«Vorrei avere mille lingue per intenerire ogni cuore verso il Sangue Preziosissimo di Gesù». Per tutta la vita san Gaspare del Bufalo di lingua ne ebbe solo una, ma oggi sono i suoi missionari a diffondere la devozione da lui iniziata. Gli stessi che da 34 anni organizzano
il Convegno giovani dell’Unione del Sangue di Cristo.Dal 27 al 30 dicembre oltre cinquecento ragazze e ragazzi da ogni parte d’Italia dimoreranno presso la Fraterna Domus di Sacrofano. Qui si alterneranno ospiti come don Luigi Ciotti, presidente dell’associazione Libera contro le mafie,l’attore Michele La Ginestra e il vescovo di Campobasso-Boiano monsignor Giancarlo Bregantini. Con loro anche il professore Dario Reda, l’attrice Maria Pia Iannuzzi, il sacerdote Francesco Fiorillo, la cantautrice Amara, la freestyle su sedia a rotelle Ilaria Naef con il moto terapista Vanni Odera, lo scrittore Daniele Mencarelli e il giornalista Paolo Balduzzi. Non mancheranno mostre di pittura e catechesi teatrali e musicali.L’appuntamento più atteso però è l’ottava edizione del Talen tAward, dal quale verrà selezionata la co-conduttrice della prossima edizione del convegno.«Questo è il mio terzo convegno e torno perché ho trovato gioia, accoglienza, condivisione— ha raccontato Benito Zarrelli, 28 anni, campano —Ho conosciuto i missionari dopo essere sopravvissuto a un’operazione importante. Ero entrato in shock anafilattico perché allergico a un antidolorifico.E lì ho sentito più di una mano d’uomo. Quell’esperienza mi ha portato a conoscere un seminarista e ho cominciato a sentirmi figlio di Dio e non più figlio di nessuno».«Seguo i missionari perché è bello provare gioia, qualcosa che non ho mai provato prima— ha detto Miriam La Sala, 22 anni, pugliese — Mi sono trasferita a Roma per frequentare l’università. Senza saperlo ho preso casa davanti a una delle loro parrocchie. Con loro mi sono subito sentita parte di qualcosa di più grande».Anche Umberto Labonia, 18anni, calabrese, racconta la sua storia. «Non amando molto il calcio venivo visto dagli altri come diverso e ho cominciato a chiudermi sempre di più in me stesso. Andavo sì a messa, ma solo per fare presenza. Poi son oarrivati i missionari e hanno organizzato un evento che ha coinvolto tre parrocchie rivali tra loro. I risultati mi hanno fatto chiedere se stavo vivendo veramente la fede. Durante una veglia eucaristica ho iniziato a piangere e ho cominciato a chiedermi il perché. Sono andato al convegno e le risposte che ho trovato mi hanno cambiatola vita».L’idea del convegno è nata da don Giuseppe Montenegro.Richiamato in Italia dalla missione in Tanzania, iniziò a radunare una trentina di giovani e organizzare con loro un ritiro  spirituale nella pausa scolastica. Rilanciato in occasione del 25°anniversario, negli anni l’evento ha cambiato sede, data e modalità organizzative, ma ha riscosso un successo sempre più grande. «Il segreto è la relazione — ha ribadito il direttore della pastorale
giovanile don Daniele Bertino — Non posso dire di avere un rapporto personale con ciascun ragazzo, ma con una buona parte di loro sì. Sapere che ti ricordi di loro, del loro nome e della loro storia aiuta. Un altro segreto è il livello dell’evento.I giovani sono esigenti e non partono dalle loro città o dalle loro regioni se la qualità è bassa. Se ricevo qualcosa di importante, torno volentieri. Ci sono ragazzi che partecipano anche a cinque convegni di fila».Come le altre manifestazioni,anche questa ha una fine e una volta tornati a casa il problema è capire come conservare quanto ricevuto. «Alcuni seguono i nostri incontri vocazionali e di conoscenza della spiritualità,altri si formano da missionari e,da laici, partono con noi — ha proseguito il sacerdote — Alcune volte abbiamo portato con noi adolescenti di quindici o sedici anni e si sono comportati egregiamente. Se un giovane percepisce che gli adulti non si fidano di lui ci rimane male,ma quando sente stima e fiducia si impegna al massimo per non deluderli».
è raro che, missione dopo missione, i volontari crescano e diventino famiglie missionarie a sostegno dei sacerdoti.Tra i tanti giovani che iniziano a seguire la spiritualità una buona fetta decide di entrare in accoglienza per capire se dedicare la propria vita a Dio. Solo nel mese di novembre sei ragazzi italiani, conquistati dal carisma di san Gaspare, sono stati ordinati diaconi.«Dobbiamo solo ringraziare Dio per questo — ha concluso il missionario — I nostri superiori ci lasciano la libertà di dedicarci
ai giovani e di impostarli nella preghiera. Ascoltandoli si impara a conoscere i loro modelli di riferimento e i messaggi che veicolano. Fondamentale l’aggiornamento:l’amore verso i giovani ci spinge a cercare sempre nuovi strumenti per aiutarli. Ogni anno incontriamo decine di migliaia ragazzi e a tutti lasciamo un seme. Non è detto che germogli subito. Alcuni il Signore li prepara prima, altri dopo. È una questione di tempo: arriverà il momento in cui quel seme frutto».

(Fonte: L’Osservatore Romano – Mirko Costantini)