E’ il 16 di novembre, sabato. Una serata come tante nel piccolo comune di San Marco dei Cavoti in provincia di Benevento. Un sabato come gli altri, eccetto che per un dettaglio: dodici persone, alcune in tonaca da prete altre con dei grossi crocifissi al collo girano per il paese ed è  chiaro che cercano i punti di aggregazione per spiegare il motivo della loro presenza nel comune. Il gruppo, come si è detto, conta dodici persone: tre preti, due seminaristi, quattro laici e tre suore e fanno parte dei “Missionari del Preziosissimo Sangue”, società clericale di vita apostolica che si dedica alla propagazione del culto del Preziosissimo Sangue di Gesù, alla predicazione di missioni e ritiri, all’opera di evangelizzazione, al ministero parrocchiale e ad incontrare i giovani. La missione, nel piccolo centro fortorino, della durata di una settimana, è stata fortemente voluta dal parroco don Luigi Ulano. I missionari sono stati ospitati volentieri da varie famiglie del paese e la risposta delle popolazione è stata, chiaramente, massiccia ed entusiasta. 

Diversi i punti forti della loro azione evangelizzatrice: cardine della giornata è la stata la catechesi serale. Un percorso in 6 tappe sulla preghiera del “Padre Nostro”, dono inestimabile ricevuto da ogni battezzato; l’unica preghiera che ci ha insegnato nostro Signore, che spesso recitiamo frettolosamente, ma che invece è veramente sintesi di tutto il Vangelo, “lampada per i passi” di ogni discepolo.

Per quattro sere di seguito si sono tenuti nelle famiglie i centri di ascolto in cui si è approfondito il tema delle tre Virtù teologali: Fede, Speranza e Carità. Le porte delle case si sono sempre aperte per far entrare il messaggio di Cristo o anche, semplicemente, per discutere sui problemi della società odierna. Che una comunità a maggioranza cattolica rispondesse entusiasticamente ad una missione di evangelizzazione è quasi ovvio, anche se non scontato, ma la grande sorpresa è stata la risposta dei giovani e dei giovanissimi. 

Lo stare con i giovani è uno dei punti forti dei Missionari del Preziosissimo Sangue ma probabilmente nemmeno loro si sarebbero aspettati tanto. Per prima cosa si sono recati nelle scuole dove hanno illustrato in modo pratico le loro attività e hanno introdotto quello di cui avrebbero parlato negli incontri serali, vero fulcro del loro lavoro. Per tre sere consecutive, infatti, i Missionari hanno organizzato degli incontri solo per i giovani e l’affluenza è stata strepitosa. I tre incontri sono stati divisi per temi: durante la prima sera si è parlato dell’amore; durante la seconda della paura e durante la terza della rabbia. Il metodo è stato per tutte le sere più o meno lo stesso: alcuni dei missionari hanno raccontato una loro esperienza negativa riguardante il tema della serata; poi, in forma anonima, hanno chiesto ai ragazzi di scrivere su un bigliettino cosa fosse per loro l’amore, la paura, la rabbia. Le risposte sono state fantasiose, intelligenti, forti, tristi ma soprattutto belle. Si è parlato, poi, dei problemi che vivono i giovani e, insieme, hanno cercato modi per risolverli. I ragazzi del paese si sono subito sentiti a proprio agio nel dialogare con i Missionari e si sono messi a nudo, hanno mostrato le loro fragilità, le loro insicurezze e le loro ansie perché di fronte a loro hanno trovato qualcuno che parlava la loro lingua, che li capiva senza giudicare. Durante la settimana i ragazzi di San Marco non hanno parlato d’altro che dei giovani missionari e discutevano tra di loro su quanto li avessero aiutati. “Ero molto scettico e diffidente” dice un dei ragazzi “ma parlano dei problemi che vivo sulla mia pelle tutti i giorni, quindi è stato stimolante”. E’ importante per i giovanissimi di un piccolo centro sentirsi capiti e accettati perché troppo spesso vedono gli adulti sminuire i loro problemi. “Mi hanno aiutato a capire parecchie cose” dice un altro “e , uscito dall’incontro, mi sono sentito molto più rilassato”. I missionari hanno cercato di far capire ai ragazzi che non sempre sono loro quelli sbagliati e hanno giocato sulle sensibilità giovanili per trasmettere il  messaggio che niente è irreparabile, che tutto si aggiusta e che da ogni situazione, anche quella più terribile, se ne deve venir fuori. Non si sono dimenticati dei più piccoli, infatti, i pomeriggi sono stati utilizzati per organizzare incontri per bambini: colori, giochi, disegni etc.

Il giorno della partenza è stato commovente. Decine di ragazzi si sono recati nella Chiesa Madre del paese per salutare quelli che, in solo una settimana, erano riusciti a diventare loro amici. L’intera comunità, religiosa e non, difficilmente riuscirà a dimenticare questa meravigliosa settimana: proprio come recitava lo slogan della Missione Popolare “Battezzati ed Inviati”, abbiamo ricevuto dal Signore nuova fiducia, nuova linfa e  nuovi stimoli per rinverdire la nostra chiamata e cercare di rispondere sempre meglio alle esigenze del Regno di Dio che giorno dopo giorno, anche nella nostra comunità si va costruendo

Arturo Perrotta