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Sinfonia e Vita

Di Federico Maria Rossi

C’è un viaggio che ognuno di noi deve compiere: una porta socchiusa, una strada che si apre, un sentiero che ci invita. E c’è un «destino che bussa alla porta» ogni volta che preferiamo un cenacolo chiuso ai confini della terra.

La Quinta Sinfonia di Beethoven è, a mio avviso, un affresco eroico e pieno di quello che è la vita − e soprattutto la vita cristiana. Non nasconde niente: dolori, drammi, gioie, euforie, cadute e serenità.

Si apre improvvisa e già drammatica − e subito il secondo tema parla di conforto e speranza. Si apre in modo quasi tragico, attraversa un secondo movimento di riflessione e di slanci luminosi, si spalanca in un terzo e in un quarto movimento pieni di gloria e di sole, che parlano della vittoria ultima e certa.

Il tema che apre la Quinta è notissimo, anche ai più «digiuni» di musica: lungo solo quattro note, tre sol e un si bemolle, è una porta che si spalanca e ci invita a un viaggio. È incipit e compagno di via, è quel dramma improvviso, quel vento impetuoso che apre le nostre riserve e ci invita a seguirlo. Sono solo quattro note, ma sono così «dense e significative da generare un intero movimento sinfonico» (Leonard Bernstein).

Perché la potenza vera di un tema sta nelle note che seguono, nella possibilità di invitare e sostenere uno sviluppo. Allo stesso modo, la potenza di una parola spesso non è nel suo equilibrio cristallino, ma nell’azione che genera, nella spinta che crea, nella vita che fa germogliare, nei passi che produce: «Esci dalla tua terra e va’!», «Ragazzina, io ti dico: Àlzati!».

Così è questo primo tema: è un imprevisto che distrugge la stasi, che sconvolge quell’afa esangue che opprime la vita.

Certo, il tono minore lascia aperti spazi di incertezza, fa nascere domande non prive di inquietudine, ma forse non è così per molti momenti di svolta? È quella «santa inquietudine» che lo Spirito Santo ci suscita per indicarci la via, per invitarci a conversione, perché possiamo tornare a seguirLo con tutto il cuore.

Come il tema d’apertura, anche il Testimone fedele «sta alla porta e bussa»: se il nostro peccato ha paura, il nostro cuore però sente anche la promessa di una possibilità nuova.

Il secondo movimento è «[…] nobile, solenne. Comunica verità essenziali, che parlano direttamente al cuore». È costruire una relazione dopo la turbolenza dell’innamoramento, è il cammino fedele di ogni giorno dopo la conversione. I temi proposti si intrecciano e riaffiorano di variazione in variazione, mescolando leggerezza e riscatto, solennità e «richieste di aiuto». È il tempo umile delle fondamenta e dei primi sviluppi, del mattone e del cemento, sotto il sole e la pioggia leggera. Quella fatica nobile e grata per la gloria finale.

L’apertura del terzo movimento sembra rimettere in discussione tutta la serenità conquistata finora: «Un motivo fosco sembra colorare di scuro e lanciare una domanda: “Siamo in un luogo differente da quelli conosciuti finora?”».

Ma è solo un momento, un’ombra cupa che subito passa, come il passare di nuvole minacciose che il sole presto dissolve. Scoppia d’improvviso un’energia fresca e vitale che tutto «travolge con la sua passione fantastica e folgorante».

E, in questa gioia, non c’è quasi tempo per riprendere fiato: senza pausa alcuna inizia il quarto
movimento, saldato al terzo in uno slancio di pura gloria. «Siamo al trionfo, all’apoteosi, alla vittoria totale». Tutta l’orchestra si smuove in un crescendo e in una coda che prolunga il giubilo.

Beethoven condensa in mezz’ora il viaggio di una vita, un viaggio lungo molti mesi. La Quinta è stata una fatica durata più di tre anni, passata attraverso modifiche e correzioni, pezzi scartati e parti riscritte.

Una ricerca della perfezione, «una lotta movimento dopo movimento, sinfonia dopo sinfonia, sempre cercando e rifiutando nella dedicazione costante a un principio di inevitabilità» (L. Bernstein).

E tutto questo per lasciarci, alla fine del viaggio, «con la sensazione che c’è qualcosa di giusto nel mondo, qualcosa che ci soddisfa in tutto». Proprio questo è la musica vera: un anticipo di paradiso, della Gloria piena e senza fine che è promessa ad ogni cristiano. (Le citazioni di Bernstein vengono da questo video: https://youtu.be/mu2HJerMp8A illuminante, consigliatissimo. Il resto delle citazioni viene da AA. VV., Spirto gentil, 105−112).

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Echi dell’anima – 2

Omnibus: Bernstein and Beethoven’s Fifth Symphony (Nov. 14, 1954)

Live on CBS, November 14, 1954. Leonard Bernstein and the Symphony of the Air. This program features a (mostly) restored soundtrack utilizing an off-air recording made during the afternoon of the broadcast. The audio (which kicks in after the introduction) is far superior to the kinescope audio.

At the suggestion of the show’s producers, Bernstein put together a program about the genesis of Beethoven’s Fifth Symphony using sketches discarded by the composer. The scholarly nature of this material could have been impossibly bookish and was something of a gamble for the mass medium of television. Bernstein, however, made the subject seem vivid and vital through his clear, unprententious writing and clever metaphors.

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