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Davanti a 70 mila fedeli il 14 ottobre papa Francesco ha nominato 7 nuovi santi. Papa Paolo VI e l’arcivescovo mons. Oscar Romero rientrano tra quelli più celebri, ma alla gloria di Dio sono stati chiamati anche due sacerdoti, due religiose e un laico: don Francesco Spinelli fondatore dell’Istituto delle Suore Adoratrici del Santissimo Sacramento; don Vincenzo Romano parroco di Torre del Greco in provincia di Napoli; il giovane operaio abruzzese Nunzio Sulprizio, suor Maria Caterina Kasper (1820-1898), fondatrice dell’Istituto delle Povere Ancelle di Gesù Cristo; e la spagnola suor Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù, fondatrice della Congregazione delle Suore Misioneras Cruzadas de la Iglesia.

La Chiesa si arricchisce di altri testimoni di vita e di fede di cui il mondo ha bisogno in quanto ognuno deve sentirsi chiamato alla santità. Per il papa i nuovi santi, nelle loro specificità, con un proprio carisma hanno fatto della vita un dono, “una vita tagliente”. Con le loro scelte hanno seguito Cristo e con le loro scelte spesso radicali hanno contribuito a cambiamenti sociali.

Papa Paolo VI è colui che ha concluso il Concilio Vaticano II, può essere ritenuto il precursore di alcune scelte della Chiesa e della Liturgia di oggi; è il pontefice che è saputo intervenire nelle questioni sociali mostrando il lato di quella chiesa “impegnata”. Tutto grazie ad un forte spirito di dialogo: sulla scia del Concilio Vaticano II è stato promotore dei viaggi apostolici e il primo a mettere piede in Terra Santa. In particolar modo, poi è storico il suo primo incontro con  il patriarca ecumenico di Costantinopoli Atenagora I. Visse negli anni tragici che portarono all’omicidio Moro.

Mons. Romero è definito il martire contemporaneo. L’arcivescovo di San Salvador è sempre stato vicino agli ultimi e ai poveri negli anni della guerra civile che portò migliaia di morti. Come Paolo VI, lottò contro l’ingiustizia sociale e si batteva per i diritti. Nel clima ostile di El Salvador l’arcivescovo ha sempre denunciato la violenza e le armi e la sua vicinanza totale alla popolazione  rappresentava una grande speranza. Fu assassinato, mentre celebrava la messa nel 1980 a conferma che il suo carisma e il suo amore per il suo popolo erano scomodi a molti oppositori. Anche don Vincenzo Romano di Torre del Greco dedicò la sua vita ai poveri e agli ultimi ed era uomo di pace tra la sua gente; la canonizzazione dell’operaio Nunzio Sulprizio nasce nell’ottica della dignità del lavoro. Il giovane abruzzese fu colpito da una malattia proprio mentre svolgeva un lavoro pesante. E oggi è il protettore degli invalidi e delle vittime del lavoro. Infine gli altri tre nuovi santi, attraverso le loro opere, sono la sintesi di una vita dedicata a Dio che a partire dalla preghiera e dalla creazione delle loro comunità hanno inciso sulle differenti situazioni di vita.  I sette santi hanno saputo costruire lì dove molto sembrava distrutto e come ha detto papa Francesco durante l’omelia del 14 ottobre senza guardare “tanto alla grandezza delle azioni, e neppure alla loro difficoltà, ma all’amore che fa compiere questi atti”.

(Luigi Laguaragnella)