Sabato 25 gennaio nell’Auditorium della Parrocchia Missionaria San Filippo Neri è andato in scena il terzo spettacolo della rassegna teatrale dal titolo Caino. Homo Necans, rassegna organizzata dalla COMPAGNIA DEI MIRACOLI, con la direzione artistica di don Gianluca Gibilisco cpps.

Auretta Sterrantino, brillante regista della compagnia sicula Qa-Qasianonima Produzioni, ha ideato e scritto il copione del dramma scenico, liberamente ispirato alla storia di due fratelli, Caino e Abele, di biblica memoria. I due giovanissimi attori hanno quindi dato vita ad una personalissima interpretazione che scardina dall’immaginario i ruoli pietrificati dei due protagonisti e offre una rilettura originale del peccato di invidia di Caino assassino.

E se davvero il confine tra vittima e carnefice non fosse così netto? E se ci fossero delle radici di superbia che spingono Abele a evocare nel fratello l’angoscia che poi lo porterà al suo gesto assassino?
Il pubblico ha seguito sul palco la lotta dialettica e fisica dei due personaggi, immerso nella scenografia, tra forconi e simboli di purificazione, per le offerte sacrificali dei mitologici progenitori.

Caino, offre timoroso i suoi doni, i frutti della terra che coltiva, con mani che non riesce più a purificare dal colore della terra, incapace di sollevare lo sguardo, perché voci pesanti dentro di lui generano un’inquietudine non più gestibile o confidabile a quel dio di cui si sente incompreso servitore. Si muove nell’ombra, irredento, diviso tra sentimenti contrastanti di sincero amore e invidioso odio per il fratello.
Abele è il prediletto di un dio che rende candide le sue mani anche dal sangue innocente e consuetudinario del suo lavoro; questo dio esalta Abele, nonostante il grido silenzioso delle vittime che uccide, bendandole, per sottrarsi agli sguardi supplichevoli dell’ultimo istante. Abele il bello, dallo sguardo luminoso e fiero dei suoi atti mortiferi, autorizzato a disporre del creato, eppure con una silenziosa lotta interiore, che a stento soffoca il grido di condanna dei suoi stessi sacrifici.

Due fratelli dal cuore profondamente diviso nei sentimenti e quindi infelici nella sorte che dio ha destinato loro, incapaci di avere fiducia l’uno nell’altro, impotenti in quella comunicazione che libera, svuotando i cuori.
Entrambi irrisolti nel labirinto del proprio IO: Caino logorato da un’angoscia che lo inchioda alla sua infermità creaturale, Abele interdetto all’accesso del suo stesso cuore, stretto tra una cieca osservanza alla legge e un malcelato ribrezzo per il fratello.

Dov’è l’Amore in tutto questo? Il testo sacro ci racconta ancora una volta quanto sia difficile rintracciare Dio (e noi stessi) in episodi di cronaca nera, ma non censura né si scandalizza nel raccontarli.
La sfida consiste, allora, proprio nell’accettare e amare l’uomo così, impastato di luce e di buio com’è, preso in un’eterna quotidiana lotta, nel mentre della sua metodica esistenza, dove si gioca il bilancio della sua felicità.

di Angela Impedovo