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Cristo ha vinto la morte ed è vivo in mezzo a noi!

È questo il grido di gioia piena che i giovani portano al mondo intero, gli stessi che hanno partecipato a cuore aperto alla terza tappa di un intenso cammino di discernimento vocazionale: tre sono stati i giorni di grazia, guidati dalla Pastorale Giovanile della Congregazione dei Missionari del Preziosissimo Sangue ad Albano Laziale, durante i quali ognuno è stato preso per mano ed è stato pian piano riportato a un Padre che invita ad affrontare il rischio e a fidarsi.

Prezioso spunto di riflessione e meditazione è stato l’incontro dei discepoli di Emmaus con Gesù risorto, che li segnò a tal punto da spingerli a portare testimonianza di un Amore che non riconobbero immediatamente, ma che fu l’unico capace di riempire il vuoto che da sempre portavano nel cuore… nonostante tutte le paure, nonostante tutte le insicurezze. E tu, invece? Lo hai riconosciuto? Attento che ce l’hai sotto gli occhi. Che intendi fare ora? A cosa sei chiamato?

In particolare quest’ultima domanda si è posta davanti agli occhi dei giovani, chiamati a scoprire quale sia la loro vera vocazione, quella per la quale sono stati destinati sin dalla nascita: hai la tua vita tra le mani, quale forma vuoi darle?

Di fronte a domande che scendono così tanto nel nostro intimo, è stato quasi divertente vedere quanto sia grande la paura che prova a nasconderci le risposte e che ci costringe a vivere facendo finta di nulla, scegliendo il nulla, fino a diventarne parte; una paura che vive al nostro posto, che sceglie la forma da dare alla nostra personalità, togliendoci il respiro e strappandoci via la libertà che ci è stata donata.

Libertà che, in un modo tanto assurdo quanto paradossale, è stata incontrata negli occhi raggianti di alcune sorelle Clarisse del monastero dell’Immacolata Concezione, che hanno portato testimonianza di una pienezza di vita che non può che appartenere esclusivamente a chi ha scavalcato la paura e ha scelto di abbracciare l’Amore, mostrandoci la bellezza del vivere ogni giorno la missione per la quale si è stati creati, accettandola e amandola.

Al termine di quest’incontro ognuno è tornato a casa con un cuore pieno e uno spirito nuovo, desiderando, d’ora in poi, di plasmare la propria vita “a quattro mani”, lasciandosi guidare da un Papà che ci aiuta a modellare il nostro vaso, che porta acqua nel deserto, che benedice e ama la nostra arsura. Ci ha invitato a rischiare, a buttarci, a entrare una volta per tutte in relazione con Lui e smettere di stare nella vita ripiegati su se stessi, in totale incapacità di ricevere e di ascoltare l’Amore, che si è scoperto essere la chiave di ogni cosa. Il Signore ci ha parlato chiaro: “Per chi stai vivendo? Che ne stai facendo della tua vita? Prova a trovare la tua identità con ME, puoi fidarti! Abbandona le tue sicurezze, rischia e salta nel vuoto. Sono già pronto a prenderti in braccio”.

È questo il fuoco che ha messo in cammino i cuori che lo hanno riconosciuto, un vento che riempie le vele, portandole al largo e abbandonando il porto, sì sicuro, ma troppo piccolo per i progetti di Dio. Stiamo parlando di una famiglia unita da un unico Prezioso Sangue: dei giovani apostoli che Lo hanno incontrato, hanno trovato acqua nel loro deserto e sono finalmente pronti a portare il Suo Amore per mille strade, ovunque Lui voglia.

Come i discepoli di Emmaus, ora siamo pronti a «Partire senza indugio».

 

Libera