testimonianze vocazionali

Federico Maria Rossi

“Perché non si stanca di stare alla nostra porta”

 

«Ecco, sto alla porta e busso. Se qualcuno ascolta la mia voce e mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me» (Ap 3, 20). Sia lodato Dio, nostro Padre, per la Sua grande pazienza, perché non si stanca di stare alla nostra porta e di bussare. Mi chiamo Federico e il Signore ha cominciato a bussare alla mia da quando, piccolo, andavo a catechismo e il nostro “don” ci spiegava che quella particola bianca, dopo essere stata consacrata, non rappresenta Gesù, ma è Gesù: proprio lui, vivo e vero! Il sacerdozio, però, è un sogno così grande, che da piccoli non è facile da capire e da abbracciare.

Ho seguito allora le mie inclinazioni naturali e, dopo il liceo scientifico, mi sono iscritto a Biotecnologie, dove ho potuto vedere con i miei occhi, attraverso un microscopio, le minuscole meraviglie del Creato. Mentre terminavo la laurea triennale ho incontrato i Missionari del Preziosissimo Sangue, nelle persone di don Domenico d’Alia e di don Settimio Carone, che ai tempi era “solo” Settimio e che ribolliva dell’esuberanza della prima giovinezza. Ed è stata una folgorazione: nessuno mi aveva mai detto che Cristo si può amare (anche) “di pancia”! Rompere gli schemi e accettare una chiamata, per quanto entusiasmante sia, non è però sempre facile. Passato il trasporto iniziale, mi sono lasciato frenare dalla paura di una possibile, radicale scelta e ho continuato con la vita di tutti giorni, che è passata per la laurea triennale e quella specialistica. Il Signore opera in molti modi, compreso quello di assecondare la nostra testardaggine e concederci quello che chiediamo. Ho così ricevuto un’offerta per iniziare un dottorato in Germania, che ho subito accettato. L’esperienza tedesca, durata cinque anni, è stata molto importante per la formazione della mia persona e del mio sguardo sul mondo, ma non sempre è stata un’esperienza facile. Le difficoltà di vivere per la prima volta da solo, in un paese straniero, unite a quelle di imparare un lavoro impegnativo mi hanno portato ad affrontare un periodo di depressione. Ma proprio in questa “notte del cuore” ho avvertito con certezza che Dio non abbandona i suoi figli. Grazie al supporto della mia famiglia, unito a quello dei miei amici, a un percorso psicologico serio e al cammino spirituale in parrocchia, sono riuscito a ritrovare il gusto del mio lavoro e un buon equilibrio nella vita. Tanto che alla fine del dottorato pensavo di continuare a lavorare nell’ambito della ricerca. Ma, come dicevo, il Signore opera in molti modi, compreso quello di usare la nostra testardaggine per offrirci quello che ha sognato per noi. È stato infatti a causa di un colloquio di lavoro, dove mi è stato detto: “Il posto è suo, ma si guardi in giro per vedere se è attirato da qualcos’altro. Vogliamo che, se decide di venire da noi, sia convinto della sua scelta”, che ho nuovamente contattato i Missionari, dopo un silenzio durato sette anni, per riprendere quel cammino vocazionale promesso da tempo.

Il Signore, che mi ha usato pazienza e mi ha guidato in una nuova famiglia, non si stanca di bussare ancora alla mia porta, ogni giorno, perché io gli apra e perché insieme sediamo alla Sua mensa.

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