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“L’anima mia magnifica il Signore…”, poche e semplici parole che da sempre riecheggiano nella nostra mente senza averne mai capito realmente il significato. Questo è l’interrogativo, il punto di partenza e di riflessione che Don Francesco Bonanno, missionario del Preziosissimo Sangue, ha portato nella piccola comunità di Vulcano.

Nodo nevralgico e questione da sempre irrisolta diviene l’analisi del rapporto della reale presenza di Dio nella vita di ogni uomo e di come quest’ultimo accolga i segni che quotidianamente gli vengono donati. L’uomo “moderno” pretende delle prove tangibili dell’esistenza di Dio e, in mancanza di esse, giustifica il proprio allontanamento dalla fede cristiana. Colto dalla disperazione e dalla paura, ne richiede nuovamente l’aiuto solo nel momento del bisogno senza mai agire secondo il Suo volere.

È questo il Dio che vogliamo oggi: un Dio che si pieghi e si adatti alle esigenze di ognuno, che appaia e scompaia se ne viene richiesta o meno la presenza, capace di risolvere i problemi operando miracoli, un Dio che faccia avverare tutti i nostri desideri.

Tutti pronti a dare giudizi su come dovrebbe essere l’operato del Signore, ma nessuno capace di ascoltarne veramente la parola, sia perché convinti che possa influenzare le nostre “belle” vite, sia perché non siamo i Santi che vengono narrati nel Vangelo. Ma è davvero così? Non possiamo anche noi, “semplici uomini”, perseguire il cammino della santità nelle nostre vite per giungere alla felicità dello spirito che tanto aneliamo?

Il punto di vista che ci è stato fornito da Don Francesco ci ha proprio permesso di analizzare nell’intimo il nostro rapporto con la fede, dimostrandoci come la fragilità dell’uomo, essere libero e pensante creato a perfetta somiglianza di Dio, al quale è stato concesso il libero arbitrio, ha comunque permesso il compimento del piano dell’Altissimo.

Nel corso di questo breve excursus che si è svolto in occasione del novenario di Natale, è stata esaminata l’umanità dei protagonisti della liturgia comparandola alla nostra:

  • Zaccaria, l’uomo che ha vissuto l’esperienza della mancanza di fede e che ha la prova della grandezza di Dio, nel compiersi del miracolo della vita nella sua sposa Elisabetta;
  • Giuseppe, l’uomo che vive l’esperienza del dubbio, ma che crede alla parola di Dio prendendo con sé Maria e Gesù, portando a compimento quanto predetto dalle scritture;
  • Maria, la fanciulla che crede alla parola e diviene la serva del Signore affidandogli la propria vita e il proprio cuore.

Le esperienze vissute dai protagonisti ci dimostrano che è Gesù che dobbiamo seguire, inizio e culmine della nostra ricerca dell’appagamento dell’anima e, di Lui, l’esempio della discepola più perfetta: Maria.

Sembra un’apparente utopia ma, esaminando la sua esperienza spirituale, anche noi abbiamo la possibilità di comprendere l’amore di Dio magnificandone l’operato. Ogni giorno Dio ci fornisce gli strumenti per capire e mettere in pratica i frutti del suo amore per noi, ma siamo troppo distratti per poter comprendere l’importanza di quanto ci viene donato e la Sua immensa grandezza.

E’ un obiettivo di non facile raggiungimento, poiché è insita nella natura umana la continua ricerca del soddisfacimento di un bisogno primordiale di qualcosa che non è possibile né descrivere né spiegare: sentire l’amore di Dio. L’unica strada perseguibile affinché possa essere raggiunta tale armonia è l’abbattimento delle nostre barriere, di qualsivoglia natura, e l’assoluta dimostrazione di fede nella parola del Signore, che trova compimento nell’espressione massima dell’anima: il pronunciamento del nostro personale Magnificat.

 

(Rossella Faralla)L