucaristica

Dal Vangelo secondo Matteo (10,1-10):
«1 Chiamati a sé i suoi dodici discepoli, diede loro potere sugli spiriti impuri per scacciarli e guarire ogni malattia e ogni infermità.
2 I nomi dei dodici apostoli sono: primo, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello; Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello;
3 Filippo e Bartolomeo; Tommaso e Matteo il pubblicano; Giacomo, figlio di Alfeo, e Taddeo;
4 Simone il Cananeo e Giuda l’Iscariota, colui che poi lo tradì.
5 Questi sono i Dodici che Gesù inviò, ordinando loro: “Non andate fra i pagani e non entrate nelle città dei Samaritani;
6 rivolgetevi piuttosto alle pecore perdute della casa d’Israele.
7 Strada facendo, predicate, dicendo che il regno dei cieli è vicino.
8 Guarite gli infermi, risuscitate i morti, purificate i lebbrosi, scacciate i demòni. Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date.
9 Non procuratevi oro né argento, né denaro nelle vostre cinture,
10 né sacca da viaggio, né due tuniche, né sandali, né bastone, perché chi lavora ha diritto al suo nutrimento”».

GRATUITAMENTE AVETE RICEVUTO, GRATUITAMENTE DATE

Abbiamo visto i gesti eucaristici del prendere il pane, poi benedirlo, quindi spezzarlo. Ma poi c’è l’ultimo gesto che è quello proprio di darlo. Tutti i passaggi sono ovviamente legati: Gesù questo pane lo può dare solo dopo che lo ha preso, perché Dio non può trasformare qualcosa se prima non lo può prendere.
Quindi, è anche necessario che prima lo deve riempire di una Parola nuova con la benedizione perché sia trasformato.
Quindi, ancora, questo pane deve essere spezzato. Infine ci rendiamo conto della fine, ma ancor meglio del fine per cui tutto questo è stato fatto. Perché, appunto, questo pane sia dato.
Tutto ciò che Cristo ha preso, ha benedetto, ha spezzato alla fin fine è per noi, per la nostra vita. Quindi, riferendoci più direttamente a noi stessi, ecco che anche la nostra vita ha un fine: essere donata da Cristo agli altri. Cioè che noi siamo un regalo per gli altri.
Questo brano del Vangelo ci parla della costituzione del corpo dei discepoli, i quali poi vengono inviati in missione secondo questo criterio: “gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date”. Lo stesso verbo “dare” che caratterizza l’ultimo gesto eucaristico.
Questo verbo “dare” in primo luogo ha proprio un significato di regalo, di dono. Una volta che si è ricevuta una parola nel cuore e ci si è lasciati ristrutturare da questa parola, ecco che si diventa un regalo. Finché noi abbiamo il nostro ego come fine dei nostri atti, non compiamo veri atti umani. L’egoismo prima ancora che un atto brutto, è un atto incompleto, perché non dà ragione delle cose. La nostra vita non è fatta per la solitudine, non è fatta per essere posseduta da noi stessi e basta, ma è fatta per essere donata, regalata.
Alla fine della nostra vita, la domanda decisiva sarà se veramente ci siamo dati a qualcuno, se veramente abbiamo servito qualcuno, se alla fine Dio ha vinto la nostra resistenza, ci ha spezzato, ci ha messo nel cuore una benedizione, se ci ha potuto prendere e, quindi, ci ha potuto donare. Noi dobbiamo considerare questo come il fine del nostro processo: diventare un regalo. Senza questa logica non capiamo più tante cose che facciamo.
Cos’è l’amicizia se non un regalo reciproco? Cos’è la paternità se non un dono di sé? Cos’è la vita se non un essere-per?
Che cos’è il lavoro se non un servizio?

Canto: Beati voi

IL REGNO DEI CIELI
SI AVVICINA

La Chiesa è missionaria perché ha la sua origine e il suo termine nella Trinità, che è Dio in missione. E se io e te siamo stati pensati e siamo venuti al mondo è perché Dio non è stato immobile nella propria perfezione. Essendo Amore, Dio si muove e genera, inventa e crea, si dà da fare. Facciamo così anche noi che siamo sua immagine: più amiamo e più siamo dinamici e creativi. Gesù viene mandato dal Padre per noi: è il Figlio che è venuto per trasformarci in figli. Pure lo Spirito Santo è inviato a noi come testimone e consolatore.
Quindi anche i discepoli sono “apostoli”, cioè tradotto dal greco: “inviati”. Se la Trinità è in missione, la Chiesa, raccolta intorno a Gesù dagli Apostoli, è anch’essa missionaria e lo è sempre stata nella sua storia. Dove c’è un cristiano autentico c’è una missione. Gesù invia tutti i suoi discepoli, vale a dire tutti i battezzati. Dunque anche noi. Poi, certo, gli PREGHIAMO COL SALMO apostoli hanno uno speciale incarico di governo, ma l’invio è per tutti. Non spetta solo ai presbiteri.
È il battesimo che ci abilita a essere portatori e testimoni del Vangelo. Il messaggio del Vangelo è secco: “il regno dei cieli è vicino”, anzi letteralmente è un verbo: “si avvicina”. Il Regno dei Cieli è Gesù, che abbiamo sperimentato essere l’unico Salvatore. Soltanto in Lui c’è salvezza. Noi come uomini non salviamo proprio nessuno, per questo l’invio in missione è una chiamata soltanto a testimoniare, non a salvare. Il che è anche meno complicato!
Il Regno dei Cieli è Gesù, che unendoci a Lui, ci dona la vita dei figli di Dio. Con Lui la nostra esistenza cambia totalmente. Questo non possiamo non annunciarlo a tutti. Lui è l’Uno Necessario.
Se abbiamo quest’Uno messo prima, il matrimonio è lo zero che diventa dieci; i figli un altro zero che fa 100; il lavoro uno zero ancora che fa 1000… e via di seguito. Quando manca l’Uno Necessario, tutto alla fine diventa zero, cioè inconsistente, non durevole, incapace di saziarci e di strapparci dalla solitudine. È solo questione di tempo. Spesso noi cerchiamo di esistere, di dare pienezza alla vita alimentandoci di ciò che non è Dio.
Ma adesso abbiamo Gesù accanto. Gesù che si avvicina, che è a un passo da noi.
Egli vuole creare una comunione con noi, perché è venuto affinché avessimo la vita e l’avessimo piena, eterna. Gesù è il Tu che il nostro io cerca da sempre, anche inconsapevolmente. Egli non ci sottrae nulla. Non entra in competizione con quanto abbiamo e amiamo. Solo vuole dare una consistenza d’eternità a noi stessi e a tutto.

PADRE NOSTRO

Preghiamo.
O Dio, che in questo sacramento della nostra redenzione ci comunichi la dolcezza del tuo amore, ravviva in noi l’ardente desiderio di partecipare al convito eterno del tuo regno. Per Cristo nostro Signore.
Benedizione eucaristica.
Canto finale: L’arma di ogni tempo

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