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Mary’s Meals – I pasti di Maria

Dic 7, 2021

Di Magnus MacFarlane-Barrow

Negli anni Novanta, quando decisi insieme a mio fratello di lanciare un appello per aiutare la popolazione della Bosnia-Erzegovina alle prese con una guerra orrenda, non avevo in mente di intraprendere un’attività umanitaria, né tanto meno di fondare un’associazione.
Ora, 30 anni dopo, Mary’s Meals, l’organizzazione che si è sviluppata a partire da quella piccola iniziativa, fornisce ogni giorno nelle scuole un pasto nutriente ad oltre due milioni di bambini poveri.
Mary’s Meals, divenuta un movimento globale di persone motivate da uno stesso obiettivo, è cresciuta negli anni indipendentemente dal sottoscritto: se ha raggiunto certi risultati lo deve alla bontà insita nelle persone, a tutta una serie di accadimenti imprevisti e, non c’è dubbio, alla Provvidenza di Dio.
Ogni giorno sento storie incredibili di tanti che condividono parte di ciò che hanno per aiutare tanti bambini bisognosi, e di tanti altri che offrono tempo, energie e talenti per realizzare i nostri progetti di alimentazione nelle scuole delle loro comunità, situate in zone poverissime della Terra.
La motivazione che ci anima è sempre la stessa, anche se all’inizio la nostra attività non consisteva nel fornire pasti nelle scuole di bambini indigenti. Eravamo persone comuni che si sono sentite chiamate a fare la loro umile parte per dare un aiuto concreto a popolazioni vittime della povertà più cruda o di guerre orribili.
In ogni passo del nostro cammino abbiamo avuto l’apporto benefico di gente disposta a farsi un po’ più povera (materialmente) per dare una mano a tanti fratelli e sorelle sofferenti. Molti donatori ci rivelano di sentirsi più arricchiti collaborando attivamente con noi e di considerare un dono l’invito a solidarizzare con le comunità più povere del mondo.
E le persone di tali zone, con le quali lavoriamo fianco a fianco, sono tutt’altro che ricevitori passivi: è gente entusiasta, impegnata, che offre il proprio tempo e le proprie capacità al fine di costruire un futuro migliore per i propri figli, ben consapevole che l’istruzione − insieme a un’alimentazione adeguata e al dovuto impegno da mostrare in classe – è la chiave per assicurare un futuro più roseo alla generazione futura.
Le storie che mi piacciono di più sono quelle che hanno come protagonisti gli scolari di tale “generazione futura”. C’è un episodio avvenuto di recente che mi ha particolarmente colpito e che vorrei condividere con voi.
Una maestra della scuola elementare Mshawa, nel distretto di Kasenengwa, in Zambia, vedeva che un ragazzino, Gibson Nonde, restava spesso a osservare la scuola fuori del cancello; cercava di capire cosa avrebbe dovuto fare per poter unirsi agli altri alunni che ricevevano da mangiare e frequentavano le lezioni.
Un giorno si alzò presto, prese in prestito una tazza (dove avrebbe ricevuto la sua razione di cereali) e alcuni libri dai
suoi fratelli, e poi si mise in cammino.
La maestra, quando lo vide seduto in classe, gli chiese cosa ci facesse lì. Gibson le rispose: «Oggi inizio la scuola».
Sorpresa dal coraggio di un bambino di quattro anni che si era “iscritto” da solo, non poté che accoglierlo.
Oggi Gibson fa parte di quegli oltre due milioni di bambini che ricevono ogni giorno un pasto nella propria scuola.
Molti sono affetti da fame cronica: all’inizio, quindi, è soprattutto la prospettiva di ricevere da mangiare che li porta a frequentare le lezioni. È stato così anche per Gibson, che quella mattina, pur facendo del suo meglio per rimanere concentrato in aula, non poté fare a meno di chiedere ogni tanto alla maestra quando sarebbe stato servito il cibo. Ora, grazie all’amore e all’impegno di tanti che collaborano con Mary’s Meals, sa che ogni mattina, alla stessa ora, riceverà da mangiare e, forte di tale fiducia, può godersi in serenità le lezioni che lo libereranno dalla miseria.
Questo esempio commovente ci dimostra come la semplice offerta di un pasto quotidiano basti a incoraggiare i bambini ad andare a scuola. Il pensiero che ci saranno molte altre storie di bambini determinati, desiderosi di mangiare e di imparare, ci spinge a lavorare per altri piccoli ancora in attesa di ricevere i nostri pasti.
Uno studio quinquennale condotto di recente sugli effetti generati da Mary’s Meals ha dimostrato che dopo l’avvio del nostro progetto alimentare, le iscrizioni scolastiche sono aumentate in media del 25 per cento; e che in una scuola dello Zambia, dopo cinque anni di assistenza fornita da w, il numero di bambini che hanno affermato di non temere più la fame è aumentato del 45 per cento. A noi i pasti che serviamo ogni giorno sembreranno una piccola cosa, ma per tanti piccoli affamati costituiscono una svolta nella vita.
Il fatto che oltre due milioni di bambini ricevano i pasti di Mary’s Meals a scuola è un risultato davvero sbalorditivo, reso possibile solo grazie alla generosità di tanti che donano tempo, denaro e preghiere. Non fosse per tali doni, Gibson starebbe ancora ad osservare la sua scuola fuori dal cancello.
Mary’s Meals funziona. Ne abbiamo le prove. E questo non fa che aumentare in noi il desiderio di raggiungere altri bambini in attesa. Ancora oggi ce ne sono milioni che non usufruiscono di un’istruzione primaria. In troppe scuole non viene offerto alcun cibo – non c’è nulla che attiri un bambino affamato, nessun incentivo che spinga i genitori, preoccupati solo di mantenere in vita i propri figli.
Dopo decenni di progresso, la fame nel mondo registra un nuovo, terribile aumento in molti Paesi poveri, tra cui quelli in cui è attiva Mary’s Meals. Ma noi non ci scoraggiamo. Sappiamo che l’offerta di un pasto nutriente nelle scuole incoraggia i bambini a frequentare le lezioni e dà loro la possibilità di realizzare il proprio potenziale. Siamo convinti che ognuno possa dare il proprio contributo per questa missione – raccogliendo i 18,30 euro necessari a sfamare un bambino per un intero anno scolastico, spargendo la voce sulla nostra attività tra i propri amici e conoscenti, oppure pregando per i bambini che ricevono i nostri pasti e per le molte persone che si sono impegnate a svolgere anche una piccola parte in quest’avventura.
Continuiamo a lavorare insieme, allora, per raggiungere altri piccoli bisognosi, in modo che quanto prima anche loro possano guardare negli occhi il proprio insegnante e dirgli: «Oggi inizio la scuola».

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