testimonianze vocazionali

Danilo Puerari

“Il sapore del perdono”

 

Un saluto a tutti, sono Danilo,  vengo da Roma e  ho 27.

E’ cosi strano cercare di esprimere quello che è stato per me l’incontro che ha cambiato per sempre la mia esistenza,  perché  non avevo mai provato a scrivere qualcosa di cosi grande in poche righe.

Nella vita non  avrei mai pensato di iniziare un cammino in seminario, anche perché  non ho mai frequentato parrocchie o istituti religiosi da adolescente, dove avrei potuto  maturare la consapevolezza di poter intraprendere tale percorso.  Non sono cresciuto sicuramente a pane e oratorio, anzi, tutt’altro.

Il mio incontro con la fede nasce l’8 marzo 2012 dopo una lunga adolescenza disordinata, fino ai 22 anni, immersa dentro ai vizi più pericolosi che offre la strada.

Dopo la separazione dei miei genitori, io avevo 17 anni, la mia  famiglia si spezzò in due e decisi di lasciare  la scuola con l’ambizione di lavorare e potermi  cosi autogestire in tutti i sensi.  Dentro questo lungo arco di tempo però, stavo tralasciando la cosa più importante che non poteva essere autogestita: “il mio cuore e i suoi bisogni”.  Il Bisogno di parlare del mio dolore interno e di  mettere alla luce tutte le dinamiche generali del mio cuore fatte di paure,  disagi e inquietudini  di qualsiasi tipo. Volevo fare il salto più lungo della gamba cercando di  fuggire, attraverso il  lavoro, impegni e tanto efficientissimo  a quello che  doveva essere prima affrontato.

Mi lasciai travolgere da una vita fatta da tante distrazioni e passa tempi senza avere più  senso e obiettivi.  Ovviamente tutto questo, mi rendo conto oggi, era un bel modo per esorcizzare le mie responsabilità e fuggire attraverso tante maschere  da quello in cui ugualmente mi ero rinchiuso:” la solitudine”.

Delle volte c’è uno scetticismo da parte di tutti, nel credere di poter vedere trarre qualcosa di grande dentro quello che a noi ci risulta impossibile, eppure la capacità di Dio  è proprio questa, qualunque sia la ferita, ma ci vuole la nostra disponibilità.

Arrivò un momento in cui non ce la facevo più a sostenere una vita cosi e un  giorno nel Gennaio 2012  gridai forte da dentro l’anima, chiedendo a Dio che mi aiutasse ad uscire fuori da quell’inferno, se lui esisteva.

Dopo un paio di mesi, l’8 Marzo 2012, mia madre mi propone di andare a Medjugorje con lei. Lì ho avuto la caduta da cavallo ed incontrai il volto del perdono in Cristo che mi strappò via dalla solitudine. Questa è la cosa che più vale della chiamata alla vita:” aver conosciuto il perdono”.

Da quel pellegrinaggio in poi iniziai un grande cammino di purificazione.

Nel marzo 2015, andai a vivere da solo  nel quartiere san Paolo,  perché  avevo trovato lavoro come  autista per un dottore con una distrofia muscolare e stargli accanto  fu l’esperienza più significativa che feci.  Con lui lavorai quasi tre anni fino al mio ingresso in seminario instaurando un grande rapporto di amicizia.

Toccare con mano la sofferenza fisica mi ha molto interrogato. Quello che mi fece veramente commuovere è stato vedere questo uomo, sofferente, con la sua fragilità fidarsi di Dio e credere che in quella sofferenza abitasse Gesù. Tutto questo mi fece crescere umanamente. Decisi di iniziare un cammino spirituale di discernimento con un sacerdote romano.

Mentre continuavo a lavorare e a seguire i corsi vocazionali, nell’agosto 2016 andai nuovamente a Medjugorje per affidare  il discernimento che avevo iniziato a Maria  e lì incontrai  per la prima volta due seminaristi  dei Missionari del Preziosissimo Sangue.

Sono stati giorni intensi di condivisione, alla presenza dello Spirito Santo. In seguito ci sono stati altri incontri con i Missionari. Iniziai a frequentarli più da vicino per conoscere il loro carisma. Nel mio cammino di discernimento ho vissuto l’esperienza delle missioni, ho partecipato agli orientamenti vocazionali ad Albano Laziale, continuando a frequentare anche quelli della diocesi di Roma, per capire sempre più dove il Signore mi chiamava. Alla fine di un primo percorso vocazionale decisi di entrare in accoglienza ad Albano.

Chi ha conosciuto veramente Dio non ne può parlare senza piangere di gioia. Chi ha incontrato veramente questo oceano di misericordia ha ricevuto un nuovo modo di esistere che gli permette di vedere alla luce del Perdono la sua storia per quella che è stata e di  riconoscersi come nell’amore deve esprimersi attraverso quella che è la sua chiamata specifica.

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