testimonianze vocazionali

Andrea Fratini

“Perché ai piccole le hai rivelate”

 

Mi chiamo Andrea ho 25 anni e sono nato a Roma. La mia vita, fin dall’infanzia, si è divisa fra due luoghi, entrambi importanti per la mia vita e vocazione. Da un lato la città di Roma per l’appunto, e dall’altro San Giovanni Incarico, un piccolo paese del basso Lazio, paese d’origine di mia madre e luogo di residenza dei miei nonni materni, uno dei quali, Salvatore, tornato alla casa del Padre quattro anni fa. Questo piccolo borgo è stato particolarmente importante per la mia fede e per la mia vocazione. Qui infatti ho avuto modo di conoscere e sperimentare la fede di persone apparentemente semplici, umili, senza chissà quale dottorato in teologia, eppure così autentica e vera che mi ha colpito fin da subito. La fede dei “piccoli”, di coloro che nonostante tante prove e sofferenze mai hanno pensato di rinnegare Cristo e la sua Chiesa. Una fede popolare ma non superficiale. E così, fin da bambino, senza costrizioni o “lavaggi del cervello” come spesso si sente oggi dire, ho iniziato a frequentare con gioia la messa domenicale, a imparare le preghiere, i canti. Qualche volta, per scherzo, giocavo a fare il prete e facevo finta di dire la messa. Per me era tutto così naturale ed anche coloro che erano vicino a me rimanevano stupiti e meravigliati, altri invece abbastanza perplessi dicevano che un bambino non può pensare a queste cose. Eppure ero felice così. Imparai ad amare la Madonna, la dolce madre che mi accompagnerà in tutti gli anni della mia vita, lì venerata principalmente sotto i titoli “della Selva”, “l’Assunta” e, soprattutto, “Maria SS. della Guardia”. Ogni anno, il lunedì sera dopo la domenica di Pentecoste, una fiaccolata immensa di persone accompagna l’immagine della Madonna dal suo santuario, posto su un monte, fino giù in paese. Appuntamento fisso e irrinunciabile per me, sede di tanti bei ricordi, come anche le altre varie feste e ricorrenze (il patrono San Giovanni Battista, San Rocco, il Corpus Domini, il Venerdì Santo ecc.). La mia fede dunque aveva trovato un luogo in cui iniziare a prendere forma. Ed è stato proprio lì, tra quelle “quattro vecchie”, tra quelle “quattro case” di campagna, che Dio è venuto incontro a me fin da piccolissimo. Noi spesso pensiamo che Dio vada trovato nelle grandi cose, in grandi eventi straordinari, in persone di chissà quale grande spessore  teologico/culturale. Eppure non è così… è Gesù stesso che nel Vangelo ci dice: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza” (Mt 11, 25-26). E ancora, “Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti, quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti” (1 Cor 1,27). Avevo tanti “sapienti” secondo il mondo intorno a me, a scuola, in famiglia, nei vari ambienti che ho frequentato… eppure nessuno di loro, delle loro “dottrine”, se così si può dire, è mai riuscito a farmi abbandonare Dio, la sua Chiesa, che io avevo avuto modo di sperimentare nell’autenticità di quelle persone semplici dal cuore grande. Questo non vuol dire che durante la mia crescita non mi sia mai posto domande o non abbia mai avuto dubbi o perplessità… anche io ho avuto i miei momenti di “crisi”, ma tuttavia, quel seme che Dio aveva piantato in me da piccolissimo ormai era una pianta rigogliosa che, nonostante le tempeste, la siccità, aveva ormai radici ben salde da poter resistere e riprendersi da qualsiasi attacco… e, come precedentemente detto. In ciò non vi è stata alcuna costrizione, nessuna “famiglia bigotta” che ha voluto indottrinarmi… tutto nella totale libertà. Tuttavia ciò non vuol dire che io fossi un ragazzo “anormale” anzi, ero (e sono ancora!) un ragazzo normalissimo come tutti gli altri, avevo i miei amici, uscivo la sera, andavo in discoteca, viaggiavo, ho avuto qualche ragazza… tutto nella più assoluta normalità. Ed io in un certo senso mi accontentavo di questa vita tutto sommato tranquilla, in cui non sono mancate certo prove e sofferenze, nelle quali ho potuto sperimentare la grande potenza di Dio. Ho frequentato il Liceo Classico, subito dopo sono partito come volontario nell’Aeronautica Militare, esperienza che è durata un anno. Al rientro mi sono iscritto all’università “La Sapienza” , frequentando il corso di laurea in studi storico-artistici. Varie e diverse esperienze dunque che mi avevano fatto accantonare l’idea di una eventuale vocazione… continuavo sì ad andare a messa, più o meno assiduamente, a pregare… ma la scelta del sacerdozio sembrava a me qualcosa di troppo grande, troppo impegnativo, fatta di tante e troppe rinunce, in un mondo che in ogni dove continua a dirti “divertiti, consuma, cerca il successo ed il piacere!”. E così, visto che io, nella mia “pigrizia” ed anche paura se vogliamo, non avevo mai osato avvicinarmi ad un seminario, ad una congregazione religiosa, per fare luce su tutto ciò, ecco che un giorno è stato Dio nuovamente a venirmi incontro per primo, senza chissà quale sforzo da parte mia. In maniera abbastanza casuale e, oserei dire, provvidenziale, mi sono imbattuto nella conoscenza dei Missionari del Prez.mo Sangue nella piccola chiesa di Santa Maria in Trivio dove riposano i corpi di San Gaspare e del Ven. Giovanni Merlini. Una chiesetta un po’ nascosta, a ridosso della Fontana di Trevi, fra quei vicoli della Roma barocca da me tanto amata e meta di molte mie passeggiate. Tante altre volte ero passato lì e probabilmente in passato vi ero anche entrato di sfuggita. Adesso però Dio voleva dirmi chiaramente che mi chiamava a seguirLo, e che quello era il posto giusto. E così, grazie a don Francesco Caizzone, allora non ancora sacerdote, che per primo ho avuto modo di conoscere lì, ho iniziato pian piano ad avvicinarmi alla realtà dei Missionari, fino a prendere la decisione di entrare a novembre 2016 nell’anno cosiddetto di “accoglienza” presso la casa di Albano Laziale. Un anno intenso e pieno di sfide che mi ha portato ora ad essere ufficialmente un seminarista nella Congregazione fondata da Gaspare del Bufalo. Con gioia ho dunque accettato la volontà che Dio, fin dall’infanzia, aveva scelto per la mia vita.

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