“Nel sesto mese,l’angelo Gabriele,fu mandato da Dio in una città della Galilea,chiamata Nazaret,a una vergine,promessa sposa di un uomo della casa di Davide,chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria.” Ecco come l’evangelista Luca ci presenta la storia dell’annuncio della nascita di Gesù . Partendo proprio da questa scena,la comunità della parrocchia Maria SS.Immacolata di San Giorgio Jonico,ha provato a mettersi in cammino con Maria e da lei imparare ad accogliere nel proprio cuore la Parola di Dio. Don Francesco Bonanno e don Francesco Pellegrino hanno invitato tutti noi a lasciarci sorprendere dalla novità che la venuta di Gesù può portare nella vita di ognuno di noi. I predicatori sono stati con noi 9 giorni,il tempo di una novena,un tempo utile per riscoprire il gusto della preghiera,dell’ascolto della Parola,della riflessione,un tempo bello dello “stare” con la Madonna.

Alla Vergine Immacolata è intitolata la nostra chiesa e alla Vergine tutta la comunità è particolarmente devota. Il cammino di quest’anno è stato particolarmente coinvolgente. Attraverso il racconto dell’evangelista Luca ci siamo messi affianco a Maria,a questa giovane donna prescelta da Dio per diventare la madre di Gesù. Ci siamo ritrovati in quella stanza spoglia,quando l’angelo apparve a Maria,abbiamo percepito il suo stupore,la sua paura e ci sono tornate alla mente le tante nostre paure che non ci hanno permesso di riconoscere Gesù che visitava la nostra vita. Che bello vedere che l’esitazione di Maria è durata solo qualche minuto,giusto il tempo di rendersi conto che il suo cuore forse attendeva da sempre quell’annuncio, che il suo cuore era talmente libero da poter fare spazio a Dio. Che bello leggere nel “Sì” di Maria un gesto d’amore. “Non temere Maria” le dice l’angelo e lei si fida. E noi ci fidiamo? Ci sembrava di assistere a un film,il film della nostra vita. Un film visto dall’esterno,come se fosse stata la vita di qualcun altro. Allora è stato facile chiedersi :”ma il mio cuore è sgombro da timori,da paure?” oppure :” quanto mi fido veramente di Dio?”,ancora:”l’ho mai incontrato veramente?”. Intanto le scene scorrono davanti ai nostri occhi e vediamo Maria che non riesce a contenere la gioia che sente scoppiarle nel cuore tanto che decide di andare a trovare sua cugina Elisabetta per condividerla con lei. La immaginiamo che corre, immaginiamo l’incontro tra le due donne come una danza,due cuori che ballano la stessa musica,immaginiamo un abbraccio che scalda l’anima. Quanto bisogno c’è al mondo di abbracci così,veri,intensi,sananti. Ognuno di noi custodisce nel cuore il desiderio di essere abbracciato così , custodisce questo desiderio di Dio. Maria sapeva bene che la vita è fatta di gesti concreti,per cui decide di fare ritorno a casa,da Giuseppe,il suo promesso sposo,perché è con lui che deve portare a termine questo progetto. Maria capisce da subito che le grandi opere si compiono insieme ad altre persone che lo stesso Dio ci mette affianco. Ci sono stati momenti in cui la comunità ha chiuso gli occhi per poter gustare meglio la scena che si svolgeva davanti a loro. I giorni passavano e si avvicinava il tempo del parto per Maria,ma non c’era posto per loro,per far nascere Gesù. Anche qui :” c’è veramente posto nella mia vita per fare nascere ancora una volta Gesù nel mio cuore?”. Molto bravi i sacerdoti che ci hanno fatto riflettere ,con dolcezza e fermezza allo stesso tempo,su quanti no diciamo al Signore,su come affrontiamo con paura e sconforto le situazioni quotidiane . Sembra che quel “Non temere” fosse solo per Maria e non anche per noi. Maria,invece,la vediamo fiduciosa accontentarsi di una stalla per partorire. E partorisce non un bambino qualunque,partorisce il figlio di Dio. Eppure si accontenta e sta in silenzio a guardare quel bambino che da un senso nuovo alla vita di tutta l’umanità,è l’Amore che salva, che salva anche me,salva tutti. “Beata colei che ha creduto”, beata non perché senza peccato,non perché vergine,non perché prescelta,ma semplicemente perché ha creduto. Comincia a diventare chiaro l’obiettivo della predicazione: aiutare la comunità a diventare discepoli come Maria,veri testimoni del dono della fede. Allora la vediamo con Giuseppe davanti al saggio Simeone,possiamo solo lontanamente immaginare cosa Maria abbia provato quando ha ascoltato :”E anche a te una spada trafiggerà l’anima”. Maria,la madre di Dio era pur sempre una madre che mai avrebbe voluto vedere il proprio figlio appeso ad una croce. La comunità si è chiesta :”Come sto io davanti alla sofferenza, al dolore, a quello che mi capita nella vita e mi scomoda?”. Don Francesco Bonanno ci ha fatto entrare nella scena della crocifissione,attraverso il racconto dell’evangelista Giovanni, ci ha invitati a non fuggire dal dolore, a “stare” come è stata Maria,con il cuore pieno di Dio,con la certezza che solo Lui può farsi compagno nelle difficoltà…….”piena di grazia,il Signore è con te”………….Avevamo forse bisogno di sentirci dire quanto Dio ci ama per poter cantare con il cuore straripante di gioia “ Cantate al Signore un canto nuovo perché ha compiuto meraviglie”nella solennità dell’Immacolata Concezione?

Anche i bambini e i ragazzi della comunità  sono stati abilmente accompagnati alla scoperta di Maria, madre amorevole e attenta ai bisogni di tutti i suoi figli. Quanto i missionari siano stati bravi nel coinvolgerli lo si evinceva dai sorrisi dei bambini,che di corsa entravano in chiesa,ansiosi di ascoltare la storia e di cantare la loro Ave Maria alla Madonna. Un fiore,la margherita,tanti petali  ,tanti quanti ne occorrevano per recitare un’Ave Maria. Petalo dopo petalo, i bambini hanno conosciuto tanti volti di Maria. La madre di Gesù è paziente,è accogliente, è innamorata,è allegra,è instancabile. Maria non è l’irraggiungibile, Maria è la madre nostra e i bambini questo lo hanno ben capito. Nei loro occhi si leggeva il riflesso di un cuore puro che si lasciava abbracciare da Maria,consolare da lei,cullare da lei. Nessun bambino ricorda come ci si sente quando si è neonati e la mamma ti prende in braccio per calmare il pianto,credo che i bambini invece abbiano proprio sperimentato quella sensazione di calore umano che solo l’abbraccio di una madre può regalare .Anche i bambini,come in un film,sono stati spettatori di una storia che ha cambiato le sorti dell’umanità.

La comunità ora è impegnata a fare fruttificare tutti quei semi di bellezza che sono stati piantati nel cuore di ognuno di noi. Attendiamo la nascita di Gesù con un cuore un po’ più sgombro, forse più libero ma sicuramente più innamorato.

Marilena Tria
Presidente parrocchiale di Azione Cattolica