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Letture utopiche tra sogni e incubi

Ott 11, 2021

Di Paolo Gulisano

Cinquecento anni fa un avvocato e intelligente uomo di cultura inglese, Tommaso Moro, pubblicava un interessantissimo libro intitolato Utopia.
Questa parola era uscita dalla fantasia del suo inventore. Letteralmente − dal greco − significava “un luogo che non c’è”.
Che non c’è ma che potrebbe anche esserci. Un luogo ideale, migliore di quello in cui viviamo. Con l’opera di Tommaso Moro − che anni dopo dovette affrontare il martirio per essere rimasto fedele alla Chiesa Cattolica durante l’apostasia del re inglese Enrico VIII − nasceva un genere letterario, denominato utopico, che avrebbe dato nel corso dei secoli molte opere interessanti. Oltre alle utopie “positive”, che immaginavano un mondo migliore, nacquero anche molte utopie negative, denominate “distopie”. Scenari da incubo per un futuro variamente immaginato nei suoi aspetti più inquietanti.
Oggi viviamo in una situazione, quella della “rivoluzione pandemica”, che ricorda molto queste distopie. Nel corso della pausa estiva, potrebbe essere utile e interessante dedicarsi a questo tipo di narrativa, andando a riscoprire libri che fanno molto pensare, e pertanto preziosi in un tempo come questo dove i lavaggi mediatici del cervello stanno ottundendo la capacità di pensare.
Iniziamo perciò questa galleria di opere distopiche da un libro scritto 200 anni fa da una ragazza inglese che aveva solo 21 anni: il Frankenstein di Mary Shelley.
Con Frankenstein l’utopia diventa non più un luogo, ma un tempo, un futuro prossimo venturo.
Il filone si consoliderà nella seconda metà del secolo, ad opera di due scrittori geniali e di immensa popolarità, cioè Jules Verne e Herbert George Wells. Non si parlerà più, tuttavia, di utopia, ma di Fantascienza, o Fantapolitica, e il genere troverà ulteriori, fortunati sviluppi nel secolo seguente. Un genere che spesso avrà una posizione critica nei confronti del progresso tecnologico, ovvero della capacità dell’uomo di controllarlo e di farne un uso intelligente. La più famosa di queste distopie è probabilmente 1984 di George Orwell, un libro uscito nel 1948.
Gli elementi positivi e affascinanti di questo romanzo stanno nell’esaltazione dell’individuo che si oppone al sistema, un uomo comune che si erge, con la sua piccola e banale vita, a contestare, a fermare il potere devastante del Grande Fratello. Orwell non ha una prospettiva religiosa, bensì scettica, che parte dal desiderio di libertà dell’uomo, del piccolo uomo comune che cerca di sopravvivere al peso schiacciante del dominio, del controllo esercitato non solo a livello sociale, ma anche individuale, dal potere, rappresentato da quella espressione – il Grande Fratello − ovvero un potere impersonale, senza nome e senza volto, semplicemente l’occhio che ti scruta ovunque vai, in tutti i momenti particolari della vita.
Un antidoto a questo potere è la memoria. La memoria contro la dimenticanza, che è invece uno degli strumenti del Grande Fratello. Ogni totalitarismo è, prima e al di là di ogni colore politico ed ideologico, un enorme laboratorio per la trasformazione della natura umana e la creazione di una sorta di nuova specie. È proprio per questo motivo che il lettore di 1984 non può non assistere con trepidazione e angoscia alla sorte del protagonista, Winston Smith, l’ultimo uomo, da riassorbire dal corpo sociale senza volto come una cellula tumorale. L’obiettivo del Potere è, in ultima analisi, il completo controllo del pensiero e della coscienza. L’obiettivo è giungere ad un pensiero unico.
E se uno non si adegua, scattano le sanzioni per quello che viene definito psicoreato. La colpa di pensare con la propria testa, di usare la propria coscienza anziché quella immateriale, collettiva. La coercizione usata dalla dittatura è subdola, apparentemente non violenta. Non è la brutale violenza del Nazismo e dello Stalinismo, ma non è meno efficace nel distruggere l’uomo.
Dopo quella di Orwell, la più celebre distopia è quella di Aldous Huxley.
Anche lui inglese, appartenente ad una famiglia importante dell’Inghilterra di allora, che annoverava personaggi di rilievo nel mondo accademico e scientifico, negli anni ’30, quando l’Europa e il mondo hanno visto l’affermarsi della rivoluzione comunista in Russia ed ora stanno assistendo alla crescita delle dittature nazifasciste, diede alle stampe un romanzo – Il mondo nuovo – che è uno dei più significativi esempi di romanzo utopistico, di Fanta−politica.
Huxley immagina, nel suo romanzo, un mondo dominato da un totalitarismo soft, anche qui caratterizzato da un pensiero unico, così come un governo unico mondiale, che controlla strettamente ogni individuo. Questo è sicuramente un aspetto che emerge dalla letteratura inglese di anticipazione: è sempre la libertà dell’individuo ad essere rivendicata, a fronte dei vari tentativi di schiacciarla, di realizzare modelli− mostri, sia individuali che sociali. Queste mostruosità, però, ora non sono più identificate in singoli mostri, come nel caso di Frankenstein, e in questo sta la principale differenza fra la letteratura di anticipazione dell’Ottocento e quella del Novecento − bensì è la società che viene immaginata come qualcosa di mostruoso, contro cui combattere.
Infine, un libro distopico ma pieno di speranza cristiana (l’autore era un sacerdote cattolico) è Il Padrone del Mondo, di padre Robert Hugh Benson. L’autore immagina un mondo a venire, in uno scenario collocato agli inizi del XXI secolo. Benson immagina un mondo futuro dove un unico potere mondiale, un pensiero unico che si accanisce pesantemente, seppur in maniera molto subdola, contro il Cristianesimo. In particolare contro la Chiesa Cattolica. Quest’ultima sembra essere rimasta l’unico vero nemico: le ideologie contrapposte sono arrivate a una sorta di sintesi nel nome dell’umanitarismo, si è realizzato questo pensiero unico in cui si sono superati i conflitti fra le opposte ideologie liberale e socialista, e questo modello di grande governo umanitario mondiale impone a tutti un’unica visione delle cose e della vita. Uno scenario molto attuale. Benson, in fondo, aveva immaginato e descritto lo scenario attuale della globalizzazione, di un pensiero unico dove non si lascia spazio né parola o significatività a chi non si adegua a questo pensiero, a questo dettame apparentemente buono, umanitario e tollerante, in realtà profondamente intollerante.
Un mondo che ha rifiutato conoscenza, bellezza e verità, e soprattutto ha rifiutato Dio.

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