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Il ritmo dei passi

Di Federico Maria Rossi

C’è ritmo, nella nostra vita.
C’è ritmo nella musica, c’è ritmo nel respiro, c’è ritmo nello scorrere dei giorni. E c’è ritmo nei nostri passi.
Uno dei piaceri più grandi del mio tempo di riposo a casa, durante l’estate, è tornare a camminare per le strade di campagna dietro casa. Uscire dal cancello, scendere un viottolo sterrato, raggiungere cascina Assunta e la strada bianca fiancheggiata dai campi di granturco alti e verdeggianti. Uscire la sera, con il sole che piano si corica all’orizzonte e colora di arancio e rosa il cielo, le nuvole − e la strada che ancora conserva il calore della giornata.
Uscire e camminare. Uscire e correre. C’è la pigrizia del primo giorno, la difficoltà di rompere l’abitudine sedentaria accumulata un po’ durante l’anno. C’è la fatica del primo giorno − camminata leggera, senza forzare il passo, per ritrovare i luoghi conosciuti, per vedere come sono cambiati: quella casa ristrutturata, quella finestra chiusa, quella curva che non mi ricordavo.
E poi c’è il piacere dell’abitudine, di aspettare la sera per uscire, la gioia di quell’addomesticamento che chiede costanza e orari uguali: «Se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti», diceva la volpe al Piccolo Principe. Il rito di cambiarsi, di allacciarsi le scarpe, di scaldare i muscoli, di aprire il cancello. Il rito di partire.
C’è il rito del percorso, che mi piace tenere uguale: la strada entra nei piedi e nelle gambe, una memoria muscolare che libera mente e cuore. C’è lo sforzo, ma è sforzo del fisico che stanca e rilascia felicità. Poi ci sono i muscoli indolenziti, le prime volte, il fiato da recuperare, l’ultimo chilometro che pesa più degli altri: si può «scoprire il prezzo della felicità». Una felicità che si sente nei piedi, nelle gambe, in tutti i muscoli del corpo. Una felicità fresca di doccia e di appetito buono a cena in famiglia.
Ma cosa c’entra tutto questo con la musica? C’entra, perché il tempo del cammino è un tempo ottimo per l’ascolto. Si può ascoltare la campagna, il canto dei grilli tra le barbe del mais, il passare degli uccelli nel cielo, il frusciare delle lucertole che si nascondono ai bordi della strada. Si può ascoltare il battere dei piedi, il correre del cuore, l’aria che entra e che esce da bocca e polmoni.
Nel camminare, mi piace ascoltare chi mi sta vicino: mamma che racconta della giornata, di nonna che ancora ha la tenacia per lavare e storie di amici, vicini e lontani;
papà che discute di sapori e computer, che ha parole luminose e leggere; Cecilia che con le sue frasi dipinge nuvole e pensieri; o anche il mio cuore, quando sono solo.
Ma quando corro, è bello anche solo tornare a sentire qualcosa di leggero e ritmato: è sfogo, è carica, è incoraggiamento per mettere un passo davanti all’altro.
Quando arrivo a un terzo del percorso e sembra che le forze vacillino, quella canzone con la sua linea di basso, quell’assolo di batteria, quella hit coinvolgente mi spingono a non mollare, a non fermare i piedi, a correre ancora.
C’è un ritmo nella musica che sa accordarsi con il ritmo dei passi e con il ritmo del cuore. È così nelle passeggiate d’estate e nella vita di tutti i giorni. C’è un ritmo nel canto gregoriano che aiuta a pregare con un cuore solo. C’è un ritmo nelle sinfonie che tiene insieme tutti gli strumenti. C’è un ritmo nelle tarantelle che smuove gli animi sulle piazze di paese. E c’è un ritmo nelle nostre playlist che si unisce ai nostri passi, che ci spinge a correre.
Torniamo ad affinare le orecchie, per ritrovare le melodie che scandiscono i nostri giorni, e accompagniamo i nostri passi con il ritmo di una musica buona!

P.s.: se proprio non vi piace la playlist che vi proponiamo, potete sempre fare come Lucia, che quando cammina ascolta un audiolibro: musica, per le sue orecchie di letterata!.

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