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Il banchetto sacrificale

Dic 3, 2021

Di Giulio Martelli

Molto si parla oggi dell’Eucarestia come di un banchetto; poco si parla dell’Eucarestia come un sacrificio. Da questa constatazione scaturisce una domanda di fondo: l’Eucarestia può essere al tempo stesso banchetto e sacrificio? Se è facile mostrare che l’Eucarestia è un banchetto e un sacrificio, difficile è parlare del sacrificio per la particolare ambiguità del termine, la cui nozione tuttavia è preziosa per la fede.

1. L’Eucarestia è un banchetto.
Per un primo tempo tutto sembra indicarlo:

  • Proprio nel corso di un banchetto, più esattamente di una cena, cioè un banchetto della sera, Gesù ha preso il pane e il vino per donare il suo corpo e il suo sangue ai discepoli.
  • 25 anni dopo sarà ugualmente un banchetto, e un banchetto della sera, quella di cui parla Paolo nel capitolo 11 della prima lettera ai Corinzi, definendola “la Cena del Signore”, perché i primi cristiani continuavano quello che aveva fatto Gesù alla cena celebrando l’Eucarestia nel corso di un banchetto comunitario.
  • È vero che dall’anno 150 non si parlerà più di un banchetto di comunità, ma semplicemente di assemblea eucaristica “nel giorno del Signore”, come dirà Giustino, descrivendo la celebrazione eucaristica. Tale “omissione” si pensa possa essere giustificata dagli abusi segnalati e vivamente criticati da Paolo nella stessa prima lettera ai Corinzi.
  • È però altrettanto vero che, con o senza banchetto, sia al tempo di Paolo sia oggi, non c’è Eucarestia senza un mangiare e bere, per quanto ridotto al minimo. È il comando del Signore: «Prendete e mangiate, prendete e bevete». È questo il motivo per cui, malgrado la scomparsa del banchetto comunitario, durante il quale, o dopo, veniva celebrata l’Eucarestia, essa resta incomprensibile se si ignora il suo legame originale con il banchetto.
  • D’altro canto, il fatto che l’origine della Preghiera Eucaristica sia da cercare nella benedizione giudaica del banchetto e non in una preghiera sacrificale, rafforza il legame primitivo che unisce Eucarestia e banchetto.
  • Ad ogni modo, quali che siano i cambiamenti rituali sopraggiunti nel corso dei secoli l’Eucarestia non ha mai cessato di essere celebrata intorno a un tavolo e di ottenere un minimo di consumazione di pane e di vino consacrati. E ciò mostra chiaramente che il carattere di banchetto è essenziale all’Eucarestia. Nessuno può negare che l’Eucarestia sia un banchetto!

2. L’Eucarestia è un sacrificio.
Tuttavia il Concilio di Trento nel decreto sul sacrificio della Messa afferma:
«in questo divino sacrificio che si compie nella Messa è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che si immolò una sola volta cruentemente sull’altare della Croce (cfr. Eb 9, 28)» (sess. XXII, II).
È ciò che dicono le preghiere eucaristiche nel momento in cui, dopo il canto dell’anamnesi («Annunciamo la tua morte…»), il celebrante riprende la parola per compiere l’offerta sacrificale.
L’Eucarestia è dunque l’attualizzazione del sacrificio in cui il Cristo si è offerto in modo cruento sul Calvario e che continua ad offrire in modo incruento nella Messa.
L’Eucarestia è dunque un banchetto e un sacrificio! Ma questa giustapposizione non è sufficiente per farci entrare nella verità dell’atto liturgico. Se non ci si rende conto in che modo la Messa può essere un banchetto e un sacrificio si rischiano posizioni e teorie sconsiderate.
Ovviamente la fede supera le spiegazioni, ma non le elimina; ed anche su questo punto è il giudaismo che ci permette di comprendere meglio questa realtà centrale della fede cristiana.

3. L’Eucarestia è un banchetto sacrificale.
Nella liturgia giudaica del tempio, al tempo di Gesù, si celebrano tre tipi di sacrificio:

  • L’olocausto: la vittima viene interamente bruciata per significare che tutto viene da Dio e che tutto deve tornare a Lui.
  • L’espiazione: incentrata sul sangue, è l’offerta per il peccato (Lv 4) e per la riparazione (Lv 5,14-16).
  • La comunione (o pace): è un solo sacrificio ma in due tempi (cfr. Lv 7, 11- 15). Ci sono il tempo dell’immolazione della vittima al tempio e il tempo della consumazione a casa della vittima in un banchetto di “comunione” o di “pace” perché attraverso le tre parti che sono state fatte, tre commensali consumano la stessa vittima: Dio, il sacerdote e la famiglia e quindi entrano in comunione gli uni con gli altri.

Ripeto ancora: le due azioni distinte, sacrificio e banchetto, costituiscono di fatto un solo e medesimo atto cultuale.
Dobbiamo notare infine che questa liturgia, chiamata dai Settanta “sacrificio di comunione con azione di grazia” diverrà “sacrificio eucaristico” in Filone Alessandrino, giudeo contemporaneo di Gesù.
Ci avviciniamo allora al modo con cui i primi cristiani comprendevano la “cena del Signore” (1Cor 11, 20) come un “banchetto sacrificale di comunione”: «ogni volta che mangiate di questo pane e bevete al calice, voi annunziate la morte del Signore, finchè egli venga» (1Cor 11, 26).
La celebrazione dell’Eucarestia, dunque, è più di un banchetto e un sacrificio giustapposti. È un banchetto sacrificale in cui dopo il primo tempo storico del sacrificio sul Calvario la vittima viene consumata in un secondo tempo liturgico “a casa”; vittima che continuando a offrirsi perché è risorta, si rende presente a noi, sacramentalmente, nel momento della benedizione cristiana del banchetto che è la preghiera eucaristica.

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