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Come un gatto in tangenziale 2 e Free guy

Nov 15, 2021 | Cinemascopio

Di Alberto Celani, CPPS

Cinema

Come un gatto in tangenziale 2
– Ritorno a Coccia di Morto

Regia di R. Milani: con P. Cortellesi,
A. Albanese, L.. Argentero

Seconda parte della storia di Monica e Giovanni, una donna della borgata Bastogi di Roma e un influente pensatore legato alla politica e ai progetti europei.
Nel primo film galeotta fu la storia d’amore tra i due figli adolescenti… adesso tutti si sono lasciati, sono passati tre anni, eppure le strade di questi due personaggi ormai iconici si rincrociano. Un film leggero, con buone risate, con molti stereotipi (ma come è giusto che sia se vuoi giocare su essi), ma il più grande pregio è l’essere riusciti di nuovo, forse anche di più, a mostrare il dramma della distanza sociale, dell’incomunicabilità, dell’abisso che esiste tra le vite di tante persone anche solo all’interno di una stessa città. Sì, ci sono riusciti! E, ancora più bello, con quella vena di speranza che solo l’ironia può tirar fuori.
Bravi!!!


Fare commedia non è così facile, nel senso di farla bene.
Questi due film, specie il secondo, mi hanno davvero colpito molto. A parte la bravura indiscussa di Cortellesi e Albanese, qui riscontro quella scrittura attenta e direi “ritmica” che permette a una storia di decollare alla grande. C’è tanto da ridere, specie sulle spalle delle nostre povere amiche suore, ma non ve la prendete a male, si parte sempre dal luogo comune se poi lo si vuole vincere e superare. Anche la visione della Chiesa, a detta di molti, potrebbe deludere, è quell’idea molto catto-comunista che piace a chi è fuori e poco a chi è dentro. È vero, però riflettiamoci: come Chiesa abbiamo ancora credito perché di fatto ci siamo sempre, specie dove non vuole stare nessuno, perché parliamo sempre con tutti, specie con chi non è etichettato come “giusto” dalla moralizzazione laicista. No, non siamo solo questo, anzi! Però rendiamoci conto che quando Gesù diceva che il primo comandamento e il secondo simile al primo sono: “Ama Dio” e “Ama il prossimo”, aveva creato un connubio davvero difficile che purifica l’amore egoistico negando l’ipocrisia del “solo Dio”, “solo carità”.
Ok, ho parlato davvero poco del film, ma visto che siamo una rivista cristiana credo che valga la pena fare qualche osservazione. Una cosa però del film la devo dire: non credev che si riuscisse ad arrivare (verso la fine) a un apice così elevato sul tema sociale su cui è incentrata la vicenda, semplicemente sorprendente! Ma per me il film doveva assolutamente finire lì, sarebbe stato eccezionale, quando arrivi al culmine emotivo e filosofico non puoi riscendere nel banale… purtroppo eccoci con un altro quarto d’ora, che sì fa ridere ma che di fatto non aggiunge nulla, un quarto d’ora che poteva essere tranquillamente l’inizio di un terzo film. L’arte di concludere bene è molto più rara da trovare di quella di ben iniziare.
P.S.: ma perché “ritorno a Coccia di Morto”? Non capisco come li scelgono questi titoli, aggiunta inutile.

Voto CinemaScopio: 8

Cinema

Free guy – Eroe per gioco

Regia di S. Levy: con R. Reynolds, J. Comer, T. Waititi

Un tizio di nome Guy (e guy in inglese sta per “tizio”) fa una vita molto ordinaria svegliandosi ogni giorno, salutando il suo pesciolino, andando a lavorare alla banca assieme al suo amico Buddy (“amico” in inglese) dove ogni giorno vengono ripetutamente rapinati da “quelli con gli occhiali da sole”. Ebbene sì, Guy è un personaggio di un videogioco e chi ha gli occhiali da sole sono i giocatori umani. Vabbè già lo avete capito: lui capisce di essere in un gioco, gli umani se ne rendono conto, c’è un cattivone assetato di soldi che vuole distruggerlo e altri che vogliono salvare la nuova intelligenza artificiale… Originale, vero? NO!

Un po’ di storia: a settembre esce Dune ma non faccio in tempo a vederlo per voi per recensirlo, peccato! Allora ripiego su questo film con ottime recensioni, anche se non mi interessava molto, e ne rimango così deluso che decido di tornare al cinema per Come un gatto in tangenziale 2, va bene ora sapete la verità.
Film che ti fa sempre sorridere, in attesa di ridere, ma non ridi mai (MAI). Scene d’azione ben fatte, tanto tanto tanto gergo da gamers che piacerà pure a loro ma che appesantisce il brodo. Taika Waititi come cattivo, che era una delle mie ragioni per vedere il film, che è un completo imbecille (è impossibile che tale personaggio sia un ricco imprenditore).
Sì lo so, è solo una commedia, ma la vicenda dell’intelligenza artificiale è messa così sul banale da essere sprecata. Un film fatto per ragazzi dai 13 ai 18 anni che si chiudono in stanza a giocare ai videogiochi, per quelli che a 20-30 anni ricordano quando lo facevano (o magari continuano) e niente di più.
Molto sopravvalutato

Voto CinemaScopio: 5

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