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Sposarsi: Tradizione, diritto o vocazione?

Set 27, 2021

Di Eric Strollo

na promessa non è un documento e per amarci non ci servirà»: si conclude così una canzone di Laura Pausini (Il nostro amore quotidiano). Il matrimonio è forse il sacramento più frainteso dei sette. Per molti un retaggio da superare, per altri una tradizione da rispettare, per pochi una missione da compiere. Lo scorso mese di giugno ha visto sovrapporsi due ricorrenze. Da una parte è stato dedicato al tema La bellezza del matrimonio con l’intenzione di preghiera per i giovani fidanzati e dall’altra è stato celebrato in tutto il mondo come Pride Month, in nome e per la difesa dei diritti delle persone appartenenti alla “comunità LGBTQIA+”. Da una parte, papa Francesco, con un video messaggio, incoraggia i giovani, spesso sfiduciati, a credere ancora che vale la pena sposarsi: «È vero quello che dicono alcuni, che i giovani non vogliono sposarsi, specialmente in questi tempi così duri?
Sposarsi e condividere la vita è una cosa bella. È un viaggio impegnativo, a volte
difficile, a volte anche conflittuale, ma vale la pena rischiare. E in questo viaggio di tutta la vita, la sposa e lo sposo non sono soli: li accompagna Gesù». Dall’altra parte, tante persone scendono in piazza per rivendicare il “diritto a sposarsi” e si battono affinché la Chiesa cattolica “allarghi” i propri orizzonti. Insomma, chi ha il pane non ha i denti e chi ha i denti non ha il pane?
Per capire meglio la questione occorre fare chiarezza su un punto. Il matrimonio non è un “documento” – come la Pausini sembra affermare –, ma un sacramento. Non si tratta di chiedere alla Chiesa un’autorizzazione ad amarsi, né semplicemente di chiedere al prete una benedizione “speciale”. Ricordiamolo: i ministri del matrimonio sono lo sposo e la sposa.
Il sacerdote, pur se presente, non è ministro del sacramento delle nozze. Questo
puntualizza anche il numero 75 dell’enciclica di Papa Francesco Amoris Laetitia.
Gli sposi, da discepoli di Gesù Cristo, si sentono chiamati da Lui a qualcosa di grande, ad essere “missione” per il mondo. Gli sposi si donano insieme a Dio per la gloria del Regno, per seminare amore, per annunciare il Vangelo, per testimoniare a ogni persona l’infinita misericordia del Padre. Continua il Papa: «Il matrimonio non è solo un atto “sociale”: è una vocazione che nasce dal cuore, è una decisione consapevole per tutta la vita, che richiede una preparazione specifica. Per favore, non dimenticatelo mai! Dio ha un sogno per noi, l’amore, e ci chiede di farlo nostro. Facciamo nostro l’amore, che è il sogno di Dio». Insomma, potremmo dire che “sposarsi è una cosa seria!”. Almeno quanto essere ordinato prete! Per questo è una vocazione: è il modo con cui due giovani possono concretamente amare ed essere amati. E allora, se è una vocazione, non può essere un diritto.
Come non è un diritto diventare sacerdoti o avere un figlio! Da cristiani crediamo in un Dio che ci ama e che ci chi-ama. A noi spetta la risposta. Perché l’amore non si può pretendere, ma solo donare!
La pastorale giovanile, oggi, non può non confrontarsi con questi temi. Sarebbe utile a tal proposito, oltre a curare la catechesi per la preparazione “remota” al matrimonio, proporre la testimonianza diretta di coppie cristiane appena sposate o l’esperienza spirituale di giovani sante e santi. Il 24 ottobre prossimo sarà beatificata la riminese Sandra Sabattini, da tutti acclamata come la “santa fidanzata”. Arriva all’onore degli altari dopo una causa durata 13 anni e prima del fondatore dell’associazione “Papa Giovanni XXIII” a cui apparteneva don Oreste Benzi. Sandra incontra lui e la sua comunità a 12 anni. Due anni dopo partecipa a un soggiorno per adolescenti sulle Dolomiti con disabili gravi. Al ritorno ha le idee chiarissime: «Ci siamo spezzati le ossa, ma quella è gente che io non abbandonerò mai». Si spende così nel servizio per i più fragili e per i tossicodipendenti, e va a cercare i poveri di casa in casa.
Amante della corsa e del canto, brava a districarsi al pianoforte, Sandra cercava
di discernere in ogni fatto, persona e situazione la presenza e la volontà di Dio.
«Oggi c’è un’inflazione di buoni cristiani – dirà – mentre il mondo ha bisogno di santi». In Comunità conosce un giovane, Guido, che ha i suoi stessi ideali e col quale condivide il lavoro verso gli ultimi; nasce una reciproca simpatia. Scrive nel suo diario: «Quel sentimento sta diventando qualcosa di sempre più certo e rassicurante. Grazie, Signore». Camminano insieme, fidanzati, ma come se non lo fossero, secondo i criteri del mondo. Sognano insieme di andare in Africa in una comunità della “Papa Giovanni” per donarsi insieme agli ultimi.
Sandra nel suo fidanzamento ha un segreto: il centro non è l’altro, non è nemmeno la relazione, ma è l’amicizia con Cristo «povero e servo». In Lui radica il suo amore, in Lui ama il suo fidanzato.
Una volta incontrato Gesù personalmente, lei non ha più potuto fare a meno di amarlo e di servirlo soprattutto nei poveri e nella “povertà-fragilità” del suo fidanzato. All’età di 23 anni, due giorni prima dell’incidente che le costò la vita, scrive nel Diario: «Non è mia questa vita che sta evolvendosi, ritmata da un regolare respiro che non è mio, allietata da una serena giornata che non è mia. Non c’è nulla a questo mondo che sia tuo. Sandra, renditene conto! È tutto un dono su cui il “Donatore” può intervenire quando e come vuole. Abbi cura del regalo fattoti, rendilo più bello e pieno per quando sarà l’ora».

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