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Catechesi e Preghiera “La Porta”

Nov 8, 2021

Di Giacomo Manzo

Canto iniziale: : Scendi su di noi

Esposizione eucaristica

Dal Vangelo secondo Giovanni (7,7-10): « 7 Allora Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità io vi dico: io sono la porta delle pecore. 8 Tutti coloro che sono venuti prima di me, sono ladri e briganti; ma le pecore non li hanno ascoltati. 9 Io sono la porta: se uno entra attraverso di me, sarà salvato; entrerà e uscirà e troverà pascolo. 10 Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”».

LA PORTA DELLA
“VITA IN ABBONDANZA”

Gesù qui dice chiaramente che Lui è la “porta”. Ci chiediamo perché questo paragone? Che cos’è la porta? Cosa rappresenta? La porta è in fondo la rottura della continuità di un muro e, quindi, la possibilità di passare da uno spazio ad un altro. Pensiamo all’importanza nei tempi antichi delle porte della città. Ma anche nel nostro mondo molto informatizzato, le porte sono tutti gli accessi che ci permettono di entrare o meno in un programma o in un’applicazione. E così via. Cristo si definisce come la porta. Perché?
Perché molto spesso la nostra vita si trova nel contesto di un recinto chiuso, invalicabile. Può essere la solitudine che spesso viviamo, ma anche tutte quelle situazioni bloccate, come dei vicoli ciechi, che caratterizzano in molti casi le nostre vite e quelle di tante persone.
In fin dei conti, poi, anche la sofferenza, la malattia e la morte rappresentano altri esempi di “recinti chiusi”. Noi che abbiamo bisogno di relazioni e di comunione, ci ritroviamo così a vivere al chiuso, perché, appunto, ci manca la porta per andare altrove, per trovare un altro luogo.

L’amore di Cristo verso di me è, invece, quell’apertura verso la vita che cerchiamo, ossia è la nostra salvezza.
Ebbene sì la porta vera della nostra salvezza è Gesù Cristo. Perché questo?
Perché è la sua stessa persona ad avere la porta del suo cuore sempre aperta, nel senso che può essere sempre rifugio per tutti, anche per le persone che si sentono proprio indegne. Il suo Cuore trafitto ha la porta sempre aperta. Da quel cuore esce per ogni generazione sangue e acqua: il Battesimo e l’Eucarestia. Quel cuore è la Chiesa, cioè il Corpo di Gesù che noi abbiamo qui in terra lungo tutti i secoli. Di questa porta il libro dell’Apocalisse stesso dice: «Ecco, ho aperto davanti a te una porta che nessuno può chiudere» (Ap 3,8). Lo stesso libro ci fa vedere poi come la porta del Cuore di Cristo, che è spalancata, ci introduce tutti dentro una grande sala, che, appunto, è la Chiesa, nella quale abbiamo il trono della presenza di Dio per noi. In molti abbiamo sperimentato che tutte queste parole sono vere. La nostra esperienza di Chiesa è stata questa: abbiamo incontrato e conosciuto l’amore di Cristo e abbiamo cominciato a parlare cuore a cuore con Lui nella preghiera. Da qui ci si è aperto un mondo, un mondo nuovo. Ecco che siamo entrati nella sala grande, che è la Chiesa e qui abbiamo ancora di più fatto esperienza del trono della presenza di Dio. Qui abbiamo assaporato quanto può essere ricco di bene e di consolazione l’amore del Signore e, finalmente, il nostro cuore ha trovato pace, letizia e speranza. Il testo si conclude proprio con il dono della “vita in abbondanza”.
Questo è ciò che cerchiamo.

Canto: Ora che sei qui

UN ALTRO MONDO È POSSIBILE…
LA CHIESA

Qui si tratta di uscire dal vecchiume dei nostri recinti ed entrare finalmente nel nuovo! Quale? Papa Benedetto XVI scrisse proprio nel 2011 una lettera apostolica per l’anno della fede dal titolo La porta della fede. Qui scriveva appunto che questa porta che «introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi».

Ecco che, allora, abbiamo visto da dove bisogna uscire: il mondo dell’egoismo, delle chiusure e della vita isolata e autocentrata; ed ora vediamo anche dove bisogna entrare. Aggiungeva il Papa:
«Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo, mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito Santo, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui». Se la porta è Cristo, possiamo in un certo senso dire che la chiave
è lo Spirito Santo e il luogo in cui entriamo è la vita fatta di relazioni autentiche e di una comunione ricca di gioia. La Chiesa è questa compagnia formidabile che si contempla nella sua completezza proprio nella comunione dei santi, quando la vita divina ci coinvolgerà completamente. Quando si ha in comune il senso della vita, si ha in comune tutto della vita, sia le cose materiali che spirituali (L. Giussani).
Per questo la Chiesa è quel luogo in cui ogni persona è una piccola pietra in un grande mosaico.

Nella terminologia dei primi tempi della Chiesa si usa la parola koinonìa che indicava proprio una realtà di vita, un istituto, una societas non chiusa in se stessa, ma potentemente animata da un fervore comunicativo (L. Giussani).
Questo è stato ciò che sempre ha attratto i lontani dalla fede verso la Chiesa e i cristiani: vedere una comunità credibile e capace di relazioni amorevoli e di perdono impensabili al di fuori. Lo stesso Gesù ha detto chiaramente:
«Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri» (Gv 13,35). Questi sono da sempre i segni che chiamano alla fede: l’amore e l’unità (K. Arguello).
L’amore anche all’esterno e l’unità al suo interno. Chi entra in questa porta della Chiesa veramente conosce un mondo nuovo. Quante donne e quanti uomini, quanti ragazzi e giovani, quanti malati ed anziani, quanti emarginati e stranieri hanno fatto e continuano a fare esperienza di questa porta che, quando si è aperta nella propria vita, ci ha fatto entrare e sentire finalmente a casa. In quest’anno possiamo contemplare il mistero della Chiesa e la sua missione.
La Chiesa è il grande dono che ci ha lasciato Cristo, il suo vero capolavoro.
Vale la pena conoscerlo di più.

Padre Nostro

Preghiamo. Custodisci benigno, o Dio nostro Padre, il gregge che hai redento con il sangue prezioso del tuo Figlio, che qui contempliamo nel mirabile mistero eucaristico, e guidalo ai pascoli eterni del cielo. Per Cristo nostro Signore.

Benedizione eucaristica.

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