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La Carità, una dimensione “contagiosa”

Dic 7, 2021

Di Augusto Monacelli

La Carità, una dimensione “contagiosa”.
Contribuire a migliorare le condizioni di vita dei più poveri dei poveri, di coloro che vivono in Paesi non ritenuti degni di alcuna copertura mediatica: era questo lo spirito con cui nel 2003 iniziai a collaborare con il Gruppo Missionario della parrocchia di San Policarpo a Roma.

Ricordo l’impegno e l’entusiasmo nel raccogliere dai vari medici del quartiere i medicinali da inviare ai missionari in Africa, Asia e Sud America, e nell’allestire le “mostre missionarie” ad ottobre all’uscita della chiesa. Ogni anno riscontravamo un successo, sia in termini di offerte raccolte, sia di effettivo interesse suscitato nelle persone verso Paesi lontani e dimenticati.

A quanto pare, la carità è una dimensione “contagiosa” e intrinseca della nostra umanità: ne è straconvinto Magnus MacFarlane-Barrow, direttore dell’associazione umanitaria “Mary’s Meals”, che ho avuto la fortuna di incontrare all’inizio di agosto 2005 a Medjugorje, durante un pellegrinaggio propostomi dagli amici del Gruppo Missionario. Ho ancora ben nitido il ricordo di come è andata. Faccio un salto indietro di 16 anni.

È in corso il Medifest, il festival dei giovani; nella giornata dedicata alle testimonianze, sale sul palco uno spilungone scozzese di 37 anni, che dice di avere una semplice soluzione contro la fame e la povertà – quella di offrire un pasto quotidiano nelle scuole elementari delle zone più povere nel mondo. «In questo modo – dice – assicuriamo ogni giorno a ben 200.000 bambini poveri il nutrimento e l’istruzione necessari per uscire dalla trappola della miseria». Aggiunge che donando pochi euro è possibile garantire tale assistenza ad un bambino per un intero anno scolastico, questo grazie alla fantastica collaborazione di migliaia di volontari locali e all’utilizzo di cibo prodotto localmente. Raccolgo l’invito di passare al punto informativo di Mary’s Meals a Medjugorje – che il caso (ma direi piuttosto la Provvidenza) vuole si trovi sulla strada che porta al nostro albergo − e poi di partecipare a un incontro in Scozia tre mesi dopo, a novembre. A tale incontro, sono l’unico italiano in mezzo a tanti esponenti di Paesi diversi; a colpirmi subito sono la semplicità, la concretezza e l’impegno percepibile in tutti i presenti. Mi incarico di far conoscere questa bellissima realtà in Italia. La mission di Mary’s Meals – far sì che ogni bambino nel mondo riceva un pasto al giorno nella sua scuola – mi è sembrata la naturale prosecuzione, in forma più ampia, dell’attività che svolgevo per il Gruppo Missionario parrocchiale.
Nel suo libro scritto di recente, Give (pubblicato in italiano dalla San Paolo Edizioni con il titolo Give. La carità e l’arte di vivere generosamente), Magnus MacFarlane-Barrow compie un viaggio nella carità, descritto attraverso le tante, significative ed emozionanti esperienze vissute in trent’anni e sotto due ottiche diverse, dapprima come volontario e poi come direttore di un’organizzazione umanitaria. Esplora la bellezza e la potenza trasformatrice della carità autentica, che è capace di tirare fuori la parte più nobile che c’è in noi e di rendere così la nostra vita “un’arte”. «La carità è la cosa più bella di noi uomini e donne. Il modo in cui la pratichiamo può essere la chiave per aprire stanze chiuse da tempo, dove sono conservati i nostri tesori più grandi, perle come la gioia, la pace interiore e un più profondo scopo nella vita, che risplendono nell’oscurità», afferma con certezza Magnus.

I fatti gli danno ragione. Entro ottobre, Magnus conta di annunciare il raggiungimento di una cifra sbalorditiva: quella di 2 milioni di bambini poveri nutriti e istruiti ogni giorno in migliaia di scuole da Mary’s Meals. Sì, avete letto bene: 2 MILIONI, OGNI GIORNO !!!
Il primo a esserne sbalordito è lo stesso Magnus: «I vari, straordinari modi in cui tutto è avvenuto e si è sviluppato continuano a sorprendermi e a lasciarmi un senso di stupore e di mistero.

Però sono anche convinto che la visione e la semplicità di Mary’s Meals siano trascinanti, tanto da attirare sempre più persone di buona volontà».

Che dire? Il mondo è afflitto dal Covid e altre epidemie, da carestie e guerre; eppure, malgrado tali problemi endemici dalle soluzioni incerte e spesso contraddittorie, Mary’s Meals avanza, arriva in molte altre comunità povere e conquista sempre più sostenitori. È un frutto della preghiera e dell’affidamento a Maria, la madre di Gesù, alla quale è dedicato il nome dell’organizzazione. Una missione che contribuisce anche a portare pace fra i popoli: Mary’s Meals, infatti, pur essendo di ispirazione cristiana e nata da una profonda esperienza di preghiera vissuta da Magnus e i suoi familiari a Medjugorie, raduna tante persone di fedi diverse, convinte che l’autentica carità sia possibile se si mette da parte ciò che divide per concentrarci su quello che ci unisce.

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