testimonianze vocazionali

Vito Veneziano Broccia

“Incontri che cambiano la vita”

 

Mi chiamo Vito, ho 24 anni e sono un seminarista dei Missionari del Prez.mo Sangue, vi voglio raccontare come la mia vita sia cambiata gradualmente per mezzo di un semplice incontro in chiesa, che a poco a poco mi ha portato ad entrare in Seminario.

Come la maggior parte dei ragazzi, dopo la cresima ho abbandonato il discorso “conoscere Dio”, anche se la domenica andavo a Messa per sentirmi a posto con la coscienza. Un giorno – non so come fossi riuscito a convincermi – andai in chiesa di martedì, per un motivo che neanche ricordo e quel giorno incontrai i Missionari del Preziosissimo Sangue. Il primo impatto fu molto brutto, io che ero una persona molto timida vedo arrivare questi missionari che, con un gran sorriso, mi invitavano continuamente ai loro incontri e alle attività che si svolgevano durante il giorno. Inizialmente rimasi indifferente, ma la gioia che avevano nel fare tutte quelle attività per Dio mi turbò profondamente. La forza di andare per le strade per coinvolgere tutti i giovani e le loro prediche che ti portavano a farti delle domande sulla tua stessa vita, fu qualcosa che andò a smuovere dentro di me qualcosa: una sensazione mai provata. Questo per me fu sconvolgente, perché, nella mia concezione di chiesa, non v’era questa visione. Da quel giorno cominciai a seguire tutte le attività della Missione.

Dopo quelle esperienze, nella mia vita cominciò a nascere il desiderio di capire se quella era la mia vocazione: non so perché era nata quella domanda, forse per la prima volta avevo messo al primo posto della mia vita la felicità. In quel periodo avevo 15 anni e l’idea della vocazione sacerdotale mi faceva molta paura: sia per i miei amici che per i miei genitori; ma questa domanda, nonostante la paura, rimase dentro me. Dopo quell’esperienza con i Missionari la mia vita è andata avanti arrivando poi a toccare il fondo qualche anno dopo: riempendo la mia vita di divertimenti e serate ai pub che occupavano la maggior parte della mia vita. Avevo 18 anni ed era l’ultimo anno di scuola superiore: continuavo il mio discernimento vocazionale, ma il tempo delle scelte si faceva ormai breve. Così, un giorno mi arriva una chiamata inaspettata da don Domenico D’Alia, direttore della Pastorale Giovanile e Vocazionale del tempo e mio Padre Spirituale in quel periodo, che mi dice che è arrivato il momento della mia vita dove bisogna prendere una decisione importante perché dopo il diploma si cominciano a presentare davanti delle scelte importanti. Dopo quella chiamata, riflettei e dissi a me stesso che dovevo per forza mettere i miei di fronte alla mia possibile scelta e cominciare così a dar voce al fuoco della vocazione che ardeva dentro di me e che io tentavo di spegnere. Lo dissi ai miei e inaspettatamente ci fu una risposta molto positiva dicendomi, che dovevo fare quello che mi rendeva felice: li rivalutai tanto i miei genitori! Così dopo un anno di ulteriore discernimento attraverso incontri di orientamento vocazionale, esercizi spirituali e dopo l’accoglienza, ho deciso di entrare in Seminario: e posso dire con certezza che sto vivendo la vocazione per cui sono stato chiamato e mi sta facendo vivere la mia vita con un senso pieno. Il mio primo d’anno d’accoglienza è servito a conoscere la congregazione e a darmi il tempo per scoprire più in profondità la mia vocazione. Ho trascorso già 6 anni di formazione e adesso comincio il mio quinto anno dove le mie esperienze e la mia formazione passano attraverso lo studio alla Pontificia Università Gregoriana ed esperienze pastorali. Durante il mio primo anno come primo compito sono stato assegnato al servizio Caritas della Parrocchia di Corpo e Sangue di Cristo dove il lavoro svolto con i poveri ha fatto crescere dentro di me il valore del fare la carità. Nel secondo anno sono stato assegnato alla Parrocchia San Gaspare del Bufalo dove ho collaborato con i Missionari presenti nella comunità, lavorando con il Gruppo Giovanissimi USC. Questa esperienza è stata molto formativa perché le problematiche degli adolescenti di oggi sono molto gravi e posso dire che è stata un’esperienza bellissima dove sono cresciuto nel rapportarmi ai giovani, cercando di essere per loro come un fratello maggiore che doveva dare il buon esempio. In questi due anni ho anche collaborato con la pastorale giovanile nelle animazioni e nei diversi lavori per il Convegno Giovani USC, in cui ho avuto la possibilità di sperimentare cosa vuol dire lavorare in collaborazione con altri.

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