“Ho chiesto al Signore un bacio… e mi è arrivata un’ondata di Grazia”: con queste parole il parroco, don Luca Monti, ha chiuso la veglia eucaristica a Santa Lucia di Serino, paese in provincia di Avellino, in occasione della missione popolare.  

“Dove c’è lo Spirito di Dio c’è libertà” ma anche amore, gioia e desiderio: se mi venisse chiesto di aggiungere qualche parola allo slogan della missione userei proprio queste tre che dal nostro ritorno a Roma, il 10 maggio, fanno capolino nel mio cuore ogni volta che ripenso a quell’esperienza.

È stato un vero tempo di grazia, breve ma intenso: abituati solitamente a missioni popolari di almeno quindici giorni, per questa è stata fatta un’eccezione e sono stati “solo” dieci i giorni che ci hanno visto lavorare sul territorio e toccare tutte le realtà della comunità, dai bambini ai giovani, dagli adulti agli anziani. I primi a partire sono stati due missionari, don Francesco Bonanno e don Giuseppe Pandolfo, e due adoratrici, suor Maria Poppa e suor Annamaria Cappiello che, nonostante il tempo avverso, sono riusciti ad aprire la missione e ad entrare nelle case di buona parte del popolo. A loro si sono aggiunti dalla giornata di sabato due seminaristi, Federico Maria Rossi e Luca Casadei, e dalla domenica don Daniele Bertino accompagnato da cinque ragazzi laici (Vincenzo, Antonio, Francesco, Luciana ed Elena), pronti a dedicarsi principalmente alla bella realtà giovanile che vive intorno alla parrocchia, nella speranza di poterne attirare anche altri che, negli anni, sono divenuti meno assidui alla vita della comunità.

Sebbene il tempo di permanenza possa sembrare poco, è stato sufficiente per scoprire in Santa Lucia di Serino un popolo dal cuore grande, che ha saputo donarci tanto amore: dall’accoglienza che abbiamo ricevuto alla disponibilità di tante persone di scortarci in lungo e in largo, casa per casa e di assecondare alcuni nostri desideri e bisogni, agli immancabili segnali di affetto come inviti a prolungare i momenti di catechesi davanti a un caminetto con una buona tazza di camomilla calda per combattere il freddo e perché era “bello stare insieme come fratelli” (cfr. Sal 133). E questo riscaldava l’atmosfera, rendeva il clima gioioso, poiché si impregnava di quella Gioia che solo da Dio può venire, che si può avvertire solo se è Lui che ci mette mano e se noi lo lasciamo lavorare senza opporgli impedimenti.

Da ultimo, una cosa che mi ha colpito è l’aver trovato, al di là di tutto, un popolo che ha desiderio di conoscere Dio, che ha una vera fame e sete di Lui, che non si è lasciato sfuggire occasione per poterlo incontrare nelle predicazioni, nelle catechesi serali… non era così strano, infatti, essere fermati per strada e sentire persone che apertamente chiedevano di sapere di più di quel Dio che stavamo testimoniando e che loro stanno iniziando a conoscere grazie al lavoro minuzioso del pastore della comunità, sacerdote giovane, follemente innamorato di Lui, sensibile, gran lavoratore della vigna del Signore e bella testimonianza per noi che ci prepariamo al sacerdozio e che cerchiamo esempi per comprendere come servire il Signore nella giusta maniera.

É stata, pertanto, un’esperienza bella e costruttiva, per me “quella giusta al momento giusto”, dove mi sono testato su cose che non avevo avuto occasione di fare e, per questo, non posso far altro che rendere grazie a Dio per avermi fatto prendere parte a un’esperienza tanto arricchente.